Press "Enter" to skip to content

Crash test

Costanza Alegiani, “Fair Is Foul and Foul Is Fair” (Improvvisatore Involontario, 2014)

61IkTW4RhBL._SL500_AA280_-150x150Fair is foul and foul is fair é un progetto ideato e realizzato da Costanza Alegiani, durante un periodo di lavoro presso il Koninklijk Conservatorium di Bruxelles. Il progetto (inizialmente nato come omaggio a Giuseppe Verdi, in occasione del bicentenario della sua nascita) è ispirato al Macbeth e all’Otello di Verdi, e ad alcuni personaggi delle due opere. Il tema guida che percorre le maglie della trama musicale è la natura ambigua e paradossale del Destino, cui fa riferimento l’emblematica formula delle streghe del Macbeth “Fair is Foul and Foul is Fair”, ovvero il bello è brutto e il brutto è bello.

Il Destino incombe su ciascuno dei personaggi ed essi, di fronte all’inesorabile, non possono fare altro che interrogarsi sulla propria condizione e sulle scelte da operare. La complessità di questa lotta interiore è il cuore pulsante di ogni brano, dove si sperimentano forme e materiali musicali eterogenei (la Canzone, il Recitativo e l’Aria, la Suite, l’Improvvisazione estemporanea), che ci descrivono la vicenda intima del personaggio. Nei brani Alas poor country. A messenger e Alas poor country. Refugees, il Coro dei profughi scozzesi del Macbeth denuncia la condizione civile e politica di un popolo esiliato, vittime di un fato che sembra essere loro avverso, ma che saranno pronti a sovvertire. Il personaggio di Desdemona – a cui sono dedicati i brani Desdemona’s DreamAn Old Song e Willow Song. Desdemona in her room – presagisce invece la sua fine imminente e giunge ad una tragica verità su se stessa e il suo destino, accettandolo. Le streghe del Macbeth, come le antiche Moire, presenziano silenziose continuando ad ordire i fili della storia. Esse rappresentano l’enigmaticità e l’inesorabilità del Fato e della Vita stessa. Possono profetizzare il destino degli uomini, ma non determinarlo. Predicono gloria, potere e vittoria all’Uomo, ma allo stesso tempo si prendono gioco di lui, rivelando il rovescio inaspettato della medaglia.

 

Costanza Alegiani é una cantante e compositrice italiana, nata a Roma nel 1984. Si é laureata con il massimo dei voti in Musica Jazz presso il Conservatorio di Musica «Licinio Refice» di Frosinone, ed in Filosofia presso L’Università «La Sapienza». Ha svolto un tirocinio n qualità di compositrice e cantante presso il Koninklijk Conservatorium di Bruxelles, all’interno del dipartimento di Jazz. Ha lavorato come Cantante Solista  in diverse  produzioni musicali e teatrali tra cui: L’opera da tre soldi (Università La Sapienza), La Buona Novella (RomaEuropaFestival), Peer Gynt (Alvaro Piccardi, Zeitlet X-mble),MossoVivo (Festival BodySongs, Prato) e partecipa alla realizzazione di L’ultima volta che vidi mio padre (Societas Raffaello Sanzio). É autrice di diversi progetti musicali a suo nome tra cui: Fair is Foul and Foul is Fair (CD Improvvisatore Involontario 2014) progetto ispirato al Macbeth e Otello di Verdi, realizzato in Belgio; il recital Tutto questo non é nient’altro che un gioco (2013), ispirato al Mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, la colonna sonora di Sorelle (2012) di Karole Di Tommaso, prodotto dal Centro Sperimentale di Cinecittà. Ha scritto per diversi ensemble di jazz tra cui:, Big Band del Conservatorio di Frosinone (progetto Pink Jazz), Jazz Orchestra di Chieti in Jazz, Vocal Ensemble del Koninklijk Conservatorium, settetto Jazz (Fair is Foul and Foul is Fair). Si è esibita in importanti festival, sale da concerto e teatri, tra cui:  Villa Celimontana Jazz Festival, Casa Del Jazz, Atina Jazz, Acuto Jazz, Teatro Palladium (RomaEuropaFestival), Istituti di Cultura Italiana in Gabon, Marocco e Polonia, Festival dei Teatri Santarcangelo ’39, Museo MIM di Bruxelles, Aula Magna Università La Sapienza, Giardini della Filarmonica Romana (I solisti del Teatro), Teatro Marrucino (Chieti in Jazz), Scuderie Aldobrandini Frascati (Da Donne a Donna), Casina di Villa Torlonia, RIFF.

 

Costanza Alegiani / voce e conduction

Jan Daelman / flauto traverso

Ben De Greef / sax contralto

Thomas Jillings / sax tenore

Thijs Troch / pianoforte

Daniele Cappucci / contrabbasso

Armando Luongo / batteria

Argo – redazione musica

 

 

Gleemen, “Oltre… Lontano, lontano” (2013, Black Widow Records)

 

Gleemen-1970-Gleemen-500x350We are in 1970: the progressive is not yet born, and the experience of the beat is setting. You can not expect too much yet! Should be limited for the moment to smell those few groups who proposed an evolutionary discourse compared to the late-beat tape that, in that year, was about to give way to the long wave of progressive. The Beatles broke up, and in a short time, Jimi Hendrix, Jim Morrison and Janis Joplin die. Need to pursue new musical goals, reinvent, create aopposition sound that refreshments spirit, creativity and communication, perhaps inspired by the belief in all that rock giants have left us … even at the risk of appearing not particularly original… This is what happens to Gleemen of Bambi Fossati in their eponymous album, we are in Genoa in 1970 and the desire to experience new horizons is taking shape. Should be given a high level of value to the only album recorded by the group: it ‘s true that references to Hendrix were obvious, but it is true that Bambi Fossati had a touch of his own that allowed him to give back the magic with great technical style and sensibility.

Thus, in “Gleemen” the band propose a condensed spectacular and never monotonous between past and future: from the lysergic beat of “Farfalle senza pois ” and “Dei o confusione”, to the psychedelic-freak atmospheres of “Shilaila”, revitalizing the spirit of Hendrix in disruptive “Spirit” and “Chi sei tu uomo”. In “Introduzione 1 & 2” the Gleemen offer the best of new and dynamic atmospheres although still too payroll to the teacher Jimi. Closes all the improvised “Divertimento”, a song so cross to be considered, despite its brevity, a small island avant-garde. Today in 2013, more than forty years after the onset, the Gleemen back with a new album absolutely amazing for freshness and vitality: the title is “Oltre…lontano, lontano” and on the cover retains the shape of the fish as a threat of power against which the culture must always fight. Although times have changed this struggle is evident in the design created for the new cover by the same author as that of the first album as a sign of continuity in the discourse of the group. The album presents a variety of reasons of great interest because besides the beauty of the compositions we have the presence of Bambi Fossati on 2 tracks, where he gives the best of himself expresses onincredible levels, there is the presence of Marco Zoccheddu (Osage Tribe, Duello Madre), there are obviously Maurizio Cassinelli and Angelo Traverso, two of the founder members,along with some talented young musicians who will be a pleasure to discover in listening to this album that is already part of history.

 

Anima di Gomma / La grande carovana / Canzone dei cuori semplici / Skizoid Blues / Il venditore di palloni / In una stanza / Stelle di vetro / Nel mio cortile / Solo amore / Oltre…lontano, lontano

 

LINE UP:

Bambi Fossati – Guitars

Maurizio Cassinelli – Drums

Angelo Traverso – Bass

Giampaolo Casu – Guitars

Giovanni Pastorino – Keyboards

Mauro Culotta – Guitars

 

Guests:

Marco Zoccheddu – Guitar, Keyboards

Martin Grice – Sax

Pino Nastasi – Voice, Bass

Danila Piras – Flute

Alessandro Paolini –  Acoustic Bass

Roberto Piga – Violin

Fabrizio Nuovilibri – Bass

Carlo Olivieri – Drums

Luciano Ottonello – El. Guitar

 

Argo – Redazione Musica

 

 

AA.VV., L’abbraccio della vita, Bibliosofica Editrice, 2013

labbraccio-della-vitaLa casa editrice Bibliosofica si propone di coniugare due anime, ovvero lo studio dei libri (bibliologia, bibliografia…) e la filosofia. Nella sua ultima antologia,L’abbraccio della vita, raccoglie contributi di sei importanti filosofi italiani, sul tema della vita, relativamente omogenei in lunghezza, ma diversamente orientati e sviluppati nei contenuti, come se appunto il destinatario dell’abbraccio fosse di volta in volta il secondo termine di un binomio che attraversa costanti della riflessione filosofica di tutti i tempi. Il professor Berti apre con vita e filosofia, e alle motivazioni di carattere esistenziale, intellettuale, scientifico, culturale, religioso, politico, argomentando come il movimento che dalla vita ci porta alla filosofia ci debba poi ricondurre ciclicamente alla vita stessa. Il professor Bodei introduce il tema del desiderio, desiderio di autoconservazione o desiderio di una vita filosofica, con un incalzare di citazioni fino all’età moderna e contemporanea, in cui la sovrabbondanza dell’energia del desiderio si scontra col limite della morte.
 Procede il giornalista Veneziani, riprendendo la sua stessa opera Amor Fati, proponendo differenti visioni filosofiche che intrecciano vita e destino, contrapponendo al fatalismo l’accettazione del proprio destino e ponendo vita e destino in rapporto alla tecnica e alla libertà, fino al confine con la metafisica e la religione. Ancora, il professor D’Angelo approfondisce il rapporto tra vita e arte, analizzando la figura del dandy come incarnazione di vita estetica, nemico dello specialismo e vincolato alla moda nel senso della ricerca di una peculiare distinzione nell’esteriorità e di un’incessante aspirazione alla forma. Si prosegue con il professor Matassi e la diade vita e musica, nella priorità della musica tra le arti e nel suo rapporto col linguaggio, nel suo collocarsi all’interno della dialettica apolinneo/dionisiaco, fino a ravvisare un’identificazione tra musica e vita, pur se lacerata da conflittualità, nell’anelare alla fratellanza. L’ultimo contributo, della professoressa Gagliasso, è un monito sul rapporto tra vita e ambiente, lentamente, ma inesorabilmente danneggiato da catastrofi prevedibili e arginabili, di cui ora ci si impone l’urgenza a causa del ritardo con cui sono (o non sono) state gestite, fino alle più critiche conseguenze dell’impatto antropico sull’ambiente inteso secondo diverse declinazioni, naturale e artificiale, sullo stesso corpo dell’uomo, ambiente costituito dagli altri per ciascuno di noi, talora oltre la soglia della naturale capacità di rigenerazione a fronte di un’intervenuta distruzione. Queste voci ripercorrono la storia della filosofia in un ricamo interdisciplinare come un invito a riflettere sempre con un contraltare e coralmente, e rappresentano in sé la declinazione di un’idea di vita.
Francesca Bertolani

Paola Ronco, La luce che illumina il mondo, Indiana Editore, 2013

luce-che-illumina-250x350Una città sull’orlo del baratro, la Sumonno descritta da Paola Ronco, quintessenza di una decadenza che, proprio per questo, cerca di brillare il più possibile, dove può: lo scenario è quello del contrasto sociale ed architettonico tra lo sfavillante Centro Rubino, la medio-borghese Città Progresso e la sempre più degradata Zona Sviluppo, devastata dalla piena del fiume nelle prime pagine. Al potere c’è la famiglia Neri, il cui patriarca Costanzo, più che appoggiato è disturbato da due figli tutt’altro che simili a lui: Ramsete è rampante e ambizioso, immaturo e festaiolo quel tanto che basta da vivere la città ed il potere come un grande parco giochi; Osiride, meditativo e silenzioso, non sembra interessato all’attività di famiglia.
Attorno a loro si dipanano una serie di personaggi chiave, soprattutto per il punto di vista che offrono: c’è il body-guard di Ramsete, le cui origini affondano in un passato oscuro, paradossalmente amico del giornalista di controinformazione Maurilio Sori, la cui voce sembra perdersi nel vuoto; c’è Melissa, enigmatica e sensuale alleata del boss della malavita, nemesi di Costanzo Neri; ci sono i Neo Catari, setta fondamentalista e ribelle, i cui membri sono pronti a darsi fuoco strategicamente per far sentire la propria voce. E c’è dell’altro, tanto altro che si annida sotto la superficie, che affonda nel passato.
Ma soprattutto c’è Sumonno: è la città la vera protagonista del romanzo, che dall’iniziale alluvione pulsa di vita attraverso la voce dei vari personaggi. L’impressione è infatti quella di un sistema vitale che si autoregola, con un passato violento, un progredire per cadute successive, inevitabili e prevedibili, e un futuro avvolto nella nebbia. La vicenda in sé, in effetti, non è che il racconto dei sintomi di una città malata, fervente perché febbricitante: Paola Ronco mette sotto una lente di ingrandimento i mali e le voci della nostra stessa società, servendosi di un microcosmo che non sembra avere legami né con il mondo esterno né con un tempo storico preciso, assumendo ora toni fantascientifici, ora medievali, a tratti noir ma con il respiro del romanzo distopico.
Paola Ronco (1976) è stata finalista al Premio Calvino nel 2006 con Breviario dei servi globali, suoi racconti sono stati pubblicati sulla rivista Carta, ha partecipato alla raccolta Tutti giù all’inferno (Giulio Perrone Editore, 2006) con un racconto.  Il suo romanzo d’esordio è Corpi Estranei (Perdisa Pop, 2009).
Simone Colombo

 

 

Argo | Top Five Jazz 2013

 

Anche quest’anno la nostra redazione ha avuto modo di seguire moltissima musica (contemporanea, jazz, lirica, etc.). Abbiamo deciso quindi di stilare per la prima volta la nostra personale classifica dei cinque album jazz – a nostro avviso – più interessanti tra quelli pubblicati nel 2013. La scelta è ricaduta tra i numerosi dischi che abbiamo ricevuto in redazione o, più semplicemente, tra quelli degli artisti che abbiamo avuto modo di seguire dal vivo durante i loro tour promozionali. Ecco i nostri favoriti.

TNYII_Cover-150x150

Ellery Eskelin, “Trio New York II” (Prime Source Recordings CD 7010) | The Midnight Sun / Just One of Those Things / We See / My Ideal / After You’ve Gone / Flamingo

Ellery Eskelin, tenor saxophone | Gary Versace, Hammond B3 organ | Gerald Cleaver, drums

 

1377519968_48996cdba9d1426603d9fb47d53600d6-297x300MARTUX_m Crew, “Imagine” (2013, Parco Della Musica Records/Distribuited by Egea Music) | Imagine / Easy if you Try / A life in Peace? / Not the only Dreamer / The world as One / No Countries

Martux_m Crew, electronics | Fabrizio Bosso, trumpet | Francesco Bearzatti, tenor saxophone, clarinet | Eivind Aarset, electric guitar, electronincs | www.egeamusic.com

 

 

Fred-Hersch-Julian-Lage-Free-Flying-300x257Fred Hersch and Julian Lage, “Free Flying” (2013, Palmetto Records) | Song Without Words #4: Duet (Fred Hersch); Down Home (for Bill Frisell) (Fred Hersch); Heartland (for Art Lande) (Fred Hersch); Free Flying (for Egberto Gismonti) (Fred Hersch); Beatrice (Sam Rivers/Rivbea Music BMI); Song Without Words #3: Tango (Fred Hersch); Stealthiness (for Jim Hall) (Fred Hersch); Gravity’s Pull (for Mary Jo Salter) (Fred Hersch); Monk’s Dream (Thelonious Monk/Thelonious Music Corp BMI)

Fred Hersch, piano | Julian Lage, guitar | www.fredhersch.com | www.julianlage.com

 

61e+CZuo57L._SL500_AA280_-150x150Mike Melillo, “Remembrance” (2013, Not.a.mi Jazz) | Remembrance (coda: All alone) / Would you like to take a walk? / That old feeling / Black and tan fantasy / Recycle / Me and my shadow / Salt peanuts / I’m coming Virginia / Gee! / Introspection / See hunt and liddy / Smoke gets in your eyes (coda: In the mornin’ Am. spiritual) | www.edizioninotami.it

 

 

 

Luca_Poletti_Colors-592x543-300x274Luca Poletti Trio/Plus (# Special Guest Paolo Fresu), “Colors” (2013) | Prologo / Strolling Around / Preludio #1 Raining Grey / Preludio #2 Sirene Preludio #3 / Bastian oirartnoc / This Is For You / Preludio #4 Leo / Preludio #5 / Preludio e Fuga / Preludio #6 / Sold 20% Epilogo / Colors

Luca Poletti, Fazioli F278 GrandPiano & Fender Rhodes MK I | Stefano Senni, doublebass | Matteo Giordani, drums | Matteo Cuzzolin, tenor sax | Christian Stanchina, trumpet | Annika Borsetto, voice | Michele Bazzanella, el. Bass | special guest: Paolo Fresu, trumpet, flugelhorn, electronic www.lucapoletti.com

 Argo – redazione musica

 

 

Minnesota Contemporary Ensemble – 180° From Ordinary (1997, Innova Recordings)

minnesota-150x150«In 1992, I arrived in the twin cities with the idea of starting a new music ensemble that would attempt to combine the artistry and structure of a contemporary chamber orchestra with the style and attitude of a post-punk rock band. It  has always been my most staunch position that great music, no matter how esoteric or “difficult”, can be appreciated by anyone regardless of their knowledge or understanding of the technical aspects of composition. I feel that what is most often lacking at classical concerts is the musician’s burning dedication to what they are performing. It is the “from the gut” commitment to great music by the performer that translates to the audience, not the work’s tone row inversion or its similarity to something by Mahler.

I am proud that MCE has always striven to grab the audience by the neck and drag them both emotionally and physically into the music. In a day and age when orchestras reheat the German or Russian romantic war horses to generate audiences, MCE continues to perform the most interesting cutting edge new music to sold out, standing-room-only audiences. What is captured on this disc are some of the most shining, special moments of the past five years, the majority of which were recorded live in concert.

It has been one heck of a ride since our debut at the walker art center in may of 1993. I would personally like to thank everyone who has helped make MCE an organization with an exemplary past, and an auspicious future».

 

Duane Schulthess

MCE Executive Director

Astor PiazzollaFour, for Tango (1987) / Paul SiskindRituale (1991) / Libby LarsenBlack Roller (1981) / Sofia GubaidulinaChaconne (1962) / Frank ZappaThe Black Page (1977) / Allen GleckTwo Trumpets, Fast (1992) / Tom TrenkaWatch…Wait (1997)

 

 

Caterina Zanfi, Bergson e la filosofia tedesca, Quodlibet, 2013

copertina-zanfi-bergson-b-300x350Con grande piacere invito alla lettura di uno strutturato saggio che cesella un importante capitolo della filosofia francotedesca dei primi decenni del Novecento, articolato in tutta la sua complessità con chiarezza e completezza e pubblicato dalla casa editrice Quodlibet. Questo solido excursus di “geostoria” di filosofia contemporanea è frutto di un lungo lavoro tra Italia, Francia e Germania, con la collaborazione di molteplici istituzioni e docenti, e di un originale sviluppo del percorso accademico e del pensiero di Caterina Zanfi, studiosa di estetica presso l’Università di Bologna. L’opera è accessibile anche ad un pubblico di non specialisti, per quanto il livello espositivo sia elevato: può essere letta su più livelli e, in questo senso, cito dall’introduzione dell’Autrice, che fa riferimento alla conferenza “L’intuition philosophique” (Università di Bologna, 1911). “Secondo Bergson, senza uno sforzo preliminare per ricondurre una filosofia a ciò che essa non è, e per collegarla a ciò che fu intorno ad essa, non attingeremo forse mai a ciò che essa è veramente”. Ecco, nell’estrema sintesi che non di rado l’approccio filosofico comporta, ciò che ci vuole restituire lo scritto di Caterina, ed a mio avviso all’altezza di quanto si propone.
La peculiarità della prospettiva di questo saggio consiste nel delineare i confini del dibattito filosofico tedesco contemporaneo a Bergson (Jena, Berlino, Heidelberg, Gottingen), il microcosmo entro cui l’opera dell’Autrice si apre come un sipario sulla produzione di Bergson dal 1907 (“L’evoluzione creatrice”) al 1932 (“Le due fonti della morale e della religione”). L’evoluzione dell’intuizione filosofica bergsoniana viene letta da Caterina nel dipanarsi attraverso un serrato e fertile confronto tra e con spiccate personalità della filosofia tedesca (Eucken, Simmel, Jankélévitch, Windelband, Scheler…) che intrecciano le loro voci dai quattro angoli della scena tedesca, la cui ricezione del pensiero bergsoniano ne arricchisce per noi e per lui stesso l’interpretazione: un Bergson che emerge quindi dalle pagine dell’Autrice ben attento ad attingere da essa come una fonte da cui trarre nuovo slancio intellettuale. Non è però solo lo sguardo all’oltreconfine geografico che accompagna il maturare della riflessione di Bergson, ma, retrospettivamente, attraverso la lettura che di Bergson ci porge la relazione con la filosofia tedesca del suo tempo ritorniamo, ad esempio, a Kant, all’idealismo, a Nietzsche, affacciandoci dunque sui fondamenti della storia del pensiero che lo precede. Per rifarci nuovamente alla conferenza di Bologna, per Bergson lo spirito umano così è fatto: comincia a comprendere il nuovo allorchè ha tentato di tutto per ricondurlo al vecchio. Le cornici concentriche che, attraverso l’attenta analisi dell’Autrice, arricchiscono dunque in tutte le direzioni il contributo bergsoniano, procedono, in questo senso, come il movimento di infinite traduzioni: non si tratta soltanto di mediazione o scontro teoretico, ma anche di interfaccia tra la lingua francese e la lingua tedesca, nonchè di recupero, approfondimento, e talora anche di adombramento, dei significati che il pensiero di un determinato Autore veicola, attraverso uno specifico linguaggio e nel quadro di un contesto definito, nello specchio di differenti elaborazioni filosofiche che fungono da contrappunto. A livello di contenuti, le stesse tematiche indagate si configurano spesso come un rapporto, il rapporto col cristianesimo, il rapporto tra il fluire della vita e il circoscrivere nel concetto, il rapporto tra natura e storia, come esso si inscrive nel dibattito fra Kultur e Zivilisation, come viene letto nella comparazione tra scienze nomotetiche ed idiografiche, come si lega alla biologia, alla psicologia, alla fenomenologia ed alle scienze religiose, fino a come si manifesta nella guerra, cui è dedicato, come un assolo, l’ultimo capitolo. Chiave di volta,
infatti, la guerra, nella storia umana quanto in quella dell’Autore, in quanto è proprio l’atteggiamento di Bergson a riguardo che ha allontanato l’interesse della Germania in guerra nei suoi confronti, interesse ulteriormente ricusato dalla Scuola di Francoforte e recuperato poi dalla critica di anni più recenti. Lascio alla penna di Caterina lo svolgimento dei temi introdotti, con un ultimo, grato, cenno al rifiorire, pagina dopo pagina del saggio, dell’intensa vitalità intellettuale nel ritratto che l’Autrice ci offre dell’Europa di un secolo esatto fa, e l’auspicio è che la nostra lettura, il nostro impegno e il nostro coraggio possa portarne avanti l’eredità anche oggi, e possibilmente con un meno drammatico esito di conflitto e distruzione.
Francesca Bertolani

Icarus Ensemble

0000177003_350-300x300L’Icarus Ensemble nasce nel 1994. Ensemble di livello internazionale è presente in Messico, Argentina, Olanda, Belgio, Inghilterra, Giappone, Svizzera, Croazia, Stati Uniti, Egitto, Francia, Germania, Azerbaijan, Indonesia, Irlanda, Romania, Moldavia, Maltafest. In Italia ha suonato per quasi tutte le maggiori istituzioni e Festivals. E’ attualmente Ensemble in residenza al Teatro di Reggio Emilia.

Tra le collaborazioni si segnalano quelle con i registi Yoshi Oida (2003) per la realizzazione dell’opera Alex Langer di Verrando, con Daniele Abbado (2004) per l’opera The Rape of Lucretia di Britten e per Miracolo a Milano di Giorgio Battistelli, con Franco Ripa di Meana per Il tempo sospeso del volo, con Francesco Micheli per Fidelio Off (2009), con l’artista Christian Boltanski (2005) per l’installazione “Tant que nous sommes vivants”, con Lorenzo Mijares per De Cachetito Raspado di Trigos, con gli studi Agon, Fabrica (Benetton), con Otolab (Sincronie 2004, 2005, Chew-Z 2006 e Rec 2006 e tutti i concerti legati al progetto “Prove di volo”) con Luca Scarzella (Lips, Eyes, Bang di Francesconi e The Rape of Lucretia di Britten), con Roberto Paci Dalò e i Giardini Pensili per lo spettacolo Organo Magico Organo Laico, con David Ryan, con gli attori John De Leo, Michele De Marchi, Ivana Monti. Le ultime produzioni hanno incluso esponenti della scena elettronica e post techno internazionale quali Staalplaat Soundsystem, (Olanda), Pan Sonic (Finlandia), Matmos (USA), Andi Toma dei Mouse on Mars (Germania). Tra i direttori ospiti si segnalano Giorgio Bernasconi, Pietro Borgonovo, Erasmo Gaudiomonte, Giovanni Landini, Andrea Molino, Renato Rivolta, Yoichi Sujiama, Juan Trigos, Pierre André Valade, Pierangelo Valtinoni, Jonathan Webb. Icarus si è spesso unito ad altri ensembles quali Alter Ego, Neuevocalsolisten (Germania) e Cantus (Croazia), Coro Claudio Merulo per progetti speciali.

Sono regolarmente ospiti di trasmissioni radiofoniche sulla Rai e i loro concerti sono passati per le reti nazionali giapponesi, messicane, argentine, olandesi, francesi, svizzere, rumene e azerbaigiane. Hanno inciso per Ricordi, Stradivarius, Bottega Discantica, Sincronie, Ariston, Spaziomusica.

 

ico_goebbelsHeiner Goebbels, “The Italian Concerto” | The Italian Concerto; Ou bien sunyatta; Die faust im wappen; So that blood dropped to the earth

 

 

 

ico_opusincertum-150x150Pietro Borradori, “Opus Incertum” | Cantata puer aeternus (1992/1993); Dialectical landscapes (1991); Opus alexandrinum (1992); Trame perdute (1993); Opus incertum (1992)

 

 

 

Argo – redazione musica

 

 

Michel van der Aa | “Here Trilogy” (2010, Disquiet)

Van+der+Aa+Here+Trilogy-300x300Il compositore olandese Michel van der Aa, una delle voci maggiormente personali nell’attuale panorama europeo, ha saputo ritagliarsi uno spazio assolutamente indipendente divenendo oggi una delle figure di primo piano non solo in Europa, ma in tutte le più importanti sedi internazionali. Il suo stile è caratterizzato da un approccio costruttivista e dall’uso del ritmo e degli accordi come componenti strutturali. Unendo suoni e immagini attraverso l’uso di frame di film e tracce campione preregistrate, la sua musica intreccia le due forme in un collage ricco di elementi teatrali come parti essenziali della partitura.

Compositore e drammaturgo, van der Aa ha studiato inizialmente come ingegnere del suono presso il Conservatorio Reale de L’Aia per avvicinarsi in seguito alla composizione con Diderik Wagenaar, Gilius van Bergeijk e Louis Andriessen. I suoi recenti lavori mostrano, infatti, la combinazione più abrasiva di musica, immagini ed elettronica e vedono un suo diretto coinvolgimento non solo come compositore, ma anche in veste di regista e video-maker in una produzione in cui messa in scena, film e musica sono perfettamente congiunte.

Accade così che nelle opere del compositore fiammingo – che ha completato programmi di regia cinematografica e teatrale presso la New York Film Academy (2002) e al Lincoln Center Theater Director’s Lab (2007) – i musicisti si trovino ad interagire sul palco con le loro rispettive controparti elettroniche, dei veri e propri alter ego che si muovono in maniera parallela su tracce preregistrate o su sequenze di film intagliate nel corso di un brano. Proprio come accade nel monodramma Anaïs Nin di Louis Andriessen (anche se i veri precursori in questo senso furono i Pink Floyd).

Paolo Tarsi

here-trilogoy-landscape-300x300

Michel van der Aa, “Here Trilogy” (2010, Disquiet) | Here [enclosed] (2003) per orchestra da camera e soundtrack; Here [in circles] (2002) per soprano e ensemble; Here [to be found] (2001) per soprano, orchestra da camera e soundtrack

Netherlands Radio Chamber Orchestra

Peter Eötvös & Etienne Siebensconductors

Claron McFaddensoprano

 © Riproduzione riservata

 

 

“Road Runner”, Claudio Jacomucci (2002, Ema Records)

jacomucci2«Le piste sono tutte false – affermava Franco Donatoni – non esiste una pista che non sia falsa: chi le evita tutte indica una falsa pista a chi lo segue. È necessario tuttavia incamminarsi, ritornando incessantemente a cancellare le orme».

Le tracce contenute nel disco Road Runner del fisarmonicista urbinate Claudio Jacomucci sono un autentico tesoro nascosto ai più, orme di un sentiero che meritano di essere scoperte e ripercorse da un numero di ascoltatori ben più ampio di quello degli appassionati di musica contemporanea, che già da tempo hanno apprezzato le qualità di questo originale interprete. Musicista tra i più intelligenti della scena musicale internazionale, Jacomucci è inoltre un buon compositore di brani solistici ed elettroacustici, come dimostrano le pagine di Wonderlands e Infernal circles (con supporto elettronico) – entrambi tratti dall’album Wonderlands (2008) –, ed é autore di vari metodi per lo studio della fisarmonica a bottoni.

La musica per fisarmonica racchiusa in questo CD vede il susseguirsi di composizioni di György Kurtág (Five Pices),Franco Donatoni (Feria IV)Luciano Berio (Sequenza XIII “Chanson”)Luis De Pablo (Tango)Salvatore Sciarrino(Vagabonde Blu) e John Zorn (con il vorticoso Road Runner, il brano che dà il titolo all’album). Di alcuni di questi autori Jacomucci ha presentato prime esecuzioni – Berio, Donatoni, Kurtag, De Pablo, Porena, etc. – di brani spesso a lui dedicati.

Gli interessi di questo artista spaziano dalla musica barocca al Novecento storico, dalla musica contemporanea a quella tradizionale, passando per il multimediale e l’improvvisazione. Dal lavoro con la coreografa e danzatrice Kathleen Delaney è scaturita inoltre un’esplorazione delle possibilità compositive tra movimento e suono nei diversi aspetti delle interazioni live, della musica elettroacustica e della video-dance.

 Paolo Tarsi

 300x300-150x150Toshio Hosokawa/“Birds Fragments” | Alter Ego Ensemble (2006, Stradivarius)

jacomucci2Road Runner (2002, Ema Records): György Kurtág (Five Pices); Franco Donatoni (Feria IV); Luciano Berio(Sequenza XIII “Chanson”); Luis De Pablo (Tango); Salvatore Sciarrino (Vagabonde Blu); John Zorn (Road Runner)

Wonderlands (2008, Adatto): Igor Stravinsky (Petrushka); Maurice Ravel (Ma Mère l’Oye); Claudio Jacomucci (Wonderlands); Armenian traditional (Du anmeg es); Otar Taktakishvili (Pandur); John Zorn (Road runner); Claudio Jacomucci (Infernal circles)

jacomucci3-150x150J. S. Bach (2009, Blowout Records): Fuga (BWV 539); Praeludium et Fuga II [WTC I] (BWV 847); Praeludium et Fuga III [WTC I] (BWV 848); Praeludium et Fuga XXII [WTC I] (BWV 867); Wachet auf, ruft uns die Stimme (BWV 645); Erbarm dich mein, o Herre Gott (BWV 721); Passacaglia et Thema Fugatum (BWV 582); Ich Ruf zu dir, Herr Jesu Christ (BWV 639)

original-420x350Beyond (2012, Blowout Records): Egberto Gismonti (Baião Malandro/Água & Vinho/Loro); Hermeto Pascoal (Chorinho pra ele); Paolo Marzocchi (Albanian Folk Song n.1); Otar Taktakishvili (Panduri); Vittorio Fassone (‘Ncopp’ a ll’onna); Claudio Jacomucci (Aracne); Efisio Melis (Mediana); Astor Piazzolla (La Muerte del Angel/Chiquilín de Bachín/Michelangelo 70)

 

 

 

Altri Articoli…
Condividi