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Argo N.2 _ Andrea Livini: «La parola e la cattedrale»

«La parola è l’anima del potere»: sarebbe questa l’affermazione con cui Michel Foucault caratterizzò la pagine più importanti della sua riflessione storica. È sul valore sacrale assunto dalla parola nei lunghi secoli dell’Età media, che Papato e Impero costituirono il loro potere, plasmandolo attraverso bolle e regalìe. La legittimazione di qualsiasi forma di potere è data dalla stessa parola, nei suoi aspetti più spiccatamente ontologici e sacrali, eco del verbum caro factum est. Il documento è lo spazio concreto dove veniva piantato il nigro semen e dove i dictat prendevano forma. La riflessione sul valore intrinseco della parola ci porta a ipotizzare un’epifania di Dio e del suo messaggio, vivo per bocca di filosofi e santi, il cuiipse dixit diventa laconica sintesi di operose glosse operate a cavallo di lunghi secoli. Ma questa forma di linguaggio, sebbene spiccatamente magniloquente, non è rivolta che a un numero limitato di persone. La massa che sta alla base della struttura gerarchica percepisce il messaggio attraverso mediazioni, visive e auditive; l’attenzione dei più umili viene catturata da coloro che riescono a decodificare i monumenti di una lingua desueta, e viene fermata dallo spettacolo visivo offerto efficacemente dall’edificazione della cattedrale: operazione che segna la nascita di un nuovo periodo artistico originario della Francia, nella Parigi di Luigi VII. La forza icastica di questa rappresentazione sta proprio nella consacrazione di un Dio incarnato, e pretende di rappresentare l’unione tra il Creatore e le sue creature: è un linguaggio segnato dalla luce, emanazione diretta di Dio verso l’uomo. Siamo nel 1130 a Parigi, quando l’abate Suger dà vita, nel monastero di Saint-Denis, a quella che sarà la prima cattedrale nonché sede del re. L’opera architettonica è concepita come un’opera teologica, fondata sugli scritti di Dionigi l’Aeropagita e cioè «Sulla gerarchia celeste» e «Sulla gerarchìa ecclesiastica». Il centro della sua opera è proprio il messaggio luminoso di Dio, e a questa luce increata e creatrice partecipano tutte le creature. La disposizione degli archi e delle ogive di Saint-Denis fa sì che la luce filtri ininterrottamente dentro i meandri della cattedrale, mentre gli officianti si legano a questa luce unificatrice in uno stesso punto. La poetica della luce presente nella riflessione teologica di Suger non si riassume solo nell’architettura: per i religiosi del dodicesimo secolo l’irradiazione divina sembra condensarsi in certi oggetti privilegiati e, come la struttura del monumento, questi oggetti invitano lo spirito a passare dal creato all’increato, dal materiale all’ineffabile. Abbiamo dunque il trionfo di un Cristo–uomo, che nelle vetrate di Saint-Denis è rappresentato dalla figura imponente di Carlo Magno; inoltre tutte le reliquie presenti nella cattedrale servono ad unire la nuova immagine del Cristo–uomo con quella di un Dio eterno. Assistiamo alla genesi di una nuova teologia di maniera occidentale, consistente nella glossa di testi sacri in cui l’uomo risulterebbe composto da tre principi: corpo, anima e spirito; e in modo del tutto speculare la Bibbia ha tre valori: letterario, morale, mistico. Tutta la teologia di Dionigi l’Aeropagita si organizza intorno alla Trinità che simbolizza dentro di sé l’incarnazione. Celebre è l’immagine del portico rappresentante Gesù, la vera porta. La cattedrale si mostra come identificazione di un cristianesimo fatto non solo di musica e liturgia, ma del trionfo della teologia; non dunque solo l’onnipotenza di Dio, ma la sua incarnazione. Per questo la nuova opera di Suger si stabilisce dentro una nuova dimensione, quella dell’uomo illuminato. La cattedrale viene ad essere inoltre il trionfo del vescovo sulla città, uno sforzo titanico e maestoso operato da una figura più vicina al condottiero vittorioso che al pastore di anime. Nella cattedrale si ha il luogo dello studio, della contemplazione, della meditazione solitaria sul testo sacro, del lento progresso dello spirito in cerca di simboli e analogie. La scuola cattedralizia assume la forma di un campo di battaglia, luogo delle prodezze verbali, tanto importanti quanto lo era la guerra, e come la guerra preparava a dominare il mondo. Il giovane Abelardo si distinse in uno di questi tornei, e come eroe di cavalleria gli si offrirono gloria, denaro, amore. L’arte del ragionamento, l’esercizio della ragione, la dialettica, oltre ad essere prerogativa del clero, vengono a costituire l’onore dell’uomo, la sua luce specifica, il riflesso che il suo essere proietta. L’intelligenza allora viene considerata la più efficace delle armi, quella che conduce alla vera vittoria, così come il verbum è vita e illumina tutti gli uomini.

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