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Argo N.2 _Francesco Manetto: «Due note su cinema e letteratura»

Così questa scrittura
reca un senso sottile
e dona agli occhi più concentrazione
(Ibn At-Tubi)

Certo: in fondo si tratta solo di fotogrammi e parole, di voce ed immagine, di racconto (o pensiero) scritto e mostrato. In fondo si tratta solamente di due linguaggi con significanti diversi che, anche al lettore o spettatore occasionale, paiono semplici macchine per raccontare storie.
In realtà sono invece proprio le diverse possibilità di trattamento delle storie, a partire dalla riflessione estetica fino alla realizzazione, a descrivere differenze ed analogie non solo formali, ma comunicative e ideologiche tra letteratura e cinema. Un aspetto sostanziale di questo trattamento è costituito dalla nozione di velocità, nel suo farsi veicolo di senso e modalità di percezione. Un certo ritmo, un certo ordine o una certa velocità di presentazione e organizzazione di un racconto possono condizionare, infatti, la percezione e la ricezione del racconto stesso e foggiarne il senso. A velocità di rappresentazione diverse sembrano corrispondere, inoltre, diversi tentativi di comprensione, diverse scuole o poetiche ed anche diversi linguaggi dell’arte. I presupposti di questa nozione si realizzano in primo luogo nel rapporto fra l’ordine di disposizione degli avvenimenti (eventi temporali con un inizio e una fine) nella storia che si vuole raccontare (reale o fittizia, non importa) e l’ordine degli stessi avvenimenti nel racconto o discorso narrativo. Si tratta di esiti che si possono ottenere sfruttando le cosiddette anacronie (ovvero le discrasie tra tempo della storia e tempo del racconto, secondo l’indicazione di Genette: analessi e prolessi), e i quattro classici movimenti narrativi: scena, pausa, ellissi e sommario. In secondo luogo è possibile raggiungere una sorta di velocità (in questo caso impressione di velocità) stilistica e formale giovandosi, ad esempio, di un particolare registro o di una certa ripresa, di un piano o di una soluzione retorica.

Se letteratura e cinema fossero strumenti per descrivere o raccontare fedelmente la realtà (o una copia inventata, consapevolmente approssimativa della realtà) secondo una successione temporale e lineare, le differenze tra le due modalità narrative si limiterebbero al sistema dei significanti, ossia tra sistema di significazione letteraria e sistema di espressività filmica (secondo Metz il testo scritto significa, l’immagine esprime, perché oggetti e persone sono in qualche modo espressivi). Invece è accaduto nella cultura occidentale che il racconto abbia sempre giocato un gioco reciproco con i tempi diegetici (le anacronie di cui sopra), almeno da Omero in poi. Tradizione orale e scritta hanno accumulato nei secoli un eccezionale patrimonio di anacronie e favorito la maturazione di una profonda coscienza della composizione e del montaggio. Una coscienza che, per i teorici del cinema, nelle prime fasi di confronto con le possibilità narrative della letteratura (la cosiddetta Epoca d’oro, 1925-1930), ha contribuito alla sopravvalutazione del montaggio (non solo di sequenze temporali) fino ad intenderlo come una sorta di «manipolazione onnipotente» (è una formula di Rossellini). Così, velocità, accelerazione e decelerazione, ripetizione e ritmo hanno costituito e costituiscono i termini (formali e sostanziali) della sinestesia che esiste tra letteratura e cinema. Rapporto che allontana ed avvicina al tempo stesso. Allontanati dalle pratiche di rappresentazione ed esecuzione, dalle modalità di fruizione più o meno legate al testo, cinema e letteratura si riavvicinano nella reciproca suggestione ed influenza. Un’influenza che può essere davvero letta sotto il segno di questa nozione di velocità, in quanto, pur nella diversità degli esiti, è possibile individuare più di una linea di comprensione e imitazione ritmica e temporale reciproca; dal neorealismo al rapporto francese tra Nouvelle Vague e Nouveau Roman, dal cinema sperimentale e d’avanguardia fino a certa retorica hollywoodiana. Ma in fondo si tratta solo di fotogrammi e parole.

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