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Argo N.2 _Chiara Castignola: «Until I find You»

Viaggio alla scoperta de Le regole della casa del sidro: dall’analisi dell’opera all’intervista con John Irving* 

  
“Dopo il primo – pensò Homer Wells – sarà più facile, forse. Perché adesso sapeva che non avrebbe potuto giocare a Dio nel senso peggiore: se poteva operare Rose Rose,come poteva rifiutarsi di aiutare un’estranea? Come poteva dir no a chiunque? Solo un Dio prende di queste decisioni. Io gli darò quello che vogliono loro, egli pensò. O un orfano o un aborto”
“You need to get away, to go outside of yourself to see clearly not so much where you are as where you have been.”
John Irving

Rules in inglese può essere letto sia come sostantivo che come verbo: come sostantivo significa ‘regole’ ma potrebbe essere letto anche come la terza persona singolare del presente indicativo del verbo rule, governare. Quale dei due significati avrà voluto usare Irving nel suo romanzo The Cider House Rules (trad. it. Le regole della casa del sidro, 1985)? L’ambiguità del termine certo contribuisce a far nascere alcuni interrogativi: dato per acquisito che ogni società civile si basa su leggi e regole, chi le stabilisce? Chi le infrange? Esistono regole personali? Qual è il ruolo della casa del sidro? Per avere una risposta è necessario seguire Homer, il giovane protagonista, nel suo lungo cammino verso la consapevolezza di sé.
Le regole della casa del sidro è il sesto romanzo dello scrittore americano John Irving: si potrebbe definire un’epopea moderna – il lettore partecipa al viaggio compiuto da Homer (non è un caso che il nome del protagonista abbia un’eco classica) e ne esce arricchito. Homer Wells è un orfano che vive nel brefotrofio di St. Cloud’s, nel Maine, agli inizi degli anni Trenta. Qui viene istruito alla professione di medico dal ‘padre adottivo’, suo mentore, il dottor Larch, pediatra e abortista, che decide di fare di questo orfano particolarmente dotato il suo successore. Homer decide di rendersi utile (seguendo il motto di Larch di to be of use) ma si rifiuta di praticare aborti partendo dalla convinzione che il feto abbia un’anima. Praticare un aborto a quel tempo era illegale[1]  , ma Larch sceglie di seguire le sue regole, anche se sono contro la morale comune. Una volta completato l’apprendistato di medico e raggiunta in pieno l’adolescenza Homer lascia l’orfanotrofio, la sua isola sicura, per andare alla scoperta del mondo e approda in ‘un’altra isola’, una sidreria dove lavora come raccoglitore e dove incontra altri ‘orfani’, i migranti neri. Qui conosce anche l’amore per Candy, la biondissima ragazza del suo migliore amico Wally che l’ha accolto nella sua famiglia e che gli ha offerto il lavoro. Impara ad accettare il suo destino di medico, che lo costringe a praticare il suo primo aborto a Rose Rose, figlia del capo raccoglitore e vittima di un incesto. Alla fine del romanzo, dopo quindici anni passati lontano dalle sue origini, Homer ritorna a St. Cloud’s, più saggio e più consapevole dopo aver compiuto un percorso fuori da St. Cloud’s, dentro se stesso. Secondo Irving, infatti, la consapevolezza di sé non è un valore innato ma un insieme di acquisizioni che provengono da input esterni che sono rielaborati e interpretati dalla coscienza dell’individuo. Il romanzo è un vero e proprio Bildungsroman (romanzo di formazione), un viaggio dall’innocenza all’esperienza interpretato da Irving attraverso la ricerca della propria identità, la quale è insieme scoperta e dolore.
L’autore americano, però, non si è fermato qui: ha deciso di trasformare quest’opera dal sapore antico in un film[2]  , operazione per nulla facile visto che ci sono voluti ben quattordici anni (il romanzo è del 1985 e il film del 1999) e quattro diversi registi. L’operazione può definirsi riuscita: nonostante numerose modifiche della trama, soprattutto temporali (nel romanzo Homer sta lontano da St. Cloud’s per quindici anni mentre nel film solamente un anno) e il sacrificio di alcuni personaggi (nel romanzo Melony, una delle orfane più grandi, personaggio violento e autodistruttivo è la voce della coscienza di Homer, contribuisce alla sua crescita e lo fa riflettere sulla sua esistenza; nel film è assente perché considerata non adatta a un pubblico cinematografico) l’opera cinematografica restituisce il senso ultimo del romanzo. Il conflitto tra padre e figlio, tema centrale del libro, è ben evidente anche nel film: la prima scena, dopo i titoli di testa, vede i due protagonisti scontrarsi. Essi hanno posizioni diverse riguardo al praticare aborti: Larch è convinto che il suo sia un dovere, si sente chiamato ad aiutare le donne poiché proprio alle donne spetta l’ultima parola, la sua è una vera e propria missione; Homer, al contrario, decide di non agire, egli è convinto che il feto sia un vero e proprio essere vivente e quindi non se la sente di ucciderlo. Homer e Larch rimangono fermi nelle loro convinzioni fino alla fine quando sono le regole del vecchio dottore a prevalere. L’abilità di Irving consiste nel mettere in luce le due posizioni contrastanti senza prendere parte: il suo romanzo è una celebrazione della vita in tutti i suoi aspetti, sia positivi che negativi, un tentativo di dare ordine dove c’è solo caos e assenza di regole. Il finale, comunque, sottolinea come in realtà si tratti di un romanzo pro-choice: l’autore si interroga sul diritto di scelta ma con la consapevolezza che l’aborto è un diritto fondamentale per la donna. Egli tratta temi controversi con l’intento di sottolinearne la problematicità e non di arrivare a una soluzione definitiva e univoca. Il risultato è un romanzo e un film, ben costruiti, con personaggi dal gusto retrò, fermi nelle loro convinzioni e decisi a combattere per difendere il loro pensiero, portatori di un messaggio universale e senza tempo.
Ciò che manca al film è il lato comico perché The Cider House Rules non è solo un romanzo didattico ma anche divertente: le scene comiche servono ad alleviare la tensione, a rendere la lettura più piacevole e a divertire il lettore. Il regista, Lasse Hallström, in accordo con l’autore ha preferito però eliminare questo aspetto per concentrare tutta l’attenzione sui sentimenti e sui conflitti: questo potrebbe far sembrare il film un’opera costruita a tavolino con il preciso scopo di commuovere lo spettatore, come sottolinea Roberto Nepoti: “un film di ‘studio’ […] dove i contenuti stoici e coraggiosi del romanzo di Irving (la maturità e accettare che gli altri facciano le loro scelte) finiscono per omogeneizzarsi e adeguarsi alla logica dell’intrattenimento”[3]  .
In realtà è difficile restituire il senso ultimo del romanzo che sostiene la necessità di infrangere le regole purché le violazioni siano a fin di bene, e al tempo stesso è difficile da capire il rapporto tra Homer, Candy e Wally: l’aborto e l’incesto sono temi spinosi per un pubblico cinematografico. In effetti il regista svedese ha smussato la parte riguardante l’aborto ma, come sostiene Lietta Tornabuoni, “conserva la calda emotività, la stravaganza, il divertimento, gli intrecci paralleli, l’uso di tecniche diverse, la mescolanza così americana di comicità, sentimentalismo e violenza che sono tipici dello scrittore”[4] .

Dopo numerosi tentativi e lunghe ricerche[5] , sono riuscita finalmente a contattare John Irving per intervistarlo sul rapporto tra cinema e letteratura nella sua opera The Cider House Rules e scoprire così le ragioni tecniche e poetiche che lo hanno guidato nella sua opera di riscrittura.

D: Nei suoi romanzi le donne sono spesso i personaggi più forti. Nell’intervista a Larry McCaffery del 1979 lei dichiarò che le donne “sono molto più sagge nel rapportarsi al mondo esterno perché esse sono vittime della condiscendenza e degli abusi nel processo di crescita o nella vita a casa con gli uomini”[6]  . Gli uomini, infatti, usano la violenza come una difesa, perché non hanno altro modo di esprimere i loro sentimenti. Questo è il caso di Mr. Rose, giusto?

R: Certo! Tutto ciò che ha detto è corretto.

D: Nel romanzo Le regole della casa del sidro ci sono alcune scene comiche di cui il Dottor Larch è protagonista. Per esempio, nel quarto capitolo quando sale e scende dai treni seguendo il cadavere chiamato Clara. Perché questo aspetto comico è stato lasciato fuori dal film?

R: Ci sono molti buoni motivi, tutti ragionevoli, per lasciare l’aspetto comico fuori da un film. Il romanzo può bilanciare gli aspetti comici, considerati bassi, con una serietà, considerata alta, in un modo che risulta impossibile in un film. Per stabilire un ‘ tono’ in un film, bisogna essere più tenaci di quanto uno scrittore debba mai essere.
Ci sono scene grottesche nel libro, slapstick comedy, pathos, realismo sociale – ho mischiato tutti i generi. I romanzi possono farlo. I film non possono. Il pubblico di un film è troppo impressionabile. Non ho perso l’aspetto comico nel film, ho perso Melony! Il suo personaggio sarebbe stato tolto da qualunque film, specialmente accanto a un personaggio così passivo come Homer (wait and see, ‘aspetta e vedrai’) Wells! Ho perso la scena in cui Mr. Rose ferisce sua figlia con il coltello, la segna profondamente. Questo sarebbe stato orribile da vedere in un film e avrebbe fatto perdere al personaggio di Mr. Rose la simpatia del pubblico. È già terribile che egli vada a letto con sua figlia! Abbiamo dovuto definire un tono – la relativa innocenza di Homer e la sua completa educazione; l’umanità e la sofferenza di Larch; l’umanità e la sofferenza di Mr. Rose – e via dicendo.

D: Nella controversia tra Homer e Larch ci sono due visioni opposte della vita. Larch non pensa che l’essere umano abbia un’anima: egli crede in una sorta di identità post-natale (“la storia di un orfano cominciava dalla sua data di nascita” ) e il dottore è l’unica legge nell’orfanotrofio, perché egli è colui che stabilisce le regole e che conserva un ricordo di ciò che succede ne La Breve Storia di St. Cloud’s. Homer crede che il feto abbia un’anima e difende la sua posizione. In un certo senso si può dedurre che Homer abbia una visione religiosa della questione, ma dove l’ha acquisita?

R: Homer è un orfano; l’unica cosa che sua madre gli aveva dato era la vita stessa, il dono di essere nato. Non penso che la visione di Homer sull’aborto sia guidata dalla religione – solo perché la sua visione riflette ciò che molte persone che sono religiose pensano riguardo al feto (che esso sia già un ‘bambino’ e abbia ‘diritto alla vita’) non significa che la sua lo sia. Assolutamente no; Homer non ha problemi con Larch che pratica l’aborto, così come avrebbero molti religiosi. Semplicemente egli non vuole praticarlo. Sceglie di non farlo. Larch lo sfida dicendogli che, in un mondo perfetto, dove le donne hanno il diritto scegliere di avere un aborto, oppure di non averlo, anche Homer avrebbe il diritto di scegliere. Ma al tempo del romanzo, le donne non avevano scelta. “Perché dovresti avere tu la possibilità di scegliere se loro non ce l’hanno?” gli chiede Larch (questo si collega al motto di Larch di to be of use, ‘rendersi utile’). Questo tema è così centrale nel romanzo che l’ho inserito nella prima scena della sceneggiatura, il vero inizio del film – dopo i titoli di testa. E l’ultima scena dei titoli di testa è quella in cui Homer sta svuotando nell’inceneritore il secchio contenente i residui della camera operatoria. Nel romanzo è la scoperta del feto nel secchio che fa iniziare la controversia tra Larch e Homer. “Che cos’è?” Homer bambino chiede a Larch, avendo trovato un feto. Homer sa solo che esso è riconoscibilmente umano.

D: L’esperienza lontano da St. Cloud’s è importante per Homer. Egli può decidere liberamente del suo futuro. Ma perché proprio in una sidreria?

R: Larch spiega a Homer che quello che troverà ‘là fuori’ – nel mondo lontano da St. Cloud’s – è peggiore di quello che si aspetta. Nessuno si occupa degli altri ‘là fuori’. Questo sembra essere vero. La mia intenzione era quella di intrappolare Homer. Egli lascia l’orfanotrofio per buone ragioni; del resto che tipo di bambino vorrebbe stare in un posto del genere? (Tutti vorrebbero viaggiare al di là del mondo in cui sono nati). La casa del sidro è in realtà un altro orfanotrofio, dove le persone non hanno nessuno che si prenda cura di loro. I raccoglitori stagionali sono altri ‘orfani’, senza un dottor Larch (o una Nurse Edna o una Nurse Angela) che si occupi di loro. Nel film io e Lasse Hallström abbiamo voluto che persino la casa del sidro (gli interni) assomigliasse alle camerate dell’orfanotrofio, fisicamente. Forse Homer lascia St. Cloud’s per buoni motivi, ma ritorna all’orfanotrofio per motivi ancora migliori, perché sa che là c’è bisogno di lui.

D: Al momento [nel 2005, N.d.R.] lei sta lavorando al suo ultimo romanzo Until I find you, e questo potrebbe essere anche il titolo della mia intervista! Potrebbe darmi qualche anticipazione?

R: Until I find you è il mio undicesimo e più lungo romanzo, 320.000 parole. Per fare un confronto, Figlio del circo era di circa 258.000 parole. Il nuovo romanzo riguarda il rapporto di una tatuatrice con un organista di chiesa che ha la passione per i tatuaggi. Il romanzo è in larga parte raccontato dal punto di vista del figlio dei due, che è stato cresciuto dalla madre e che non ha mai conosciuto il padre. Dopo la morte della madre, egli va a cercare il padre.

Grazie a John Irving per l’autorizzazione alla pubblicazione. E grazie alla cortese collaborazione della sua assistente, Alyssa Barrett.

* L’intervista realizzata da Chiara Castignola allo scrittore John Irving è stata inviata alla nostra Redazione nel lontano 2005. Ci scusiamo con l’Autrice per il ritardo con cui pubblichiamo questo prezioso contributo, ringraziandola allo stesso tempo per la collaborazione e la pazienza. N.d.R.

Note

[1] L’aborto era consentito nell’epoca coloniale fintanto che il feto non fosse quick (cioè entro i primi tre mesi di gravidanza, quando l’embrione si riteneva non si muovesse ancora). Nel 1840 l’Eastman-Everett Act stabilì che praticare un aborto era un reato punibile con un’ammenda di mille dollari o con un anno di detenzione, o entrambi; nel caso di un medico, egli poteva anche perdere la licenza professionale. Nel 1846 l’aborto divenne illegale in tutti gli Stati Uniti e rimase tale fino al 22/1/1973 quando la sentenza della Corte Suprema nel caso Roe versus Wade riconobbe alla donna il diritto costituzionale all’aborto. Fonte:www.dartmouth.edu/~phil03/handouts/Phil3_22NOV.ppt+eastman-everett+act+&hl=it


[2] Le regole della casa del sidro (t.o.The Cider House Rules, U.S.A. 1999) di Lasse Hallström con Tobey Maguire, Charlize Theron, Michael Caine, soggetto dall’omonimo romanzo di J.Irving, sceneggiatura di John Irving (Premio Oscar).


[3] R. Nipoti, Il medico del Maine si candida all’Oscar, in “La Repubblica”, 14 Marzo 2000.
URL: www.iann.it/film/F_C_Critiche.asp?FILM=1953#89


[4] L. Tornabuoni, in “La Stampa”, 10 Marzo 2000. URL: www.iann.it/film/F_C_Critiche.asp?FILM=195


[5] E per quest’ansia di contattarlo che ho deciso di intitolare il mio contributo Until I find you, come l’ultimo romanzo dello scrittore americano, uscito negli Stati Uniti nel 2005 (trad. it. In cerca di te, Milano, Rizzoli, 2006, N.d.R.).


[6] L. McCaffery, An Interview with John Irving, in Contemporary Literature N. 23, 1982.

         

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