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Cristiano Poletti, Porta a ognuno, L’arcolaio, 2012

arcolaio_copertine_portaaognuno-250x350Lascia una sensazione di pace la lettura di questo bel libro di Cristiano Poletti: Porta a ognuno. Eppure si tratta di una raccolta in versi di lotta. Un equilibrio raro da trovare: pace e guerra. Pace perché il tono di Poletti è lieve, volutamente (necessariamente) basso, a volte addirittura sussurrato, ma sempre efficace.

«Vogliamo vivere / e morire, ugualmente, / ci viene da dire. // Prendimi nel tuo sguardo, / cara compagna vita, / mio caro compagno.» pag. 62

La forza sta nel contenuto dei testi e nella chiarezza con cui i versi sono disposti sulla pagina. Si avverte la fatica, la battaglia combattuta, per la scelta di una parola al posto di un’altra. Uno spazio bianco in luogo di un aggettivo. Molti sono gli spazi bianchi, i silenzi che attraversano questo libro. Silenzi che chiamano, che scuotono. Le ragioni di chi ha passato i trent’anni si fanno racconto, scavano nel ricordo: «La carta vetrata dei ricordi / scortica i palmi, / pregandomi un ritorno; chiedo / cosa hai fatto, dove sei / stato nel tempo.» pag. 11, e dalla memoria personale restituiscono frammenti passati di ognuno di noi. Luoghi, persone care, qualcuno che non c’è più; l’amore che pare un invito a resistere nel tempo. La ricerca e il bisogno di verità. La necessità di imparare, sempre e da ogni cosa, perché tutto insegna.

«Il giudizio è una luce intermittente. / E’ la nostra luna / buia che parla mentre l’altra / sta fuori, non pensa / e splende: silenzio.» pag. 38

Cristiano Poletti sa che non c’è salvezza nelle parole ma che queste aiutano a salvare (incidere dalla corteccia) pezzi di vita. Nella prima parte del libro c’è un testo che chiude con questi due versi: «Ho scritto poesie, / raramente belle.» naturalmente non è così, il poeta mette in questo libro tanta bellezza ma anche parecchia umiltà insieme al piacere (quasi) liturgico di elevare il verso. Si ascoltano voci di nonni, di bambini che cresceranno, voci grosse e voci che accarezzano. Ecco cos’è questo libro: un coro. Di questo coro Poletti è direttore, corista minore, solista. Lo stesso sarà per chi leggerà. Il poeta si fa da parte e lascia uno spiraglio. Chi legge sul serio da lì potrà entrare e fare come se fosse a casa propria.

«Passare da niente a qualcosa. / MI faccio avanti, poi / passi e cado, sbuccio / le ginocchia all’altare / della poesia. Sanguinano / adesso le parole; come vanno / lontano con te. Dove andate?» pag. 56

Gianni Montieri

         

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