La Natura allo specchio | Riflessi di Natura

1.
Se si guarda allo specchio, non come al solito, non si riconosce: ha i tratti contratti, cerca di capire di chi siano, di una creatura sosia o della madre o del padre o dello zio. Non ha un nome: chi è, essa?

2.
La natura si guarda allo specchio e non si riconosce: le corre un brivido lungo la schiena. Decide di rivolgersi a se stessa dandosi del lei, alla spagnola, o forse sarebbe meglio del voi, alla francese: il tu è confidenziale. Non bisogna darsi troppa confidenza. Né si può confidare su tutte quelle cose che stanno lì, attorno al lavandino: cosa sono? Sono cose, tante cose. Tante cose, fra cui essa stessa.

3.
Regredire, tornare infante: lo stupore la invade. Torna a guardarsi allo specchio. Un brivido le sale lungo la spina dorsale, suona una musica nuova, un rumore di ossa: l’occhio si sgrana, si inarcano le sopracciglia. La mente di quel corpo che guarda se stesso allo specchio reggerà? Solleva ancora di più le sopracciglia nell’espressione dello stupore e dell’incanto: gli occhi spalancati, aperti al mondo, nuovo in ogni istante, e pure vecchissimo, in evoluzione, da miliardi di anni.

4.
Non avere più nomi: se andasse in giro a dire che non ha più nomi da dare alle cose, neanche a se stessa, cosa parlante, la scambierebbero per una cosa matta: lo sa, lei… lo sai, tu, allora, perché sei tu, natura, che dai i nomi alle cose e ti riconosci in quei nomi, ti appropri, recinti, ordini, per non sprofondare nel caos, nella meraviglia senza nome, nell’indistinto, dove tutto si equivale, nulla è ciò che sembra, nulla ha nome, il nulla è il nome di tutto. Tutto è Nulla, il Nulla è Tutto.

5.
La natura che si guardò allo specchio perse il suo nome di battesimo: si lavò la faccia e decise di andare per il mondo senza nome, non ignorando che quel corpo, quella creatura, che la guardava nello specchio e nello specchio si guardava, un nome lo ricevette e non poteva ignorarlo.

6.
Accese il computatore. Cercò nei protocolli di internet il nome della prima tecnica che avrebbe dovuto eseguire il giorno dopo: 浮落, far cadere con il movimento dell’onda, uki-otoshi, rovesciamento fluttuante. Venne fissata in quella forma 130 anni prima, nel 1887, da 嘉納 治五郎 Kanō Jigorō. Un rovesciamento fluttuante per 段 scolpire il gradino su per la montagna.

7.
Ora poteva andare a letto e dimenticare tutto: per non dimenticare ha scritto.

8.
Scrivere di sé alla terza persona neutra. Riflessi di natura nello specchio della mente.

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