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Emanuele Arciuli, “Musica per pianoforte negli Stati Uniti. Autori, opere, storia” (2010); “Rifugio Intermedio. Il pianoforte contemporaneo fra Italia e Stati Uniti” (2006)

arciuliAll’interno del catalogo EDT prende forma Contrappunti, una nuova collana nata per sottolineare l’importanza di una saggistica musicologica attenta alla natura sempre più ibrida dei nostri tempi rispecchiando pienamente, così, le contaminazioni tra le differenti realtà musicali che negli ultimi anni si stanno susseguendo. In questo primo volume trovano spazio, accanto ai vari profili biografici dei musicisti trattati, ampi contesti storico-culturali attraverso gli autori, le loro opere, consigli di natura tecnica su come affrontarle e considerazioni critiche.

A guidarci in questa avventura attraverso la musica pianistica americana è Emanuele Arciuli, già autore del bellissimo Rifugio Intermedio. Il pianoforte contemporaneo fra Italia e Stati Uniti (pubblicato per i Quaderni di cultura contemporanea del Teatro Comunale di Monfalcone) di cui questa ultima fatica sembra essere la naturale prosecuzione, incentrata questa volta interamente sul panorama musicale d’oltreoceano. Pianista tra i più significativi dell’attuale scena concertistica internazionale, Arciuli collabora a stretto contatto con alcuni tra i maggiori compositori americani di oggi che a lui hanno dedicato numerose loro opere. Fra queste, segnaliamo il ciclo delle ‘Round Midnight Variations, una serie di composizioni originate a partire dal tema del noto standard monkianoa cui hanno aderito quindici compositori americani e quattro italiani, tra cui George CrumbUri CaineFrederic RzewskiMichael DaughertyWilliam BolcomCarlo Boccadoro e Filippo Del Corno.

In questo nuovo libro vengono esaminati gli stili e le correnti che hanno caratterizzato la storia del pianoforte negli Stati Uniti, dalla seconda metà del Settecento ai nostri giorni, attraverso un approfondimento storico nel quale viene dato ampio risalto, per la prima volta nel panorama editoriale, a generi poco frequentati dalla storiografia musicale. Senza per questo venire meno all’importanza di cinque protagonisti assoluti quali IvesGershwin, Cage, Bernstein e John Adams. Ciò che rende unica questa pubblicazione è sicuramente l’attenzione attribuita – fatto totalmente nuovo – alla cultura musicale dei nativi americani, senza dimenticare poi la produzione minore e di confine. Partendo dalla lontana guerra d’indipendenza il libro ripercorre l’America musicale dei primordi che, legata in larga parte alla tradizione europea, vive il paradosso di una scuola nazionale americana – la New England School – che trova se stessa nel romanticismo tedesco, come dimostrano le opere di alcuni compositori del periodo (Anthony Philip HeinrichLouis Moreau Gottschalk, Arthur FooteEdward MacDowell, Arthur Battelle Whiting, Horatio William Parker). Non meno affascinante il percorso attraverso la musica degli Indiani d’America. Generalmente monodica e differente in ogni etnia, la loro musica non ha mai conosciuto alcuna forma di scrittura o notazione, un traguardo raggiunto solo in tempi più recenti. Tra gli indianisti ricordiamo i compositori Henry Franklin Belknap GilbertCharles Sanford SkiltonCarlos Troyer, Harvey Worthington Loomis, Preston Ware Orem, Homer GrunnHorace Alden Miller.

Partendo da un’altra prospettiva, la nascita della black music si impone per la sua progressiva affermazione come il fondamento di un’identità musicale americana che ritrova negli spiritual, nei blues, nel ragtime e successivamente nel jazz una parte importante delle proprie origini. Tutto ciò ad opera dei primi pinisti-compositori neri, perlopiù musicisti rimasti sconosciuti, ad eccezione di Scott Joplin, la principale figura rappresentativa del ragtime. Del resto l’America più nota, almeno per l’immaginario collettivo, è forse proprio quella legata al jazz e a Gershwin che ha saputo unire lo stile di Tin Pan Alley alla tradizione sinfonica tardoromantica. In tempi più recenti il jazz e il mondo musicale cosiddetto ‘colto’ hanno continuato ad incontrarsi grazie a jazzisti quali Anthony Braxton, Carla Bley, Chick Corea, Keith Jarrett e compositori quali Bolcom e Albright, entrambi orientati in un revival del ragtime, ma non solo, come spesso si dimentica pensando a loro.

Il percorso prosegue poi con la figura di Charles Ives (nella sua vita il compositore lavorò inizialmente come organista per dedicarsi in seguito a una brillante carriera di assicuratore) con cui si apre la strada verso il modernismo e in particolare con un’opera dalle dimensioni colossali come la Concord Sonata, passando poi attraverso le avanguardie futuriste di AntheilOrnstein e Cowell (che per alcune sue innovazioni anticipa Cage, suo allievo) o i neoclassicismi di PistonThomsonSessionsBarberCopland fino all’astrazione postseriale di CarterBabbittPerle e ai ricorsi storici del postmoderno e del neoromanticismo. Ampio il capitolo dedicato alla figura di John Cage e al circolo di compositori che a partire dagli anni Cinquanta costituirono la New York School, proprio negli stessi anni in cui presero forma la Beat generation dei Kerouac, Ginsberg, Burroughs, CorsoCassadySnyderFerlinghetti, Mailer, il bebop di Charlie Parker, l’espressionismo astratto di Pollock, De KooningGuston,Rothko, le tele bianche di Tobey, fino al movimento Fluxus fondato nel 1961 da George Maciunas e al quale aderirono decine di artisti tra cui Yoko Ono, Num June Paik e l’italiano Sylvano Bussotti. Accanto a Cage furono protagonisti della nuova scena newyorkese i compositori Morton FeldmanEarle Brown, Christian Wolff, il pianista David Tudor, il coreografo Merce Cunningham e il futuro Velvet Underground John Cale, coinvolto nella prima vera esecuzione integrale delle Vexations di Satie – un foglio d’album di poche battute da ripetere ottocentoquaranta volte – alla quale prese parte lo stesso Cage alternandosi al pianoforte insieme a numerosi artisti in una performance di oltre ventiquattro ore. Nel 1974 Michael Nyman dedicò un libro alla musica sperimentale intitolato Experimental Music: Cage and Beyond in cui descrive i lavori dei compositori americani in opposizione all’avanguardia europea dello stesso periodo. E proprio in reazione alla complessità di una certa musica d’avanguardia trova le sue fondamenta il minimalismo, le cui origini rimangono peraltro assai diversificate, ma tutte accomunate da una ricerca di una ritrovata semplicità capace di accogliere in sé istanze della Pop Art e dei ready madeduchampiani come dimostrano le opere di La Monte Young, Terry Riley, Steve Reich e Philip Glass, come lo stesso Nyman spiega bene nel testo. A questa generazione seguiranno il postminimalismo di John Adams, Michael Torke, dei Bang on a Can – gruppo guidato da David Lang, Julia Wolfe e Michael Gordon – e il totalismo di compositori che riscoprono un rinnovato interesse nelle complessità ritmiche, l’amore per le culture non eurocentriche e un’idiosincrasia verso qualunque tipo di accademismo, come dimostrano John Zorn, Larry PolanskyJerome Kitzke e Steven Mackey.

Completano il volume una serie di interviste poste alla conclusione di ogni capitolo – Pianisti a confronto – con sette importanti protagonisti di oggi specializzati nel repertorio contemporaneo americano: Marcantonio BaroneSarah CahillMargaret Leng TanKathleen SupovéJade SimmonsAki TakahashiMarilyn Nonken. Questa pubblicazione si rivolge a quanti – pianisti, compositori, musicisti o semplici appassionati che siano – vogliano approfondire le proprie conoscenze all’interno di un repertorio sterminato come quello americano, di cui il lavoro di Arciuli rappresenta una guida sicura e ricca di aneddoti, frutto di una solida preparazione accompagnata da una semplicità di linguaggio totalmente privo di inutili tecnicismi.

 

arciuli2Emanuele ArciuliRifugio Intermedio. Il pianoforte contemporaneo fra Italia e Stati Uniti, Quaderni di cultura contemporanea del Teatro Comunale di Monfalcone n. 7 (libro + CD, dicembre 2006), collana a cura di Carlo de Incontrera, pp. 159, 17 euro.CD | Giacinto Scelsi (1905-1988), Quattro Illustrazioni / Camillo Togni (1922-1993), Quinto Capriccio (Omaggio a Bellini) / Filippo Del Corno (*1970), Un luogo quieto / Lorenzo Ferrero (*1951), My blues Louis W. Ballard (*1931), Four Indian Piano Preludes / Talib Rasul Hakim (*1940), Sound Gone /Michael Daugherty (*1954), Monk in the kitchen / Alvin Curran (*1938), Inner City n. 10 (finale), n. 11 (aglio, olio peperoncino blues to F. Rzewski) /Frederic Rzewski (*1938), Winssboro cotton mill blues (da “North American Ballads”)

  

Emanuele Arciuli, Musica per pianoforte negli Stati Uniti. Autori, opere, storia, EDT/collana Contrappunti (2010), pp. 329, 18 euro.

 

Paolo Tarsi

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