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Argo N.2 _Marco Benedettelli: «Il grande troppo»

Prendete dieci individui, maschi e femmine, tutti giovani e brillanti, chiudeteli per cento giorni in un appartamentino che sembra comprato in blocco all’Ikea, architettate il giochetto dellenominations per sollevarli un po’ da quella noia nella quale altrimenti i poverini sprofonderebbero, tempestate la suddetta casa di telecamere che ventiquattro ore su ventiquattro spiano senza sosta i loro movimenti e le loro conversazioni, date tutto questo in pasto ai telespettatori ed eccolo lì, avete creato quell’epocale evento mass-mediatico dopo il quale, come qualcuno ha osato dire, la televisione, l’Italia e perché no, la nostra vita non sarà più la stessa …

Certamente il creatore del programma deve essere un individuo abbastanza perverso: già il nome scelto, Big Brother (Grande Fratello per l’Italia) è lo stesso con cui Orwell nel suo1984 chiamava il potentissimo dittatore in grado con le sue telecamere di controllare e spiare tutti i suoi sudditi, ovunque si trovassero. Poi l’idea di spedire tutta questa popò di gioventù in una sorta di esilio postmoderno sicuramente più vicino a uno standard di vita tipo sopravvivenza in un rifugio anti atomico che alla fuga idilliaca del Decameron. Infine anche il dispetto di inquinare un clima di eventuale cordialità con il rito della nominations in cui tutti possono ostracizzare tutti e l’atmosfera diviene quella di un thriller psicologico casalingo.
Questa struttura abbastanza allucinante si realizza poi in forme morbide e patinate, rassicuranti come in quelle pubblicità della Coca cola dove tutti ridono e ballano. Cuccioli di cane, bagni in piscina, sorrisi e canzoni e una grande grande voglia di stare insieme che rende tutto più gradevole e godibile.

Dall’altra parte c’è un pubblico sterminato, voyeuristico per natura e pettegolo per vocazione, che se per una vita si è dovuto accontentare prima dei romanzetti d’appendice poi dei fotoromanzi, delle tenelovele e delle soap opera, adesso si sfrega le mani al sol pensiero di potersi fare gli affari di individui che esistono in carne ed ossa – c’è molto più gusto a spiare un uomo reale che un qualsiasi personaggio inventato.
Tutti hanno parlato del Grande Fratello: casalinghe, intellettuali, politici e ballerine, operai, scrittori, attori, studenti, giornalisti, conduttori tv, medici, avvocati, disoccupati e preti, tutti quanti. Alzi la mano chi non si è mai pronunciato sull’argomento Grande Fratello. Praticamente nessuno. È stato uno di quei casi dove anche il silenzio e l’indifferenza diventavano una presa di posizione. Quasi tutti poi si sono almeno un po’ intrigati nella psicologia dei personaggi o addirittura nelle faccende interne alla casa tipo complotti e intrallazzi amorosi. IlGrande Fratello è diventato un argomento topico di conversazione tra sconosciuti e conoscenti. Quasi mi scapperebbe da dire con gli occhi umidi che l’Italia come per i Mondiali si è ritrovata una e indivisibile sotto l’ombra del Grande Fratello.

Guardate poi quei dieci, sono praticamente divenuti immortali, osservati giudicati e anche sbeffeggiati dentro, appena usciti sono stati presi e portati in trionfo in tutti gli studi televisivi. Se prima comparivano sullo schermo fondamentalmente solo per una manciata di minuti al giorno ora fanno presenze anche di ore in tutte le trasmissioni Fininvest possibili. Come se il patto diabolico con il Grande Fratello avesse validità anche fuori dalla casa. Accolti da folle oceaniche, corteggiati da industrie di cosmetici o d’abbigliamento hanno ottenuto una popolarità clamorosa. Sicuramente ora come ora Salvo è più conosciuto di un Luciano Violante. Marina, con tanto di calendario, è stata eletta (dall’industria della comunicazione) nuovo oggetto del desiderio degli italiani. Per Taricone, si sapeva, è stato un trionfo. Il Guerriero ormai è il Masaniello della televisione italiana. Persone scelte immagino anche sulla base della loro personalità non troppo bizzarra, che non hanno niente di eccezionale e distintivo, stanno sulla bocca di tantissimi. Potenza e mistero del tubo catodico.

I produttori del Grande Fratello a conti fatti saranno più che contenti, il prodotto ha venduto bene e il consumatore è soddisfatto quindi non c’è niente da ridire. Personalmente, a me rimarrebbe da ridire solo una cosa, che forse tutte queste luci da varietà, questo pathos patinato, queste casette mediatiche ci stanno rincoglionendo dolcemente. Sul Grande Fratello è stato detto tutto e il contrario di tutto quando in fondo non c’era molto da dire, è stato detto troppo e forse pure queste righe me le potevo risparmiare.

         

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