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Argo N. 4 / Introduzione

Il viaggio lucifèrico ovvero la ricerca dell’AU perduto

Pirati, aerei naviganti dello spirito e pacifisti, se ancora ci siete, questo territorio è dedicato a voi. E a tutti quelli che guardano l’Orizzonte e le Stelle e sentono dentro un sentimento misterioso, occulto, di partire di andarsene di tornare e raccontare al mondo la visione avuta. A chi è sempre al di là, tra le nuvole, a chi passa dalle stelle alle stalle, da carnefice a vittima, a chi cerca in ogni atto e in ogni attimo della sua vita di andare oltre, ma che vorrebbe anche, allo stesso tempo, tutti gli altri con lui in quel momento, a voi è dedicato il frutto delle nostre fatiche. E a chi non ha patria e a chi la sta perdendo e a chi la sta fuggendo e a chi non sa più con chi prendersela. A tutti e a nessuno. Soprattutto a noi stessi. E a chi altro poi? All’Altro e a Nessunaltro.

Lo spazio di questo «Viaggio lucifèrico» è, come dire, un Interporto: l’Interporto zero, per l’esattezza. La prima meta raggiunta dalla nostra Argo nei suoi viaggi.
Si dovrebbe parlare dunque, a proposito di questo quarto numero, piuttosto che di un territorio, di un meta-territorio. È cioè come se in un romanzo o in un film fosse rappresentata non una storia, ma la stessa essenza dell’opera, in quanto film o romanzo. Il viaggio è infatti l’essenza stessa di Argo, in quanto rivista d’esplorazione, ispirata alle mitologiche avventure della nave degli Argonauti.

Ma noi crediamo altresì che il viaggio sia l’essenza stessa della vita umana, dell’essere al mondo dell’uomo, e in special modo il viaggio apportatore di Lumi, luci-fèrico (fero, fers, ecc.) appunto. Tutti i viaggi sono luci-fèrici, il viaggio per eccellenza essendo quello della luce. Tutti coloro che viaggiano seguono una luce. La luce dell’AU, dell’Oro, da sempre la pietra di paragone di tutte le cose umane, l’alfa e l’omega della Storia umana. Ed è precisamente con questa convinzione, quella che ogni viaggiatore segue una luce che brilla e che essa è sempre quella dell’oro (in tutte le sue mutevoli forme: AU = mezzo fondamentale di scambio in tutti i mercati del mondo umano, da sempre e per sempre; alloro = oro dell’artista; vello d’oro = dono di Ermes, il dio della comunicazione, agli uomini, per cui vello d’oro = potere comunicativo = conoscenza = potere assoluto sulla terra, da sempre e per sempre; età dell’oro = terra e tempo dei sogni di tutti gli eruditi e i pezzenti, da sempre e per sempre), è con questa convinzione, dunque, che abbiamo cercato di dare un doppio taglio al numero: nella prima parte ci siamo sforzati di fornire i mezzi, a tutti i nostri audi-tele-digi-spettatori, per comprendere come si possa ottenere l’Oro che cercano, sia esso alloro, vello d’oro, età dell’oro. Abbiamo così cercato di comprendere innanzitutto il mito che ci rappresenta e che rappresenta tutti i cercatori di AU del mondo: con Fuà, Argo il mito del viaggio; e poi abbiamo cercato di riflettere sul viaggio come paradigma di conoscenza, e quindi sugli strumenti essenziali che permettono di condurre a buon fine e di documentare adeguatamente ogni tipo di viaggio, specialmente di ordine conoscitivo (ricordate: dalla conoscenza deriva ogni tipo di potere): la mappa, il diario e la strumentazione nautica. La mappa è oggetto dell’articolo di Pellizzi, mentre il diario di viaggio, nell’esperienza personale dell’autrice, è l’argomento di Maiorino. Nella seconda parte della rivista abbiamo invece raccolto alcune testimonianze di esperienze di viaggio, soffermandoci dapprima sul viaggio nella letteratura (spazio letterario), dunque nel passato-sedimento, con Furri, Sulla strada del picaro; Camerani, Ulysses: Il viaggio non autorizzato; Cavagna, Iter ad inferos; Cuccaroni, La condizione dell’erranza per il poeta esule; Vagata, Foscolo’s exile.

La nostra attenzione e le nostre fatiche si sono poi dedicate a comprendere catturare e diffondere l’esperienza del viaggio nello spazio geografico, nel presente-Realtà. Abbiamo dunque innanzitutto cercato di indagare, con Fara e Frezzotti, cosa significhi l’esperienza del viaggio per il migrante povero, in quanto esperienza spesso assai lontana da quella del viaggio per gli abitanti dei paesi ricchi e sviluppati (tenendo sempre presente però che queste categorie, quella di Povero/Ricco ecc., si rovesciano continuamente, in quanto binomi, endiadi, facce cioè di una stessa medaglia – eternamente rotante, ecc., come ci insegnano Hegel con le sue categorie Servo/Padrone e Marx, hegeliano eretico, con la sua storia delle classi sociali, della lotta cioè tra Sfruttati-Sfruttatori – infatti anche il migrante povero come il ricco mercante cerca solo e sempre un po’ di AU); e su quella di chi fa il cammino inverso del migrante e va a visitare la sua terra d’origine, in cerca di lumi sulla condizione degli sfruttati. Nel caso specifico l’Africa di Blesio: Tracce d’Africa. Altra esperienza tutt’altro che entusiasmante quella di Manetto: Erasmus da Tours, che in una lettera molto intensa ci parla di un’altra faccia dell’Erasmus. Dal pianeta Germania, a sua volta, Benedettelli: Da Berlino, anche lui in Erasmus, ci lancia un messaggio apotropaico, un mantra per tutti gli studiosi studenti.
Per chi volesse infine farsi un viaggio nello spazio onirico (futuro-possibilità), non vi resta che da scegliere, se cominciare da un ragazzo prodigio, con Nocella ’85: Scusi, lei a che piano va? o dall’eterno ragazzo del futuro, Conan: Narod’.

Ecco bene, se siete stoicamente arrivati alla fine di questo delirio verbale e volete sapere la nostra sull’AU e sui benfici che esso dona, soltanto questo vi possiamo dire:
LA VITA È UN SOGNO DA CUI BISOGNA SVEGLIARSI, PERCHÉ CIÒ CHE CONTA IN FIN DEI CONTI PER CHI COSA QUANDO COME E PERCHÉ ALLA FINE METTERÀ A POSTO TUTTI I CONTI CON TUTTI UNA VOLTA PER TUTTE, NON È IL SOGNO MA LA SALVEZZA!
Parola di Salvatore Giasone Jr. & tutti gli Argonauti riuniti.

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