Romantici, birbanti, trafitti da una malinconia profonda, malandrini e sarcastici, viziosi e amari. Gli SCHERZI ? di Massimiliano Chiamenti sono racconti brevi dal ghigno beffardo e sornione, che ci conducono con sfacciataggine nelle sfere della solitudine e dell’incomunicabilità, dove gli amori falliscono e i desideri di dolcezza restano inappagati. E queste esperienze un po’ dure e amare vestono, nella trasposizione letteraria impressa da Chiamenti, abiti sbarazzini e birichini, quelli della commedia umana allegra e gaia, in cui ribolle una comicità anche demenziale e scoppiettante.
Gli SCHERZI ? di Massimiliano si presentano appunto come delle burle. Ma forse sono scherzi fino a un certo punto (come insinua il punto interrogativo nel titolo). L’autore ci racconta qualcosa di molto reale, un mondo ben preciso, il proprio, fitto di odori e di facce, popolato dalle ombre e dalle luci dell’eroina, dell’edonismo che crolla su se stesso, del freddo che morde le ossa nelle crisi di astinenza, e dei cocenti amori per giovani  delinquenti magrebini carichi di erotismo esotico, e però, alla fine della fiera, marchettari e sfruttatori.
Il libro è breve, sono una ottantina di pagine. La casa editrice è la Giraldi che come la stragrande maggioranza delle piccole case editrici italiane, si sorregge con le pubblicazioni autofinanziate dagli scrittori. E - ci ha spiegato Chiamenti - si fa pagare molto e regala anche pochissime copie agli autori, che poi, se si vogliono fare promozione e dare in omaggio volumi a critici o giornalisti, sono costretti a ricomprarsi dei volumi di tasca propria dall’editore, pagando due volte. E SCHERZI ? non  meriterebbe queste autotassazioni.Se non fossimo in Italia, probabilmente la raccolta avrebbe avuto altra sorte. Il libro è una chicca. Di quelli che si leggono in una notte, trascinanti per chi ha un debole verso quel genere di narrativa all’apparenza disimpegnata, imbevuta di atmosfere neorealiste e decadenti, che però scava nella polpa dei sentimenti umani, fino a toccare il nocciolo delle dinamiche psicologiche ed emozionali dei suoi protagonista viziosetti e disperati

Molti dei racconti narrano le avventure di Sebastiano. Un nome, questo, che probabilmente è un omaggio a quel San Sebastiano dal corpo seminudo e trafitto da una scarica di frecce, con lo sguardo sformato ed estasiato dal dolore: un’ icona della cultura omosessuale. Sono i racconti dallo sfondo più autobiografico. Dominati dalla grande passione per Adel, un personaggio che sembra uscito da Le mille e una notte in versione tondelliana, che entra e esce dal carcere, che fa soffrire Sebastiano e lo sottopone a una serie di prove d’amore piene di romanticismo, ma poi d’altro canto piuttosto demenziali. Oppure c’è il racconto “Non ammesso”, dove Sebastiano ci narra le sue esperienze da prof., e dell’innamoramento innocente che prova per un suo studente disagiato. In “Sauna” e “Il Parcheggio di Notte”, l’autore invece abbandona la struttura del racconto, sfodera le armi del reporter, e punta il suo occhio vivido e ferino, quasi alla Fassbinder, nei ritrovi semiclandestini degli omosessuali di Bologna, luoghi che non hanno nulla a che fare con le disco e le palestre frequentate dai gay alla moda, piuttosto arene annidiate nell’urbanità dove il sesso si consuma come qualcosa di rabbioso, folle ed eversivo.
Il tutto dipinto in un italiano pregiato, imbevuto di toscanismi e di vocaboli filologicamente ricercati. Una lingua aristocratica che crea un cortocircuito a volte ironico a v olte grottesco con la materia delle storie narrate, spesso corporali e ossessive. Succede così che la sontuosità lessicale e il ritmo rotondo e limpido del proseggiare elevano la commedia umana di SCHERZI ? , e i suoi personaggi fragili e sporcaccioni, verso qualcosa di sublime.

 Marco Benedettelli