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Argo N.2 _Alessandro Tanassi: «Parola in immagine»

Questo è il titolo che noi del C.S.H. abbiamo scelto per una serie d’incontri tenutisi presso l’aula polivalente di via Mascarella 44, a Bologna. Il programma prevedeva la proiezione di film tratti da testi letterari: Paura e delirio a Las Vegas di Terry Gilliam (1999), dal romanzo omonimo di Hunter S. Thompson (24/10/2000); I guerrieri della notte! di Walter Hill (1979), dal romanzo omonimo di Sol Yurick (5/12/2000); Fight Club di David Fincher (1999), dal romanzo omonimo di Chuck Palahniuk (18/1/2001); Full Metal Jacket di Stanley Kubrick (1987), dal romanzo The Short Timers di Gustav Hasford (15/2/2001). Le intenzioni dell’iniziativa erano quelle di indagare le problematiche della trasposizione dal letterario al filmico. Le proiezioni sono state introdotte (salvo quella de I guerrieri della notte) da tre docenti universitari, rispettivamente: Roy Menarini, Leonardo Gandini, Giacomo Manzoli; i quali hanno illustrato sapientemente la relazione tra libro e film. 

Alle origini del cinema un film tratto da un testo letterario o da una piece teatrale veniva considerato come un’opera dell’autore letterario. Il cinema, evolvendosi, assurge negli anni trenta a nuova arte e abbandona l’esclusivo ruolo di ludico intrattenimento. In questo modo si vennero delineando tre figure predominanti: il romanziere, il drammaturgo, il cineasta. La novità è ovviamente quest’ultimo, il regista. Non più vile operatore, ma gli si riconosceva finalmente l’arte del creare film. Queste tre figure erano comunque legate da quella che André Gaudreault chiama narratologia dell’espressione, cioè l’evidenziazione dei principi cardine del racconto e del raccontare. Gaudreault dunque divide il raccontare in due grandi sfere: la narrazione e la mostrazione. A questo punto si dovrà parlare di cosa sia l’autore nel racconto scritturale e nel racconto filmico. Nel primo troviamo lo scrittore, autore implicito, quindi narratore scritturale. Mentre nel caso del filmico l’autore è il cineasta, altro non è che un grande venditore d’immagini il quale si serve principalmente del livello verbale. Al centro del tutto ovviamente il racconto (diegesis). Da questo punto di partenza, il racconto, avremo tre sviluppi: racconto semplice (haplé diegesis); racconto mimetico (diegesis dia mimeseos); racconto che fa ricorso ad entrambe le forme (diegesis di’amphoteron). Rispettivamente troveremo: ditirambo (diegesis non mimetica), tragedia o commedia (diegesismimetica), epopea (diegesis non mimetica). Facendo un passo indietro notiamo che il racconto è figlio di una rappresentazione poetica (mimesis) e quindi troveremo una diegesis non mimetica o mimetica. Il racconto mimetico è quello della rappresentazione scenica. Questo perché nella mimesis il poeta può decidere di restare sempre narratore o esprimersi attraverso i personaggi. Nella mostrazione scenica (film) abbiamo dunque la commistione tra telling (diegesis non mimetica) e showing (diegesis mimetica). L’introduzione negli anni trenta del sonoro ha poi accresciuto maggiormente la mimesis con la voce-off (voce narrante). Però abbiamo appena detto che nel cinema vi è sia il mimetico sia il non mimetico e questi sono facilmente distinguibili nelle fasi di produzione di un film. Alla base c’è sempre il cineasta, il meganarratore, il quale filma. Le suddette riprese (articolazione tra fotogramma e fotogramma = unipuntualità) sono parte del mostratore filmico quindi della diegesis mimetica. Queste riprese contenute nella pellicola impressionata vengono poi montate (articolazione tra inquadratura e inquadratura = pluripuntualità), quindi parleremo di narratore filmico ossia diegesis non mimetica. Individuiamo tre momenti base nel processo di discorsivizzazione filmica: il profilmico, dove si prepara la messa in scena; la ripresa, dove c’è la messa in quadro, la cattura delle immagini; il montaggio, dispositivo di trattamento delle immagini girate, messa in concatenazione. Ecco quindi che troviamo la mostrazione nei primi due momenti (profilmico e ripresa) e la narrazione nell’ultimo (il montaggio). In conclusione troviamo una sostanziale unità tra racconto e film (racconto filmico), dove il meganarratore filmico (il cineasta o regista) predispone la messa in film.

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