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Bernhard Haas | Die Orgelwerke: Ferneyhough, Feldman, Scelsi, Xenakis | 2008, Edition Zeitklang

All’inizio degli anni Sessanta l’organo fu al centro di una spettacolare rinascita al di fuori dell’ambito strettamente liturgico grazie a compositori come György Ligeti, Bengt Hambraeus e Mauricio Kagel, accanto ai quali emerse la figura avveniristica di Gerd Zacher che, esplorando un ampio spettro di possibilità sonore, spianò di fatto la via alla sperimentazione organistica in un modo pressoché analogo a quanto David Tudor stava compiendo in campo pianistico. Tutti insieme portarono lo strumento oltre i suoi limiti, scatenando scandali e dimostrando che l’organo era in grado di espandere in maniera significativa le nuove frontiere sonore della musica contemporanea. In questo CD sono presenti alcune delle principali composizioni di figure di primo piano della decade successiva: Scelsi, Xenakis, Feldman e Ferneyhough. Alla consolle dell’organo Rieger (2004) della cattedrale di Essen, strumento che si mostra particolarmente adatto alla musica contemporanea, siede Bernhard Haas (*1964) che dopo aver studiato con musicisti di primo piano della scena non solo europea – valga per tutti il nome di Zsigmond Szathmáry – ha collaborato direttamente con i compositori Aldo Clementi, Xavier Darasse, Heinz Holliger, Mauricio Kagel, Henri Pousseur, Giacinto Scelsi, e molti altri ancora, per l’interpretazione delle loro opere organistiche.

 Tecniche esecutive al limite dell’eseguibilità caratterizzano le partiture di Brian Ferneyhough (*1943) che in Sieben Sterne (1970) adotta una scrittura materica, densa ed ermetica per un’opera di non facile approccio che esige uno strumento con quattro manuali e l’aiuto di due assistenti. Il termine ‘Nuova complessità’ apparve per la prima volta nel 1988 ad opera del musicologo inglese Richard Toop per definire la musica di una serie di compositori inglesi che trovava nell’estetica della difficoltà le proprie radici comuni. Le sette parti dell’opera – Refrain IVerse-Capriccio ITract IRefrain IITract IIVerse-Capriccio IIRefrain III – si ispirano a “God the Father” una xilografia di Albrecht Dürer (1471-1528) e al libro dell’Apocalisse.

Principal Sound (1980) è l’unica composizione organistica di Morton Feldman (1926-1987). Il titolo può alludere ambiguamente a un duplice significato lasciando spazio a due interpretazioni. La prima è che la composizione si riferisca a un singolo suono principale da cui prendono vita tutti gli ulteriori gesti sonori o, più semplicemente, può fare riferimento all’omonimo registro ‘principale’ dell’organo. Il compositore non suggerisce alcuna indicazione per la registrazione organistica del brano. Bernhard Haas  basa la sua interpretazione sulla varietà dei colori timbrici, come se i suoni si muovessero in un’altra dimensione con il brano che finisce quando tutto scompare per ri-comporsi altrove.

Morton Feldman definì Giacinto Scelsi (1905-1988) il “Charles Ives italiano”. In nomine Lucis fu scritta da Scelsi nel 1974 in memoria del compositore Franco Evangelisti, suo amico e cofondatore di ‘Nuova Consonanza’, associazione destinata a promuovere la musica contemporanea. Questo pezzo è stato concepito per uno strumento meccanico, con registri da tirare, in modo da poter ottenere effetti microtonali, se non proprio quarti di tono, potendo meglio realizzare così le sonorità che il compositore aveva in mente. Scelsi era solito registrare le sue improvvisazioni su nastro magnetico, facendo trascrivere poi in partitura quelle che riteneva essere più adatte all’esecuzione in concerto. In questo caso, affidò la trascrizione all’organista svedese Siegfried Naumann, mentre le indicazioni per la registrazione sono di Erik Lundquist.

Gmeeoorh (1974) di Iannis Xenakis (1922-2001) nasce da una commissione dell’International Contemporary Organ Music Festival dell’università di Hartford, in Connecticut (USA). È un brano che richiede un virtuosismo estremo, quasi trascendentale. Xenakis ne propose due versioni per permetterne una corretta esecuzione sia sugli organi americani di 61 note quanto sugli strumenti europei di 56 tasti. In continuità con Erikhthon per pianoforte e orchestra, nelle sue otto sezioni Gmeeoorh (1974), il cui titolo è un libero anagramma diOrganon, si basa su giochi geometrici di arborescenze melodiche sottoposte a trasformazioni per rotazione e distorsione. Il brano inizia con arborescenze melodiche molto semplici da cui derivano strutture via via più complesse. Meticolose le istruzioni di registrazione, per quanto ogni organo sia un unicum e pertanto specifiche registrazioni non possano essere sempre rispettate come stabilito su un organo in particolare. Ma le istruzioni di Xenakis sono così precise che è sempre possibile capire la volontà del compositore. Secondo le fonti storiche a nostra disposizione l’organo fu inventato nel III secolo a. C. da Ctesibio, un greco di Alessandria. E benché, stando alla leggenda, la prima competizione organistica ebbe luogo a Delfi, in Grecia, ci sono voluti ben duemila anni prima di avere un importante lavoro di un compositore greco con cui arricchire il repertorio organistico. Ctesibio era un matematico, un ingegnere e un emigrante, proprio come Xenakis, matematico, ingegnere-architetto e lontano fin dalla nascita dalla sua Grecia.

 

Paolo Tarsi

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