Massimiliano Chiamenti, SCHERZI ?, Giraldi 2009
Romantici, birbanti, trafitti da una malinconia profonda, malandrini e sarcastici, viziosi e amari. Gli SCHERZI ? di Massimiliano Chiamenti sono racconti brevi dal ghigno beffardo e sornione, che ci conducono con sfacciataggine nelle sfere della solitudine e dell’incomunicabilità, dove gli amori falliscono e i desideri di dolcezza restano inappagati. E queste esperienze un po’ dure e amare vestono, nella trasposizione letteraria impressa da Chiamenti, abiti sbarazzini e birichini, quelli della commedia umana allegra e gaia, in cui ribolle una comicità anche demenziale e scoppiettante.
Gli SCHERZI ? di Massimiliano si presentano appunto come delle burle. Ma forse sono scherzi fino a un certo punto (come insinua il punto interrogativo nel titolo). L’autore ci racconta qualcosa di molto reale, un mondo ben preciso, il proprio, fitto di odori e di facce, popolato dalle ombre e dalle luci dell’eroina, dell’edonismo che crolla su se stesso, del freddo che morde le ossa nelle crisi di astinenza, e dei cocenti amori per giovani delinquenti magrebini carichi di erotismo esotico, e però, alla fine della fiera, marchettari e sfruttatori.
Il libro è breve, sono una ottantina di pagine. La casa editrice è la Giraldi che come la stragrande maggioranza delle piccole case editrici italiane, si sorregge con le pubblicazioni autofinanziate dagli scrittori. E - ci ha spiegato Chiamenti - si fa pagare molto e regala anche pochissime copie agli autori, che poi, se si vogliono fare promozione e dare in omaggio volumi a critici o giornalisti, sono costretti a ricomprarsi dei volumi di tasca propria dall’editore, pagando due volte. E SCHERZI ? non meriterebbe queste autotassazioni.Se non fossimo in Italia, probabilmente la raccolta avrebbe avuto altra sorte. Il libro è una chicca. Di quelli che si leggono in una notte, trascinanti per chi ha un debole verso quel genere di narrativa all’apparenza disimpegnata, imbevuta di atmosfere neorealiste e decadenti, che però scava nella polpa dei sentimenti umani, fino a toccare il nocciolo delle dinamiche psicologiche ed emozionali dei suoi protagonista viziosetti e disperati
Il tutto dipinto in un italiano pregiato, imbevuto di toscanismi e di vocaboli filologicamente ricercati. Una lingua aristocratica che crea un cortocircuito a volte ironico a v olte grottesco con la materia delle storie narrate, spesso corporali e ossessive. Succede così che la sontuosità lessicale e il ritmo rotondo e limpido del proseggiare elevano la commedia umana di SCHERZI ? , e i suoi personaggi fragili e sporcaccioni, verso qualcosa di sublime.
Marco Benedettelli
