La confessione di un assassino seriale, lucida e completa, si dispiega lungo le pagine di questo romanzo, in cui la trama scaturisce attraverso la personalità del protagonista narrante, Lorenzo Ceré. Un personaggio complesso, apatico e segretamente lussurioso, che si rivolge a noi lettori in modo estremamente chiaro, consapevole, attento a far sì che il suo messaggio giunga a destinazione senza fraintendimenti.
La necessità di curare un’emicrania cronica lo porta nello studio della dott. Malaspina, psichiatra tanto avvenente quanto preparata. Lei è l’altro personaggio portante del romanzo, per la quale scatta un inevitabile quanto indomabile transfert: è l’unica persona al mondo che Lorenzo rispetti, l’unica con la quale vorrebbe aprirsi, l’unica che gli abbia mai fatto intravedere una prospettiva di vita alternativa. Di fatto il libro si presenta come la risposta, data a noi, alle domande poste dalla Malaspina durante le sedute di terapia, in cui il nostro fa rigorosamente scena muta.

Questo serial killer, al pari di molti dei suoi ammirati predecessori, è un uomo intelligente sopra la media, freddo e calcolatore, ma costantemente sottovalutato e umiliato: la sua contraddizione interna è tutta nella dialettica tra l’essere cosciente della propria colpevolezza, agli occhi del resto del mondo, e il sentirsi in qualche modo vittima e giustiziere.
Vittima a causa di un’infanzia all’insegna di maltrattamenti e abusi subiti dal patrigno Mariano, personaggio che aleggia come una maledizione in qualsiasi ricordo, scelta o azione del protagonista. Giustiziere per via della sua passione per la Storia: la sua è infatti una giustizia storica, il cui intento è riportare un ordine nel fluire degli eventi. Grande studioso dei personaggi e del Male del passato, Lorenzo associa sempre le sue vittime alle personalità storiche in base alle colpe commesse e al modus operandi scelto per giustiziarle. Per questa sua attitudine verrà soprannominato dai media il Valentino, epiteto che fu già di Cesare Borgia, personaggio che compare in uno dei  rebus indiziari concepiti dal killer.
L’efferato assassino seriale, uomo qualunque tra la folla, mostro sui giornali, rimane in attesa di qualcosa in grado di fermare il ripetersi delle proprie azioni, consapevole che la parola repetita è la chiave della sua e dell’umana Storia.
Il linguaggio diretto e fluente di Marilù Oliva è capace di mettere in luce le contraddizioni interne, finemente psicologiche, di un uomo spietato ma mai barbaro, onesto come un bambino che è invecchiato troppo presto. Lorenzo Cerè, fuori da ogni norma di vita quotidiana, è il personaggio ideale per sviscerare una moltitudine di temi che l'autrice affronta senza mai essere didascalica: i problemi familiari, il lavoro, la psichiatria, il rapporto uomo donna, il potere e l'impotenza dei media e delle forze dell'ordine, che quasi vengono a coincidere. Lorenzo è trasversale a tutto questo, è l'uomo in transito, senza posto nella società: è per questo che si erge a storico e sociologo, ma raddoppia il tiro, entra in azione, si mette in gioco, trova uno scopo nella vita.
L'autrice stessa è in transito, nello scrivere questo libro: si mette nei panni di un uomo restituendone un'immagine credibile, caricata quanto basta; entra nella mente di un killer grazie ad una forte base documentaria che però non può bastare, è necessario un salto al di là per non cadere nei luoghi comuni, balzo ben riuscito, nonostante le atroci torture di cui si macchia il protagonista suonino a volte eccessive. Ma forse è solo lo scontro con la sensibilità dell'uomo qualunque, incredulo, a renderle tali.

Simone Colombo