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"Clash", Bruno Canino (2005, ATOPOS 6)

61yZcPF0toL-300x291«Congegnando questo programma, ho cercato di illustrare le diverse vie prese dalla musica italiana in questi ultimi vent’anni. L’avanguardia strutturalista si è accademizzata, lo dicono tutti; forse è morta, certamente ha patito una sua diaspora: ma il magistrale “Rima” di Franco Donatoni inanella e accumula senza dubbi biscrome su biscrome, trilli, mordenti, arpeggi, con uno spietato meccanicismo aprioristico che vorrebbe cancellare – ma non riesce, fortunatamente –, la grande musicalità del compositore veronese. Niccolò Castiglioni si era già costruito, rifiutando le tecniche post-darmstadtiane, un suo rifugio alpino, di coltissima innocenza, nel ricordo di Grieg e di Mahler.

Nei 3 autori più giovani, tutti e 3 meridionali, stasera eseguiti, pare ritrovata una concretezza di espressione che permette di captare subito, con l’ascolto, le idee dell’autore. L’abruzzese Marco Di Bari spiega e sviluppa moduli frattali molto semplici, di pianismo efficace e fortemente caratterizzato; l’avellinese Mario Cesa, col suo primitivistico contrasto fra tasti bianchi e tasti neri, picchia giù duro, mimando (polemicamente) forme arcaiche o classiche. Nel palermitano Giovanni Sollima, giustamente stufo del gran celebrare una Mitteleuropa fatta in casa, si riferisce invece a modelli ritmici mediterranei o balcanici, e traduce il minimalismo statunitense in modelli tutt’altro che atarassici. Matteo è il nome del suo bimbo appena nato, mentre Yes, un’iniezione di fiducia, traduce il nostro si, che è al tempo stesso omofono della nota si (sulla quale la composizione è costruita) ed a sua volta è la trascrizione fonetica della nota C (do) degli anglofobi, che si rifà a un brano famoso di Terry Riley, “Music in C”, spostandolo di un semitono.

Ho voluto usare tre degli imperturbabili, catartici, “Etudes Australes” di John Cage, come ouverture, intermezzo, conclusione di questa rassegna. Il cielo stellato è riportato su 4 pentagrammi, due per la mano destra, due per la sinistra: il tempo di lettura è libero e può variare la sua velocità (pardon, la sua cageana lentezza); la dinamica ed i modi d’attacco sono ad libitum dell’esecutore, e qua e là tranquille comete lasciano le loro scie di risonanze».

 

Bruno Canino

 

Bruno Canino, nato a Napoli, ha studiato pianoforte e composizione al Conservatorio di Milano, dove poi ha insegnato per 24 anni pianoforte principale. Come solista e pianista da camera ha suonato nelle principali sale da concerto e Festivals Europei, in America, Australia, Giappone, Cina. Da 40 anni suona in duo pianistico con Antonio Ballista, e da 30 fa parte del Trio di Milano. Collabora con illustri strumentisti come Salvatore Accardo, Lynn Harrel, Uto Ughi, Victoria Mullova, Itzahk Perlman. E’ stato per alcuni anni direttore artistico della società Giovine Orchestra Genovese, e in seguito, della stagione autunnale del Campus Internazionale di Musica di Latina. Ha diretto la Sezione Musica della Biennale di Venezia. Si è dedicato in modo particolare alla musica contemporanea, lavorando, fra gli altri, con Pierre Boulez, Luciano Berio, Karl-Heinz Stockhausen, Georgy Ligeti, Bruno Maderna, Luigi Nono, Sylvano Bussotti, di cui spesso ha eseguito opere in prima esecuzione. Ha tenuto un corso di perfezionamento per pianoforte al Conservatorio di Berna. Ha pubblicato il libro “Vademecum del pianista da camera” edito da Passigli Editore.

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J. Cage, da “Etudes Australes”: Etude n. 4F. DonatoniRimaN. Castiglioni5 pezzi da “Come io passo l’estate”M. Di Bari2 studiSelf-similarity – Rèfraction de Gèometrie;J. Cage, da “Etudes Australes”: Etude n. 8M. CesaAiserlonenialant – 3 Dagherrotipi (Preludio – Ricercare –Toccata)B. Canino, 2 RondòG. SollimaIn Si (Matteo Yes)J. Cage da “Etudes Australes”: Etude n. 18

 

 

Argo – redazione musica

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