La natura delle cose | di Laura Viezzoli | recensione di Valerio Cuccaroni

Genere: documentario
Durata: 68 min.
Cast: Angelo Santagostino
Paese: Italia
Anno: 2016

Opera prima della regista Laura Viezzoli, La natura delle cose è un viaggio orfico al contrario. L’autrice non porta fuori dall’oltretomba un’anima, ma l’accompagna giù, nell’abisso della morte.

Quando fu lanciato, nel 2013, con un progetto di crowdfunding su Eppela, il film era presentato come un documentario sul fine-vita, destinato a raccontare il pensiero e la vicenda di Piergiorgio Welby (1945-2006).

Strada facendo, però, dopo aver provato a montare materiali conservati da Mina Welby con filmati d’archivio fornitigli dalla Nasa, Viezzoli si è accorta che in assenza del protagonista l’opera sarebbe stata arrogante.

Così, su consiglio di uno psicologo specializzato in malati terminali, l’autrice entra in contatto con Angelo Santagostino, un uomo colpito dalla Sla (Sindrome laterale amiotrofica) che avrebbe voluto scrivere un libro sulla propria storia.

Per la sua particolare vicenda compositiva, La natura delle cose è diventato uno space movie in senso letterale: un film sullo spazio cosmico, tanto terreno, addirittura casalingo, quanto interstellare.

Nella sua caduta il corpo di Santagonisto si sposta casualmente dalla sua verticale e si scontra con l’autrice, producendo il film. È la legge epicurea del clinamen descritta da Lucrezio nel poema che dà il titolo al film.

All’inizio dell’opera Viezzoli sceglie di mostrare una frase emblematica, scritta da Santagostino con il suo computer collegato a un dispositivo ottico (eye-tracking), simile a quello inventato per Stephen Hawking, visibile nel film La teoria del tutto.

«sla lingua come tstrumento corporeo è soggetta come tutti ki corpi alla legge di gravità»: in questa frase, errori compresi, sta la chiave di lettura dell’intero film, che si chiude con una frase altrettanto emblematica sulla fisicità delle lettere.

È innanzitutto grazie al linguaggio, in effetti, che l’umanità riesce a sopravvivere su questa Terra e a tramandarsi dopo la morte.

Viezzoli compie il miracolo terreno di camminare all’indietro con il corpo condonnato alla morte. Il corpo di Santagostino che muore usa il linguaggio come un infante che disimpara a parlare. Le lettere diventano pesanti e le parole si sfaldano, rivelando la loro natura materica.

Tutta la tecnologia più avanzata non è che l’evoluzione della tecnica originaria che produce il codice alfanumerico. La natura delle cose è il Settimo sigillo in orbita sulla stazione spaziale di 2001 Odissea nello spazio. All’inizio l’occhio sbigottito dell’autrice è ancora umano, poi diventa ciò che osserva e gira gira gira, tanto finto da diventare vero.

Valerio Cuccaroni

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