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Dave Brubeck Quartet, Live in London 1966 (Domino Records, 2012 – Egea Distribution)

d9ed1f379e48b18ab4957671a606ae5c-400x350“Un compositore che suona il piano”. Così amava definirsi Dave Brubeck. Già, perché Brubeck non è stato solo uno dei più famosi pianisti jazz, icona della West Coast e padre del cool jazz, ma anche uno dei primi – sul versante jazzistico – ad unire due mondi apparentemente lontani, uno basato sull’improvvisazione, l’altro sulla rigorosa notazione scritta in partitura, accostando orchestre sinfoniche e ampie formazioni corali al piano trio da lui guidato. Già negli anni Cinquanta il pianista di Concord aveva iniziato ad integrare nel jazz i metri ritmici irregolari – ne sono un esempio lampante le celeberrime Blue Rondo a la Turk e Take Five – raggiungendo con l’album Time Out (1959) una popolarità tale da guadagnarsi la copertina del ‘Time’.

Quella di Brubeck è la naturale prosecuzione degli insegnamenti ricevuti da Darius Milhaud, uno dei membri del celebre gruppo dei Sei, che con La Création du monde (1923) è stato tra i primi compositori a guardare con interesse al mondo del jazz, contribuendo così a colmare un vuoto esistente tra i due generi. Un’apertura, quello della musica colta nei confronti del jazz, iniziata con il Golliwogg’s Cake Walk (1907) di Debussy e proseguita con le numerose pagine strumentali di Stravinsky – tra cui ricordiamo il Ragtime per undici strumenti (1918), Piano Rag Music (1919) e l’Ebony Concerto (1945) –, passando per la Jazz Symphony (1925) di George Antheil fino allaThird Stream di Gunther Schuller. Basti ricordare su tutti due capolavori assoluti, entrambi del 1957, come All Set per jazz ensemble del compositore d’avanguardia Milton Babbitt eAll About Rosie di George Russell.

Questo disco, registrato a Londra nel novembre del 1966, contiene un intero concerto del Dave Brubeck Quartet nella sua incarnazione più nota – la formazione che vede accanto a Paul Desmond e Dave Brubeck il bassista Eugene Wright e Joe Morello alla batteria – in un live mai pubblicato in precedenza. Il CD, il cui suono è decisamente più che accettabile, costituisce una vera chicca per gli appassionati e presenta brani tratti dai vari album precedenti, tra cui le rivisitazioni di classici quali l’immancabile Take Five e Out of Nowhere, raramente proposto dal quartetto, e l’unica registrazione dal vivo del gruppo della composizione di Brubeck Softly, William, Softly.

Quando questa musica è stata suonata, la lunga corsa del Dave Brubeck Quartet stava per terminare. Nel dicembre 1966, Dave Brubeck annunciò alla formazione che l’anno seguente sarebbe stato il loro ultimo insieme. Il musicista voleva infatti ritirarsi dai ritmi rigorosi del tour per concentrarsi maggiormente sulla composizione. L’ultima esibizione del Dave Brubeck Quartet fu durante un concerto tenuto nel dicembre 1967 a Philadelphia, recentemente pubblicato con il titolo Their Last Time Out. Fu profetico Duke Ellington quando disse al collega, “You’ll be back”, che, neanche a dirlo, riprese a suonare dal vivo in Messico nella primavera del 1968 con il sassofonista Gerry Mulligan. Ma questa è un’altra storia.

 

Out of Nowhere (Johnny Green-Edward Heyman) / One Moment Worth Years (Dave Brubeck) / I’m Dancing Mood (Al Goodhart-Al Hoffman-Maurice Sigler) / Three to Get Ready (Dave Brubeck) / Cultural Exchange (Dave & Iola Brubeck) / Forty Days (Dave Brubeck) / Softly, William, Softly (Dave Brubeck) / Tangerine (Johnny Mercer-Victor Schertzinger) / Take Five (Paul Desmond) / Take the “A” Train (Billy Strayhorn)

Paolo Tarsi

         

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