Press "Enter" to skip to content

ARGO N. 6_Daniela Shalom Vagata: «Il sogno americano nelle pagine di Fitzgerald»

I can’t give you anything but love

Vorrei iniziare questo breve scritto con la speranza di poter tornare un giorno a studiare Francis Scott Fitzgerald, per capire questo straordinario scrittore e l’aura magica che lo circondava, per lambire il segreto della malinconia che pervade ogni sua pagina, anche quelle in cui la felicità è protagonista, per indagare i dissidi e i contrasti interni che animavano la società americana nel secondo decennio del Novecento. È una promessa che faccio nell’accingermi a partire, piena di sogni, per lo stesso Paese in cui parte del libro di cui parlerò è stato scritto.
Qui non mi propongo di analizzare approfonditamente i problemi filologici di Tender is the night. Non voglio soffermarmi sulla ricostruzione e l’analisi minuta del suo processo di composizione, né stabilire un disegno logico dell’autore che dalla prima versione ci conduce all’ultima, intrapresa circa nove anni più tardi. Non voglio indagare minuziosamente le vicende della vita di Fitzgerald che sconvolsero e tanto influirono nel disegno del libro, non ora.
Ciò che qui mi piacerebbe fare è trasmettere il mio stupore di lettrice di fronte a un romanzo scelto quasi per caso tra gli scaffali della libreria, comunicare il magnetismo e il fascino di una scrittura che ha fatto in modo che io non mi potessi più staccare dalle sue pagine se non giunta alla conclusione. Non c’è migliore definizione per le opere di Fitzgerald che dire che sono magnetiche. A distanza di tanti anni, ricordo ancora in modo nitido e perfetto l’atmosfera rarefatta, dolce e malinconica, di The Great Gatsby; e della stessa arte è composto Tender is the night.
Questo è come un viaggio a tappe. Attraverso la lettura di Tender is the night, ci si immerge nella vita e nel pensiero di Fitzgerald, nell’universo e nella storia americana tra le due guerre, perché non c’è letteratura del primo Novecento più vicina alla società e alla vita di ogni uomo di quella americana. È letteratura mimetica.

La prima tappa del nostro viaggio di amici scioperati è Manhattan 1920: l’età del Jazz.
È il sogno tutto americano del successo e della felicità. Siamo dunque proiettati alla fine della prima guerra mondiale. Gli attori di questa rappresentazione teatrale sono giovani belli e pieni di fascino, incuranti del passato, quello crudele e violento della guerra, come del futuro. Il presente delirante, vissuto con energia ed entusiasmo, da Fitzgerald si riflette nei suoi romanzi. Tutto è azione, movimento, e lo scrittore dei Roaring Twenties si sofferma nei suoi libri più sulle azioni che sui risvolti psicologici dei personaggi, anzi, sono proprio le vicende che vive a caratterizzare il protagonista: «action is character». La società americana del decennio tra le due guerre è contraddistinta da una fortissima opposizione al passato: una rivolta contro la tradizione. Questa da principio è come una giovanile protesta nei confronti del codice morale cristiano, si scaglia contro il conservatorismo e il puritanesimo, indossa la minigonna e fuma il sigaro. È il decennio dell’antiproibizionismo, del suffragio femminile, in cui insieme al dilagare dell’automobile e della radio compaiono leflappers (le donne con i capelli tagliati a caschetto) e gli speakesies (gli spacci clandestini). Dal 1919 al 1929 avanzano gli anni della grande produzione industriale e della libertà dei costumi, e agli spettri della guerra, alla mancata ricchezza e libertà per tutti si reagisce con l’evasione. La rivolta, tuttavia, è destinata a trasformarsi in un cupo smascheramento e nella distruzione impietosa di ogni valore connesso con il passato.
Il 1929 attendeva dietro l’angolo la vita di Fitzgerald. Il crollo era stato contrassegnato da segnali premonitori, e non era soltanto l’espressione di un disfacimento economico, ma anche di un lacerante dissolvimento dei valori. Alla tradizione puritana, ai valori vecchi non si erano sostituiti dei nuovi, se non il vitalismo e la carica inebriante del jazz.
Musica jazz dal ritmo sincopato, libera espressione dell’arte. L’improvvisazione jazzistica è presto intesa come espressione autentica del sentimento, perché non sottostà a delle regole precostituite. È musica sensuale, così come la scrittura di Fitzgerald si avvale di tutti i sensi nella narrazione. Questa nuova musica si pone come l’altro della musica occidentale, piena di perturbante estraneità nasce nei ghetti delle città occidentali e si afferma come volontà perversa. Durante i Roaring Twenties ci si diverte a comporre e a eseguire musica, perché essa si rivela come un gioco straordinario, che esalta l’attività ludica. Così sono importanti i café-chantant, dove si canta, si suona e si balla per puro gioco: «musica di un’epoca di costruzione innovatrice».
Nel delirio del dopoguerra, queste sono dunque le note che accompagnano la costruzione di una nuova epoca. Se chiudo gli occhi e provo a immaginare questi famigerati anni Venti, ripenso all’atmosfera fiabesca e sfavillante di The Great Gatsby, i vestiti alla charleston delle donne che ballano e volteggiano fino a mattina.
L’ambiente qui descritto è quello che prende forma e colore nella maggior parte dei romanzi e delle novelle di Fitzgerald. Egli, infatti, visse la vita che descrive, lo sfolgorio e l’abbaglio delle notti brave, la leggerezza del bourbon iniziato a bere da matricola a Princeton. Fitzgerald potrebbe essere il prototipo della New York di quegli anni, ho letto poi successivamente.

Giungo quindi, in questo viaggio immaginario nella vita e nell’arte di uno scrittore, a dare un sunto della storia di Tender is the night e ad analizzare per sommi capi le controverse vicende filologiche che stanno dietro al romanzo. La narrazione si apre con la descrizione della riviera francese che fa da sfondo ai party della strana coppia dei Divers, Dick e Nicole, con la loro folta schiera di amici. In questo sfondo affascinante si ambienta il giovanile e fresco amore di Rosemary per Dick, descritto in pagine bellissime e piene di candore. Sarà tuttavia proprio l’amore giovane e idealizzato da Rosemary a fungere da chiave di conoscenza nella vita dei Divers. Allora si scopre che dietro al fascino ammaliante di Dick e dietro al sorriso algido di Nicole è nascosta una tragedia. Siamo quasi alla metà del libro, e veniamo proiettati in una linda clinica psichiatrica in Svizzera. Lì è ricoverata la ricchissima Nicole, violentata da bambina dal padre, e lì Dick è il suo medico, un giovanotto del Midwest pieno di talento nel fiore della sua carriera. Attraverso l’alternarsi delle vicende Dick e Nicole si sposano, hanno dei figli, ma Dick è stato comprato dalla famiglia di Nicole per guarirla. Rosemary funge da grimaldello nella vita dei due coniugi nel bel mezzo della loro estate. Dick ha ormai sacrificato la sua carriera e i suoi sogni, non è più innamorato di Nicole e se ne rende conto attraverso gli occhi di Rosemary. Perde dunque il suo fascino e le energie. Nelle ultime battute del romanzo ella è ormai indipendente e lascia Dick per un altro uomo; Dick è amaramente andato incontro alla tragedia.

Alcune delle tematiche di Tender is the night, il romanzo più controverso di Francis Scott Fitzgerald, compaiono in One trip abroadCrazy Sunday e The raugh crossing, racconti antecedenti al romanzo. Sono i segnali dell’imminente crisi, della fine dell’epoca del Jazz e delle lacerazioni dell’animo umano.
Di Tender is the night esistono sei versioni, includendovi l’ultima postuma del 1948. Si inizia da una prima in cui la vicenda principale era il matricidio compiuto da un protagonista maschile, Francis; si passa per una seconda edizione, che è la storia di una giovane coppia in viaggio in un transatlantico; e si giunge alla terza e alla quarta, che sono molto simili al romanzo che noi conosciamo. «È l’idea di un uomo idealista», ha appuntato Fitzgerald, «un prete fuorviato, il quale nel corso della sua ascesa sociale perde il proprio idealismo ed il proprio talento, abbandonandosi al bere ed alla dissipazione».
Tutte queste versioni, accomunate da uno sfondo di corruzione, possiedono una differenza sostanziale con la quinta, pubblicata nel 1934: il significato intimo della storia. Tender is the night, infatti, è, tra tutti, il romanzo più legato alla vita di Fitzgerald. Nella quinta versione un ineluttabile destino conduce Dick al crollo. Come a un tragico eroe greco, ogni scelta gli è stata preclusa, tranne quella di seguire la sorte assegnatagli. Nella versione precedente Dick va incontro alla tragedia per una debolezza intima nel suo carattere, per una colpa che un maggiore rigore morale avrebbe potuto evitare. Un po’ romanticamente, ritengo che questo cambiamento di rotta all’interno del romanzo di Fitzgerald sia dovuto al fatto che l’autore in quel periodo della sua vita era giunto a un punto di non ritorno dal crollo. Fitzgerald non riusciva più a scrivere e sentiva il suo talento scomparire; Zelda, la moglie, era malata, e una dopo l’altra seguivano le ricadute nella malattia. Anche volendo, Fitzgerald non poteva far nulla per uscire da quella situazione: la sfavillante età del Jazz era svanita con i suoi contrasti e dissonanze, e le promesse erano disilluse.

Tender is the night, al momento della pubblicazione, non incontrò il favore che il suo autore aveva sperato, e già nel 1936 Fitzgerald lamentava una certa inconsistenza della trama. In una lettera datata 1938 egli addirittura scriveva che il romanzo sarebbe migliorato spostando il primo capitolo, quello ambientato in Costa Azzurra, nella seconda parte e dividendo l’intero libro in cinque parti. Fitzgerald aveva infatti notato che il vero senso del libro si coglie soltanto a partire dalla metà. Questo per un’esigenza di simmetria e di precisione, che avrebbe reso Dick il vero protagonista e rappresentante delle illusioni e delle debolezze dell’intera America. Lo spostamento del primo capitolo era nelle intenzioni di Fitzgerald, ma la morte non gli permise mai di portarlo a compimento. Nel 1948 Malcom Cowley curò un’edizione secondo le ultime volontà di Fitzgerald, ordinando i capitoli nel modo seguente: 1 – la storia del caso; 2 – l’angolo di Rosemary; 3 – i disastri; 4 – la fuga; 5 – la casa. In questo modo il mistero della storia dei due coniugi Diver viene svelato da subito, togliendo la suspense e mettendo meno in risalto l’incomparabile bellezza del primo capitolo, rendendo tuttavia più esplicitatamene tragico il significato del romanzo.
Spesso mi sono chiesta se nel desiderio di spostare il primo capitolo della sesta edizione ci sia stata anche la volontà di velare la leggerezza e la frivolezza della storia di Rosemary, storia felice e indimenticabile. Come uno zoom, Fitzgerald avvicina il lettore a quei valori ed a quella vita in cui egli non crede più, ne svela la realtà e la verità nascoste. Nella sesta versione di Cowley, la bellezza dagli occhi verdi di Fitzgerald rimane offuscata dalla tragedia rappresentata.

Nonostante i cambiamenti tra la quinta e la sesta edizione, per altro contestata da alcuni critici come arbitraria, ci sono dei temi che rimangono costanti. La scrittura è, infatti, pervasa da un profondo sentimento e senso del presente. In tutte le versioni di Tender is the night è rappresentato un quadro della società americana, ma anche di quella parte del popolo d’America esiliato in Francia. Ecco gli intellettuali americani fuggiti a Parigi, alla ricerca delle emozioni più vere, in contrasto con la corsa alla ricchezza e disillusi dalla falsa utopia del benessere. A proposito di questo argomento, mi viene in mente il noto romanzo di Cowley, Il ritorno degli esuli, sugli americani in giro per l’Europa. Gli intellettuali d’America cercavano una terra vera dove vivere lontana dal chiasso delle feste newyorkesi, avevano bandito ogni tabù e moralismo, e la loro insegna era la libertà più sfrenata, ma in fondo di libertà non erano portatori. Ecco l’appuntarsi dell’attenzione di Fitzgerald sui divi hollywoodiani: Rosemary, così, è una giovane famosa attrice, «daddy’s girl». Il cinema diventa infatti in quegli anni lo strumento espressivo privilegiato della cultura popolare, e l’autore di The Great Gatsby non ne fu indifferente. Ecco anche il tema complesso della donna. Nel romanzo è infatti messo in crisi il matrimonio e il sogno d’amore, analizzato con sguardo a volte cinico da Fitzgerald. Ma Nicole che ritorna alla vita mi ricorda anche un altro romanzo,Il risveglio di Kate Chopin, in cui la protagonista raggiunge l’indipendenza attraverso la morte. Se l’indipendenza di Il risveglio è quella di un gesto estremo, mi chiedo come possa essere valutata quella di Nicole, raggiunta a scapito della felicità e della realizzazione del marito. Questa indipendenza è comunque pagata a un grande prezzo, e per questo implica un giudizio di valore negativo, soprattutto perché chi ne paga le conseguenze non è chi poi la raggiungerà, ma un altro. Mi domando se Fitzgerald non sia giunto a rimpiangere le donne di una volta rispetto alle maschiette degli speakesies.

Il valore di questo romanzo non è soltanto quello di testimonianza delle componenti storiche e sociali degli anni Venti. C’è di più. Vi è frammista la storia umana di Fitzgerald, nonché la sua arte. Ciò mi ha fatto rimanere totalmente affascinata, deliziata dalle descrizioni dei paesaggi, dei sentimenti e delle emozioni dei personaggi. Le parole, come musica, come le onde del Mediterraneo, scandiscono i periodi delle prime pagine. Si sente ritmo, inizialmente pacato, che si fa sempre più avvincente man mano che ci si avvicina alla fine. È una presa vorticosa che induce a divorare le pagine. Fitzgerald non descrive nel dettaglio, ma avanza con le parole suggerendo ed evocando il protagonista. Spesso, e ancora di più nella figura di Rosemary, egli si avvale dell’ottica di un personaggio per costruire gradualmente l’impianto del racconto e dare la sensazione dell’effetto, seguendo la lezione di Henry James.
In Tender is the night è inoltre presente un’altra eredità, quella di Conrad. È il rimescolamento cronologico, tecnica affinata attraverso la lezione di Bergson. La sequenza della narrazione non è basata su criteri di logicità, perché tende a rendere mimeticamente il reale.
Si susseguono i luoghi dove si ambienta la vicenda: l’assolata ed elegante riviera della Francia del Sud, la linda clinica svizzera contornata dalle vette delle Alpi, che spira aria di romanzo mitteleuropeo dei primi del Novecento, le strade di una Parigi ricca e ubriaca e le campagne serene e tranquille del Midwest. Tutti questi luoghi, spazi del romanzo, sono gli spazi della vita di Fitzgerald e Zelda. Nove anni erano andati a finire nella scrittura e nella storia stessa di Dick. I due, infatti, fuggirono in Francia e vi trascorsero più di un’estate felice, poi Zelda fu ricoverata in una clinica a Montreaux.

C’è una componente sfuggevole di Fitzgerald, che induce a pensare come egli fosse in contrasto con questa ricchezza sfrenata e illusoria, come fosse cosciente del fatto che di una sbornia rimane soltanto il ricordo dolce/amaro della serata spesa in compagnia, ma in mano niente. Non a caso, Fitzgerald, vero premonitore e protagonista della sua epoca, va incontro a quello che oltre a essere il crollo del suo successo, lo fu anche di un’epoca. Egli scrisse «immagino di essere un moralista in fondo al cuore, di dover davvero predicare alla gente in qualche maniera accettabile piuttosto che divertirla» [1]. Fitzgerald, infatti, vede una grandissima divergenza tra il capitalismo e l’iniziativa personale, vive come frattura culturale i valori della vecchia terra d’origine, il Midwest, e il mito del successo delle sfavillanti ricche città dell’Est. È la tragedia privata di tutta l’America.
È stata una piacevole scoperta quella di apprendere che per Montale Tender is the night è il romanzo più bello di Fitzgerald [2]; «troppo bello da essere tradotto» disse a riguardo Cesare Pavese. Montale scrisse: «ogni vita è un processo di distruzione, ma i colpi che compiono la parte drammatica del lavoro, i grandi colpi improvvisi che giungono o sembrano giungere dal di fuori non rivelano i loro effetti all’improvviso» [3]. Fitzgerald possiede un acuto senso del tempo che gli permette di cogliere la fragilità della giovinezza e della felicità, nelle uve mature inebriate di sole in un soleggiato pomeriggio di autunno. È un autore raffinato, capace di gioia e ansioso di felicità. Nell’età del Jazz, come nel capitolo di Rosemary, nella vita come nel romanzo, Fitzgerald gode della bellezza e della gioventù. Indimenticabili sono queste pagine. Ma, come la bellezza cantata nelle liriche greche, o quella dei versi di Lorenzo il Magnifico, bellezza, felicità e giovinezza sono troppo brevi e fuggevoli; hanno la stessa consistenza di un velo di polvere sulle ali di una farfalla.

Tender is the night alla fine è il romanzo americano che si riflette nella vita come nell’arte. Offre a noi lettori del ventunesimo secolo il quadro di un’epoca e di una società, è l’espressione del crollo di un’era che distruggendosi rivela le qualità umane. Nel 1929 il sogno mancato dell’America era ormai visibile a tutti gli uomini, e Fitzgerald ne era stato il tragico premonitore.
Sono affascinata da questo feeling of complexity of life che riesce a darmi Fitzgerald. Ho sulla scrivania una fotografia di Fitzgerald e Zelda che mi fissano con occhi indagatori. L’espressione è accigliata, pensierosa, la posa quella tradizionale di una giovane coppia degli anni venti. Il momento magico è passato. I colori smaglianti e le sfumature tremanti sono ormai sbiadite. Resta il loro ricordo ardente e inestinguibile.

Note

[1] Francis Scott Fitzgerald, L’età del jazz e altri scritti, a cura di Edmund Wilson, Milano, Garzanti, 1976.

[2] Eugenio Montale, Un astro spento che torna a risplendere, in «Il corriere della sera», 7 Marzo 1951.

[3] Ivi.

Condividi