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After Lorca

After Lorca (1957) di Jack Spicer
Edizioni Gwynplaine, collana Argo, 2018

Con una introduzione di Federico Garcia Lorca
Traduzione e Nota di Andrea Franzoni
Post-fazione di Peter Gizzi
A cura di Andrea Franzoni e Fabio Orecchini – Rivista ARGO

Prenota la prima traduzione italiana in assoluto di After Lorca su Produzioni dal basso. Clicca qui.

 

Chi è Jack Spicer

Jack Spicer (Los Angeles, 1925 – San Francisco, 1965) è la figura di poeta tra le più geniali e dibattute del Modernismo americano. Omosessuale e libertario, Spicer fondò assieme a Robert Duncan e Robbin Blaser il movimento della San Francisco Renaissance e la leggendaria Six Gallery, il bar-galleria che lanciò il movimento artistico beat della costa occidentale, dove Ginsberg, per la prima volta, recitò il suo Howl, grido di protesta che segnò un’epoca civile e letteraria.

 

 

Perché tradurre After Lorca?

Nonostante l’interesse per i versi di Spicer e per i suoi studi di linguistica sia andato crescendo in  tutto l’universo letterario, non solo americano, dopo la vittoria nel 2009 del prestigioso American Book Award per il suo My Vocabulary did this to me: Collected poetry of Jack Spicer, pochissime risultano a tutt’oggi le traduzioni delle sue opere nelle maggiori lingue europee.

La casa editrice Gwynplaine, la rivista Argo, nella figura del curatore Fabio Orecchini, e l’impresa creativa non-profit Nie Wiem hanno il piacere di presentare in anteprima nazionale la traduzione della prima importante pubblicazione del poeta americano, tuttora inedita in Italia.

After Lorca

After Lorca (1957) è un testo dialogico e intersoggettivo per eccellenza, quindi iper-contemporaneo, in cui Spicer sceglie come interlocutore privilegiato un poeta simbolo di libertà quale Federico Garcia Lorca.

Spicer elargisce una vera e propria lezione-dichiarazione di poetica in un susseguirsi raffinato di poesia e prosa, alternando scientemente traduzioni e riscritture di testi lorchiani a poesie proprie, mascherandole da false traduzioni, e lettere programmatiche di rara bellezza, rivolte allo stesso poeta spagnolo.

A Lorca, seppur martirizzato circa venti anni prima dai miliziani franchisti, Spicer affida l’introduzione al suo libro e oltrepassa così il limite dell’io, esponendosi costantemente all’equivoco del linguaggio.

La poetica di Jack Spicer: una ricetrasmittente per marziani

Schierandosi apertamente per una poetica intesa come pratica, egli delinea la sua originale idea di poesia come un dialogo continuo con la tradizione, rappresentata in Spicer dai classici greci e latini fino a Whitman, Eliot e tutta la “queer genealogy” (Rimbaud e Lorca su tutti), insieme alle voci, sempre più assordanti e invasive, della nascente era della comunicazione e della distrazione di massa.

Nelle sue leggendarie Vancouver Lectures, Spicer si riferisce all’attività del poeta paragonandola a quella di una ricetrasmittente, una radio in grado di recepire i messaggi provenienti dall’etere, dallo spazio immenso popolato di marziani.

Scrive nella post-fazione Peter Gizzi, poeta e critico, studioso dell’opera di Spicer : «J.S. si diverte con combinazioni provocatorie e incongrue. Le sue affermazioni sono mercuriali, e i suoi versi si rifiutano di lasciarsi etichettare in un unico registro. Le sue poesie interrompono ripetutamente i loro stessi procedimenti, intasando le frequenze del significato che creano. Si avvalgono della sua costante attrazione per giochi e sistemi: bridge, baseball, scacchi, flipper, computer, magia, religione, politica, gli alieni».

Fra ironia caustica e approccio punk, Spicer consegna a una narrazione mitica, satiro-lirica, orfica per l’abisso morale della vita sociale d’un poeta, il suo perpetuo interrogarsi sul senso ultimo della parola poetica e sulla sua efficacia nella modernità.

«Le parole sono ciò che si afferra al reale. Le usiamo per spingere il reale, per tirare il reale nella poesia. Sono ciò con cui ci teniamo, nient’altro. Di per sé, sono preziose quanto una corda a cui non abbiamo niente da legare.
Lo ripeto ― la poesia perfetta ha un vocabolario infinitamente piccolo»

Estratti da After Lorca, traduzione di Andrea Franzoni

[Per leggere il testo originale clicca qui.]

«Caro Lorca,

queste lettere saranno provvisorie tanto quanto la nostra poesia sarà duratura. Esse stabiliranno la massa, lo sperpero che i miei stomacati contemporanei domandano, per aiutarli a deglutire e digerire la parola pura. Esauriremo la nostra retorica qui, di modo che non appaia nelle nostre poesie. Lasciamola consumare, di paragrafo in paragrafo, giorno dopo giorno, fino a quando non ne rimanga nulla nella nostra poesia, fino a quando nulla della nostra poesia rimanga in essa. È proprio perché non sono necessarie, che queste lettere devono essere scritte.
Nella mia ultima parlavo della tradizione. Gli idioti che leggono queste lettere penseranno che per tradizione intendiamo ciò che essa sembra aver significato di recente ― un’accozzaglia storica (che siano citazioni elisabettiane, guide della città natale del poeta, o oscuri frammenti di magia pubblicati da Pantheon) usata per coprire la nudità della semplice parola. Tradizione significa molto più di questo. Significa generazioni di poeti differenti in paesi differenti, che raccontano pazientemente la stessa storia, che scrivono la stessa poesia, guadagnando o perdendo qualcosa ad ogni trasformazione ― ma, ovviamente, non perdendo mai nulla veramente. Tutto ciò non ha niente a che vedere con la calma, il classicismo, il temperamento o qualcos’altro. Semplicemente, l’invenzione è nemica della poesia.
Guardate quanto è debole la prosa. Invento una parola come invenzione. Questi paragrafi potrebbero essere tradotti, trasformati da una catena di cinquanta poeti in cinquanta lingue, e ancora rimarrebbero provvisori, infedeli, incapaci di produrre la sostanza di una singola immagine. La prosa inventa ― la poesia rivela.
Un matto nella stanza accanto sta parlando a se stesso. Parla in prosa. Fra poco andrò in un bar e lì un poeta o due mi parleranno e io parlerò a loro e insieme proveremo a distruggerci o ad attirarci o perfino ad ascoltarci l’un l’altro e non succederà niente, perché staremo parlando in prosa. Rientrerò a casa, ubriaco e insoddisfatto, e dormirò ― e i miei sogni saranno prosa. Persino il subconscio non è abbastanza paziente per la poesia.
Voi siete morto e i morti sono molto pazienti.

Con affetto,
Jack»

*

Ballata Dei Sette Passaggi

Una Traduzione per Ebbe Borregaard

Rimbaud si scrive con sette lettere dell’alfabeto
Il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando
Rimbaud era più vecchio di te quando era morto
Il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando.
Ti dico, caro, la bellezza non era mai così vecchia come lo era lui
E il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando.
Chiudi la bocca.
Rimbaud si scrive con sette passaggi
A E I O U Y
E quella vocale di pietra chiamata morte.
Oh,
Maledetto Rimbaud,
La bellezza si scrive con tutte le vocali di sette passaggi.
Chiudi quella maledetta bocca.
Quando Rimbaud morì divenne più vecchio del tuo alfabeto
E il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando.

*

La Ballata del Pianto

Una Traduzione per Bob Connor

Ho chiuso la mia finestra
Perché non voglio sentire il pianto
Ma dietro le mura grigie
Si sente soltanto pianto.

Alcuni cani potrebbero abbaiare.
Alcuni angeli potrebbero cantare.
Potrebbe esserci spazio per mille violini sul palmo della mia
mano.

Ma il pianto è un cane grande.
Il pianto è un angelo grande.
Il pianto è un violino grande.
Le lacrime mettono una museruola all’aria
E si sente soltanto pianto.

*

Acquapark

Una Traduzione per Jack Spicer

Una barca verde
Pescando nell’acqua blu

I gabbiani cerchiano il molo
Chiamando la loro fame

S’alza un vento a ponente
Passando come desiderio

Due ragazzi giocano in spiaggia
Ridendo

Le loro gambe smunte gettano ombre
Sulla sabbia bagnata.

Allora,
Sdraiato nella barca

Un bel pesce nero.

***

Caro Lorca,

vorrei poter fare poesie di oggetti reali. Che il limone fosse un limone che il lettore possa aprire o spremere o assaggiare ― un limone reale, come un giornale in un collage è un giornale reale. Vorrei che la luna nelle mie poesie fosse una luna reale, che all’improvviso possa essere coperta da una nuvola che non ha niente a che fare con la poesia ― una luna completamente indipendente dalle immagini. L’immaginazione dipinge il reale. Mi piacerebbe indicare il reale, rivelarlo, per fare una poesia che non abbia suoni al suo interno se non l’indicare di un dito.
Abbiamo entrambi provato ad essere indipendenti dalle immagini (tu sin dall’inizio e io solo quando sono diventato abbastanza vecchio da stancarmi di provare a far sì che le cose si connettano), a rendere le cose visibili piuttosto che a farne delle immagini (phantasia non imaginari). Com’è facile, in una rimuginazione erotica o nella più vera immaginazione onirica, inventare un bel ragazzo. Com’è difficile prendere un ragazzo in un costume da bagno blu, visto non meno casualmente di un albero, e renderlo visibile in una poesia tanto quanto un albero è visibile, non come un’immagine o un dipinto ma come qualcosa di vivo ― catturato per sempre nella struttura delle parole. Lune vive, limoni vivi, ragazzi vivi in costume da bagno. La poesia è un collage di reale.
Ma le cose decadono, ribatte la ragione. Le cose reali diventano spazzatura. Il pezzo di limone laccato sulla tela comincia a sviluppare muffa, il giornale racconta di fatti incredibilmente antichi in uno slang dimenticato, il ragazzo diventa un nonno. Sì. Ma la spazzatura del reale continua a penetrare il mondo attuale, rendendo i suoi oggetti, a sua volta, visibili ― il limone chiama il limone, il giornale il giornale, il ragazzo il ragazzo. Ciò che decade riporta il proprio equivalente all’essere.
Le cose non si connettono; corrispondono. È questo che rende possibile ad un poeta di trasportare oggetti reali, di portarli attraverso il linguaggio con la stessa facilità con cui li può portare attraverso il tempo. Quell’albero che avete visto in Spagna è un albero che non avrei mai potuto vedere in California, questo limone ha un odore diverso e un diverso sapore, MA la risposta è questa ― ogni posto e ogni tempo ha un oggetto reale per corrispondere al vostro oggetto reale ― quel limone può diventare questo limone, o può persino diventare questo pezzo d’alga, o questo particolare tono di grigio in questo oceano. Uno non deve immaginare quel limone; deve scoprirlo.
Perfino queste lettere. Esse corrispondono a qualcosa (non so cosa) che avete scritto (forse così poco chiaramente quanto quel limone corrisponde a questo pezzo d’alga) e, a sua volta, qualche futuro poeta scriverà qualcosa che corrisponde ad esse. Questo è il modo in cui noi morti ci scriviamo l’un l’altro.

Con affetto,
Jack»

         

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