Gertrude Bell, madre e regina del deserto (3^ parte) | Francisco Soriano

Argonline pubblica, suddiviso in 3 parti, lo studio di Francisco Soriano su Gertrude Bell: straordinaria archeologa ed esploratrice, vissuta tra fine Ottocento e inizio Novecento.

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Gertrude Bell, madre e regina del deserto (3^ parte)

E l’amore? Fu Charles Doughty-Wylie l’uomo che destò maggiore coinvolgimento sentimentale, ma anche passione dolorosa per Gertudre Bell. Doughty-Wylie era il maggiore dei Royal Welch Fusiliers, un eroe di guerra che aveva conquistato negli anni decorazioni su decorazioni, soprattutto nella campagna in Africa orientale, nel 1903. Era anche il nipote del viaggiatore Charles Montagou Doughty, poeta e geologo e autore del libro Arabia Deserta, un riferimento biblico per gli amanti del Medioriente. Fu la moglie Lilian, donna ambiziosa che volle la carriera diplomatica per il marito. A Konya, divenne console militare e fu in quell’occasione che entrò in contatto con Gertrude Bell, dove conobbe la moglie del maggiore la quale la invitò a pranzo: «piccola e piuttosto gradevole» la definì Gertrude in una sua lettera. Doughty-Wylie era uomo di cultura, affascinato dal Medioriente; lui e Gertrude «avevano lasciato la tavola per discutere del filosofo e teosofo persiano Rumi, la cui tomba si trovava proprio a Konya» e dove schiere di discepoli e amanti della poesia sufi si recavano in visita. Doughty-Wylie non era un uomo o un militare qualsiasi. Aveva salvato centinaia di persone, soprattutto quando nel pieno dei tumulti nazionalisti e fanatici dei Giovani turchi cominciarono a massacrare armeni e cristiani in modo indiscriminato: il maggiore inglese organizzò proprio truppe turche che pacificarono le folle assassine, subendo una ferita -fortunosamente- ad un braccio, ad opera di un colpo di fucile.

Lo scambio epistolare tra i due subì un incremento e così gli incontri, in un turbinio di interessi comuni e passione. Ma Doughty-Wylie non riuscì a separarsi da quella che era la sua vita coniugale e dalla forte personalità della moglie Lilian che pretese le attenzioni e la separazione del marito dalla Bell. La vita dei due protagonisti e le incomprensioni che cominciarono a serpeggiare risolsero il rapporto provocando in Gertrude depressione e immenso dolore.

Accanto alle delusioni sentimentali, alla fine delle sue ‘gesta’ Gertrude Bell fu colta forse da una fatale depressione: tipica condizione di chi ha vissuto in modo incredibilmente unico la propria vita, prendendo decisioni irripetibili e consigliando i potenti della terra su questioni geopolitiche di rilevanza definitiva per il futuro Medioriente. L’archeologa fu probabilmente depotenziata dal re Faysal che aveva conquistato una certa autonomia nelle sue decisioni politiche. Gertrude venne dimenticata a Londra e i suoi successi archeologici e letterari forse trascurati. Non accettò, alla stregua di Lawrence d’Arabia, il rimpatrio e, a 54 anni, ricominciò a essere l’archeologa di sempre lasciando la sua eredità di 50 mila sterline (un’immensità a quei tempi), al maestoso Museo di Bagdad.

Gertrude Bell era stata una delle donne più potenti del mondo, forse una sorta di icona di quella ‘missione civilizzatrice’ tutta britannica e coloniale che, in realtà, mirava semplicemente al petrolio iracheno e persiano. Probabilmente, alla base di questa ellissi discendente della Bell vi erano le nuove condizioni di tipo politico che contrastavano con quello che la stessa archeologa avrebbe auspicato. Attuale e sorprendentemente premonitrice nei giudizi, riusciva a formulare in brevi frasi concetti che ancora oggi possono essere presi in considerazione come realtà incontestabili, come il suo appunto su certe attitudini delle popolazioni autoctone: «Nessuna guerra -scrive a proposito del conflitto tra tribù dell’Arabia- avrà mai fine nel deserto e qualsiasi torto non farà che tornare utile a un giovane sceicco impulsivo». 

In Siria oggi, ma prima ancora in Iraq e in altre zone della Mesopotamia antica, lo scempio della distruzione e di quello che preferisco definire come ‘l’olocausto delle opere d’arte al fine di cancellarne la memoria’ è ormai solo il teatro di guerre e il risultato di massacri collettivi.

Gertrude Bell si procurò la morte nel sonno il 12 luglio 1926, probabilmente presa da un cupio dissolvi senza appello, con un’overdose di sonniferi.

La regina del deserto fu sepolta nel cimitero britannico di Baghdad, nel distretto di Bab al-Sharji.

 

 

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