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Il catechismo | Racconto di Marco Rinaldi

L’anno scorso, andare a scuola non mi piaceva per niente, forse perché ero piccolo, o forse perché era ancora vivo il nonno, che poi non ho ancora capito perché è morto, che non si è neanche operato. Col nonno era tutta un’altra cosa, e a me non mi andava di lasciarlo per andare a scuola. Lui mi voleva bene più di tutti gli altri, mi raccontava un sacco di cose; erano sempre le stesse, le cose che mi raccontava, ma siccome era anziano, ma anziano parecchio, a un certo punto si confondeva, mischiava quelle cose con altre cose, e poi con le notizie e i film della televisione, e io mi divertivo un sacco. Mi divertivo anche quando lui e la nonna litigavano, cioè tutti i giorni, però mi dispiaceva tanto quando la nonna parlava male della signora Fiorella, perché lui non diceva più niente e diventava triste triste.
Adesso invece, che sono più grande e a casa mi annoio, andare a scuola mi piace abbastanza… ma non sempre. Per esempio, non mi piace quando non ho fatto i compiti, quando piove, o se il giorno prima sono stato dal barbiere, che mi viene la faccia rotonda. E non mi piace neanche quando so che viene il fisioterapista della mamma perché è molto muscoloso, e non vorrei che gli facesse male. Certe volte alla mamma gli viene il mal di schiena, e allora, quando il papà è in viaggio e in casa deve fare tutto da sola, chiama questo signore che, dice, le fa un po’ male, ma la rimette a posto.
La mia scuola è molto grande, un palazzo intero. Fuori è vecchia e fa tristezza, un po’ come la nonna quando si alza la mattina coi capelli sciolti che però non si sciolgono perché sono appiccicati, e c’ha ancora la faccia tutta ammucchiata intorno al naso, come quella del cane di Filippo, che abita al secondo piano.
Ok, fuori non è bella, la mia scuola, ma dentro ci sono un sacco di cose: le stanze, gli armadietti, il pavimento, i gessetti, le matite colorate e il gabinetto. Mi piace soprattutto il gabinetto, anche se l’odore è così così, perché mi ci porta sempre la maestra Francesca, che è bella e giovane, più giovane della mamma – più bella no. La maestra è anche più gentile della mamma, nel portarmi al gabinetto, ché la mamma si scoccia sempre perché dice che sono grande e devo andarci da solo; ma io ancora non sono tanto pratico, e poi il gabinetto nostro è in fondo al corridoio e io c’ho paura del fantasma del nonno. A scuola, però, ci faccio solo la pipì, di fare quell’altra cosa non mi va, perché se la maestra Francesca sente l’odore che c’ho dentro, mi sa che poi al bagno non mi ci porta più.
Nella mia classe ci sono simpatici e antipatici: simpatici siamo io, Lorella, Sofia e Marilena, invece antipatici sono Fabio, Marcello e quel ciccione di Giulio; gli altri non sono né simpatici né antipatici. Io mi sono fidanzato con Marilena, perché è simpatica e magra, e soprattutto perché mi ama. Lo sanno tutti che siamo fidanzati, perché facciamo merenda insieme e, qualche volta, ci teniamo pure per mano; i bacetti, invece, ancora no. Io, a dire la verità, mi volevo fidanzare con Sofia, che è bella e ha i capelli lunghi, ma lei ama Fabio, perché è antipatico, e alle femmine belle gli piacciono quelli antipatici. Non tutti, però: quel ciccione di Giulio, per esempio, anche se è antipatico, non lo amano né quelle belle né quelle brutte, ma a lui non gliene importa niente perché è immaturo.
Io, per quanto riguarda le femmine sono maturo, per il resto non lo so.
Don Panetta, per esempio, dice sempre alla mamma che lui non è d’accordo che faccio la comunione, perché non sono ancora pronto per accogliere il Cristo. Loro due non vanno tanto d’accordo, perché lui dice che lei va in chiesa solo ai matrimoni e ai funerali, e invece lei dice che lui si muove come una femmina, e c’ha pure la voce, da femmina, tanto che a casa lo chiama suor Panetta. Però, da quando ha deciso che devo fare la comunione, la mamma fa finta che don Panetta gli sta simpatico; gli dice sempre che sono tanto buono e conosco a memoria tutte le risposte alle domandine del catechismo (chi è Dio, il Decagono dei comandamenti, quanti erano gli Aposteri, eccetera eccetera), e questo è vero, anche perché dice che se non le imparo, il nonno torna dall’inferno e fa il fantasma – oh, lui sta all’inferno per quella
cosa della signora Fiorella, credo. Per convincerlo, poi, la mamma ha anche detto a don Panetta che la sera le chiedo sempre di leggermi la Bibbia, e questo invece è vero così così; cioè, io gli chiedo solo di leggermi quella cosa di quando Dio fa piovere le rane che poi si spiaccicano per terra, e poi manda le zanzare e le mosche velenose che ammazzano gli egiziani. Queste cose me le hanno raccontate Billo e Fabrizio, i figli della zia Bisa e dello zio Saro, quelli ricchi, che anche loro due devono fare la comunione, e sono più avanti di me col catechismo. Fabrizio dice che è maturo, perché ha un anno e mezzo di più, e da grande farà il prete come don Panetta, ma senza la voce da femmina, dice; invece secondo me Billo non è maturo per niente, perché è piccolo come me, e poi è fissato che vuole sempre toccare il sedere di Betty, la sorella, che anche lei è figlia della zia Bisa e dello zio Saro… cioè, dello zio Saro forse, perché il papà dice che c’ha i capelli ricci ricci come lo zio Armando, il marito di zia Lisa, ché è sempre stato un tipo sveltino.
Però, don Panetta, a Billo mica glielo dice che è immaturo, anzi, gli fa un sacco di complimenti, se lo tiene sulle ginocchia durante le lezioni, e certe volte, mentre gli suggerisce le rispostine all’orecchio, gli dà i bacetti, che a Billo gli fa pure schifo, perché dice che c’ha la bocca colla saliva.
La mamma, a parte che quelle cose della Bibbia non me le legge perché le fanno schifo le ranocchie spiaccicate, dice che, maturo o non maturo, devo fare la comunione insieme a Billo e Fabrizio, perché così facciamo un ricevimento solo, che lo paga la zia Bisa che è ricca; e dice pure che così avrò gli stessi regali da ricchi che i parenti devono fare a Billo e Fabrizio per non fare la figura di pezzenti, tipo la Playstation 4, il Nintendo 3DS, la bicicletta… o addirittura il motorino, che me lo tengo in garage finché non c’ho quattordici anni.
Don Panetta, però, dice che alla comunione non si dovrebbero comprare i regali perché è una cosa religiosa, mica un compleanno; ma, secondo me, senza i regali la comunione la farebbero solo le persone anziane, ché dei regali non gliene importa niente, e in chiesa ci stanno meglio che a casa, perché a casa c’hanno paura di morire da soli.
Don Panetta dice pure che non bisognerebbe comprarli neanche a Natale, i regali, perché anche quella è una cosa religiosa, e poi Gesù è nato nella grotta. Io non sono d’accordo: okkei, Gesù è nato nella grotta, ma con le comete, gli angeli, i pastori con la pecora intorno al collo, i remmaggi con le cose d’oro, e pure la birra.
E poi, Gesù c’aveva il bue e l’asinello, che magari ce l’avessi io, che a me non mi fanno tenere neanche un micetto.
E comunque, i regali di Natale mica si comprano, quelli li porta Babbo Natale, che di cose religiose, secondo me, ne sa più di don Panetta. Anzi, visto che Babbo Natale non si sa dove sta, esiste da sempre, non si fa mai vedere, e ci devi credere e basta, potrebbe addirittura essere lui, Dio.
E questa sarebbe davvero una bella cosa, perché Babbo Natale è grasso come il nonno e è sempre allegro. Invece il Cristo, per carità, io gli voglio un bene dell’anima perché ha sofferto tanto e dice pure che è morto per noi, però era serio serio come la nonna, pure quando non soffriva tanto.
Io questa cosa l’ho detta solo a Marilena, ché i fidanzati si devono dire tutto: mi sa che c’ha ragione don Panetta, a dire che non sono pronto per il Cristo, perché a me colla comunione mi piacerebbe di più accogliere Babbo Natale.

         

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