La pizza al taglio e l’infinito || Lorenzo Franceschini

Sono convinto che il concetto di pizza al taglio pertenga in qualche modo al concetto d’infinito – a differenza di quello di pizza al piatto, collegato al concetto di finito. Infatti, mentre la pizza al piatto è conclusa in sé, perfetta nella sua rotondità, quella al taglio è sempre percepita come una parte di un tutto cui essa rinvia ontologicamente, proprio per il fatto d’esserne una parte – da qui l’espressione idiomatica “un pezzo di pizza”. Ma cos’è il tutto di cui questo “pezzo” farebbe parte? È forse la teglia dalla quale il pezzo è stato spiccato? A pensarci, sembrerebbe proprio di no: non è questo il tutto che viene evocato alla nostra sensibilità. Ci verrebbe piuttosto da rispondere che il “pezzo” sia parte della pizza intesa in senso assoluto: della totalità della pizza esistente al mondo, e di quella che è stata fatta, che si farà e che si può immaginare. Pertanto il pezzo di pizza, proprio in grazia della sua continuità con il tutto indefinibile cui appartiene, paragonato a una pizza al piatto – per quanto grande essa sia –, è, per fare un esempio, come un orizzonte marino paragonato ad un panorama lacustre. Il pezzo di pizza è come questo orizzonte, che, perdendosi nell’indefinito, sussurra le saghe degli oceani e promette meravigliosi tesori all’uomo che a riva sente forte in sé il desiderio ancestrale di oltrepassare i confini.

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