Il suo nome era Sapienza, ma da tutti era conosciuta come Sapenzia, con quell’appellativo misto di dialetto e latino originato dal semplice spostamento di una vocale. Chiamavano così la donna che credevano capace di agire sugli eventi spostando il malocchio da un luogo all’altro, così come si poteva far slittare la “i” all’interno del suo nome dando origine a una nuova parola. E allo stesso modo lei, con le sue litanie, voleva fungere da tramite alla realizzazione di nuovi percorsi e nuovi eventi per chi si recava alla sua abitazione, una delle ultime case basse lungo la via parallela alla strada degli ovili, al limite del paese vecchio, prima del margine estremo oltre il quale vi erano solo villette senza pretese e i ricoveri delle pecore.

 

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Pubblichiamo di seguito il poema Il patto matto del collettivo Noi Rebeldìa 2014 (per saperne di più e partecipare, continuate a leggere). 

Il patto matto

Grava l’antico ricatto fallato mafia stato registrat’accertato

su questo patto sociale scacco mette tutti a tacco nel sacco

d’una grazia camuffata che l’Italia ràzzia e stràzia disgràzia

in ottemperanza ganza ad una promessa regale che col popolo

non ha niente a che fare se non l’inculata finale (è banale)


alleanza d’erezioni e lo salir di scale tumulta all il patto Itaelezioni

né Ciompi né in-Ciampi né matto di Rienzi è il tumulto di Cola

impeto impeto compagni cittadini è Renzi zero il fumo nazionale

berlusco il pasto impasta e lusco escort www.import-export.it

smartphone res-pubi schola evoè res-pubica sgola: FIC-call compact est-etica!

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Seduti al tavolino della caffetteria, cercavano le mani che facevano ondeggiare l’aria sulla piazza.

     L’uomo e la donna guardarono la panchina: forse era lì che esse si appoggiavano per imprimere lo slancio che cullava il caldo. Le doghe in parte divelte rimandavano riflessi che diffondevano intorno il verde di cui erano dipinte, sicché la panchina aveva acquisito le sembianze di un Sebastiano sdraiato, ma già con l’aureola dei Santi.

     Il caldo riposava a occhi chiusi nel suo letto e respirava affannoso sui loro volti ogni qualvolta il movimento lo sospingeva accanto al tavolino.

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Ormai le fronde del salice piangente debordano dal muro di cinta della villetta.

Ogni volta che Mariangela esce o rincasa, vede e le viene vergogna. Perciò, una sera a cena, lo dice a Nino: Nino, finisce che i rami del salice toccano in strada. Non voglio storie coi vicini o col Comune. Bisognerà tagliare.

Allora Nino le dice: adesso tagliamo.

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Il Teatro della Fortuna di Fano ha curato l’allestimento di questa Carmen, andata in scena nei giorni 24 e 26 gennaio, in collaborazione con il Teatro delle Muse di Ancona e con i teatri di Livorno, Pisa e Lucca. Buona l’iniziativa di aprire le prove generali dello spettacolo ai più giovani, per permettere loro di avvicinarsi alla “decima musa”. Tuttavia, il risultato complessivo della recita del 26 gennaio non ci pare soddisfacente.

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Una città sull'orlo del baratro, la Sumonno descritta da Paola Ronco, quintessenza di una decadenza che, proprio per questo, cerca di brillare il più possibile, dove può: lo scenario è quello del contrasto sociale ed architettonico tra lo sfavillante Centro Rubino, la medio-borghese Città Progresso e la sempre più degradata Zona Sviluppo, devastata dalla piena del fiume nelle prime pagine. Al potere c'è la famiglia Neri, il cui patriarca Costanzo, più che appoggiato è disturbato da due figli tutt'altro che simili a lui: Ramsete è rampante e ambizioso, immaturo e festaiolo quel tanto che basta da vivere la città ed il potere come un grande parco giochi; Osiride, meditativo e silenzioso, non sembra interessato all'attività di famiglia. 

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L’edizione cartacea dell’antologia L'Italia a pezzi. I nuovi poeti in dialetto e in altre lingue, a cui stiamo lavorando dal 2011, anno delle celebrazioni per i 150 anni dell’Italia unita, è in uscita: a novembre la troverete in libreria.

Anche stavolta siamo stati fedeli al principio dell’autoproduzione, avviando una campagna di azionariato popolare: potete prenotare quindi la vostra copia dell’antologia in anteprima a 15 euro (anziché 20 euro), spese di spedizione comprese. Trovate tutte le modalità per ordinare cliccando qui.

Confidiamo in voi per realizzare questo nuovo sogno editoriale. 

Nel frattempo, potete assaggiare un’anteprima virtuale dell’antologia, che Argo ha iniziato a pubblicare on-line in occasione della prima Giornata nazionale del dialetto (17 gennaio 2013). Continuate a leggere

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La rivista d’esplorazione ARGO ha dedicato il suo diciottesimo volume, H2O, al tema multiforme e fluido dell'acqua. H2O è un romanzo di esplorazione che interroga la relazione dell'umano con l'elemento vitale per eccellenza: acqua come fonte primordiale di vita, acqua come vettore e frontiera dell'orizzonte umano, acqua come risorsa e limite. Dopo un numero oscuro e ctonio, dedicato alla morte (VIXI, n. 17), H2O diventa dunque un inno alla vita ritrovata, alla forza generatrice e rigeneratrice della natura, ma anche un’inchiesta sui conflitti provocati dalla volontà di controllarla.

Per ordinare H2O clicca qui.

 

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Questo nuovo allestimento dell’opera verdiana tramuta il palazzo di Mantova in una discoteca contemporanea, con tanto di cubiste discinte e tavoli di vetro e metallo ingombri di carcasse di bottiglie e di lattine. Gli spazi del Teatro della Fortuna sono piuttosto angusti, e gli attori, il coro e le numerose comparse sono compressi in pochi, scuri, metri quadrati.

Sebbene le scelte di Alessandro Talevi, regista e scenografo di questa messinscena, appaiano decisamente coraggiose, a nostro avviso non si tratta, qui, di una di quelle rivisitazioni in chiave moderna che snaturano l’opera rendendola volgare ed irriconoscibile. Questa interpretazione invita lo spettatore a tracciare un parallelismo tra i cortigiani della corte del Duca di Mantova e i moderni discotecari, mossi da quello stesso conformismo che, come nell’opera verdiana porta alla umiliazione del buffone, nella vita dei giorni nostri può portare al linciaggio di qualche emarginato della società, sia questi un barbone, o un omosessuale, o semplicemente una persona diversa dalle altre. È questo il punto su cui il Talevi pone l’accento: la denuncia del conformismo, quello di allora come quello di oggi.

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La casa editrice Bibliosofica si propone di coniugare due anime, ovvero lo studio dei libri (bibliologia, bibliografia...) e la filosofia. Nella sua ultima antologia, L'abbraccio della vita, raccoglie contributi di sei importanti filosofi italiani, sul tema della vita, relativamente omogenei in lunghezza, ma diversamente orientati e sviluppati nei contenuti, come se appunto il destinatario dell'abbraccio fosse di volta in volta il secondo termine di un binomio che attraversa costanti della riflessione filosofica di tutti i tempi. Il professor Berti apre con vita e filosofia, e alle motivazioni di carattere esistenziale, intellettuale, scientifico, culturale, religioso, politico, argomentando come il movimento che dalla vita ci porta alla filosofia ci debba poi ricondurre ciclicamente alla vita stessa. Il professor Bodei introduce il tema del desiderio, desiderio di autoconservazione o desiderio di una vita filosofica, con un incalzare di citazioni fino all'età moderna e contemporanea, in cui la sovrabbondanza dell'energia del desiderio si scontra col limite della morte.

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S’è chiusa in un tripudio la 46esima Stagione Lirica di Tradizione del Teatro “Pergolesi” di Jesi. La replica di domenica 24 novembre del Falstaff di Verdi e Boito ha appagato pienamente il pubblico, che ha applaudito senza sosta l’indimenticabile spettacolo. Come già ne L’Arlesiana, proposta a inizio stagione, anche in questo caso la rappresentazione è stata preceduta da Il libretto in 30 minuti, una breve guida all’ascolto a cura di Elena Cervigni, che ha avuto luogo nelle splendide Sale Pergolesiane.

In questo allestimento la vicenda inizia in un camerino di teatro, e non più in una locanda, come nella versione originale; l’azione è ambientata negli anni di stesura dell’opera, andata in scena per la prima volta a Milano nel 1893. La trama è ispirata alla commedia Le allegre comari di Windsor e dal dramma storico Enrico IV di Shakespeare. Sir John Falstaff, uomo ridanciano e godereccio, per conquistare le giovani dame Alice Ford e Meg Page, invia loro due lettere, identiche, convinto che almeno una delle due abbocchi. Le due amiche confrontano tra loro le lettere e, sentendosi offese da un corteggiamento tanto grossolano, architettano, insieme alle comari Mrs. Quickly e Nanetta, una burla ai danni di Falstaff. Da qui inizia un intreccio fantasioso ed avvincente che porterà il vecchio gabbatore ad essere gabbato a sua volta.

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