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Esperanza Spalding, Chamber Music Society, Concord Record 2010

album-esperanza-spalding-chamber-music-societyÈ uscito il 30 agosto 2010 il nuovo album di Esperanza Spalding, “Chamber Music Society” (Concord Records), il terzo disco – come leader – dopo “Junjo” (2006) e “Esperanza” (2008). Nata nel 1984 a Portland, nell’Oregon, Esperanza Spalding rappresenta oggi, per la sua freschezza creativa e per la pienezza di uno stile immediatamente riconoscibile, se pur nelle sue ricche articolazioni, una delle giovani artiste di maggiore interesse all’interno del panorama internazionale. Si avvicina alla musica da bambina inizialmente attraverso lo studio del violino, dedicandosi successivamente anche all’oboe e al clarinetto fino all’incontro, a quindici anni, con il contrabbasso. Gli studi scolastici non sono facili e a sedici anni decide di dedicarsi completamente alla musica. Decide presto di lasciare la sua città per studiare presso il Berklee College of Music di Boston dove in seguito, appena laureata, diviene a soli venti anni una delle insegnanti più giovani nella storia dell’importante istituzione musicale. Pat Metheny quando la incontra ne riconosce da subito il grande talento – che la porterà a collaborare, tra gli altri, con artisti quali Stanley Clarke, Joe Lovano, Christian Scott, Fourplay etc. – incoraggiandola a proseguire nel difficile cammino che aveva intrapreso.

Se i primi due album sono caratterizzati da sonorità che spaziano dal jazz al funky, comprendendo tratti stilistici della musica afro-cubana e brasiliana, le capacità di Esperanza Spalding di spaziare attraverso i diversi generi musicali sono infinite e contemplano accanto al blues, la fusion e l’hip-hop anche l’amore verso la musica classica come dimostra quest’ultimo lavoro. “Chamber Music Society” è un disco che trova le sue radici nella grande tradizione della musica classica europea, e più precisamente nell’ambito della musica da camera, quando, prima della radio o dell’avvento delle prime tecniche di registrazione, questo genere costituiva un momento di incontro collettivo per le persone, seppure intimo.
Le undici composizioni di questo lavoro si collocano pertanto sul filo di una ideale continuità con le forme musicali del passato originando un linguaggio attuale in cui Esperanza crea una sua versione di musica da camera destinata a un moderno ensemble di jazz cameristico in cui l’improvvisazione è unita all’eleganza degli arrangiamenti e alla raffinatezza degli archi. Detto ciò, è bene chiarire che nel disco il rapporto con la musica classica del passato costituisce un riferimento concettuale, ideologico, la presenza di strumenti legati al mondo classico, come lo sono ad esempio gli archi, di per sé non basta per definire un linguaggio o determinarne l’appartenenza a un genere. Il disco si sviluppa infatti intorno a tre brani cardine – “Little Fly”, “Knowledge Of Good and Evil” e “Apple Blossom” – di cui, almeno il primo e l’ultimo, hanno la struttura, se pur non convenzionale nell’esposizione formale o nella scelta degli strumenti, di una forma-canzone in cui il jazz, inteso come natura dell’incontro tra differenti culture, rappresenta l’elemento di interazione tra i diversi parametri timbrici e linguistici. Si tratta piuttosto di un percorso in cui il jazz per esistere, così come l’architettura decostruttivista, ha bisogno di tracciare nuovi confini che debbono essere continuamente ridefiniti. Niente a che vedere insomma con le dipartite classiche di Dave Brubeck o le concezioni teoriche di George Russell e lontano pure dall’accademismo che distingue molte composizioni ‘classiche’ di Jarrett. Precisato ciò, si tratta di un disco che segna un cambiamento molto importante nella carriera dell’artista, in cui Esperanza oltre a suonare il basso acustico e cantare, è anche autrice della maggior parte delle canzoni di cui cura anche gli arrangiamenti affiancata da Gil Goldstein (di cui rimane affascinata ascoltando i suoi arrangiamenti per il disco del 2003 di Michael Brecker “Wide Angles”), mentre il testo di “Little Fly” è un poema tratto dalle “Songs of experience” di William Blake (“The Fly”). Sono presenti inoltre una composizione del pianista Leonardo Genovese (“Chacarera”) e due cover, “Wild is the wind” e “Inútil paisagem”, la prima di Dimitri Tiomkin e Ned Washington, la seconda di Jobim con il testo di Aloysio de Oliveria interpretata insieme a Gretchen Parlato e proposta in un interessante arrangiamento vocale. Degno di nota il duetto con Milton Nascimento in “Apple Blossom”, canzone che nelle progressioni armoniche del bridge, così come il vocalizzo iniziale di “What a friend” sembra svilupparsi dalle linee vocali e dalla struttura armonica di “Precious”. Compongono la band il pianista Leo Genovese, la batterista Terri Lyne Carrington e il percussionista Quintino Cinalli, mentre il trio d’archi è composto da Todorov Entcho al violino, Lois Martin alla viola, e David Eggar al violoncello ai quali si affianca la cantante Gretchen Parlato. Chamber Music Society è il primo dei due progetti su cui sta lavorando Esperanza, che sarà completato con l’uscita nella primavera del 2011 di “Radio Music Society” in cui proporrà un nuovo mix questa volta di elementi funk, hip-hop, rock e fusion.

Paolo Tarsi

         

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