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Gates to Everywhere. Music by Corea – Hersch – Bley | Emanuele Arciuli (pf) | Stradivarius (2008)

gates-300x300Gates to Everywhere vede la compositrice californiana Carla Bley, regina incontrastata delle big band, e due dei maggiori pianisti jazz della generazione post-billevensiana, Chick Corea e Fred Hersch, confrontarsi con la musica di estrazione colta, o classica, nell’interpretazione di Emanuele Arciuli, pianista autore dei volumi Rifugio Intermedio – il pianoforte contemporaneo tra Italia e Stati Uniti (2006, per il Teatro di Monfalcone) e Musica per pianoforte negli Stati Uniti (EDT, 2010). Le Children’s Songs (1983) di Chick Corea (*1941) sono una raccolta pianistica di venti brevi pagine aforistiche per tastiera, melodie circolari caratterizzate da un’andatura sincopata riconducibili ad alcuni modelli principali ma abbastanza contrastanti nella loro natura allo stesso modo delleKinderszenen (1838) di un Robert Schumann, dei Souvenir d’Enfance (1857) di Mussorgsky o del Mikrokosmos (1926-39) di Bartók, nonostante una certa uniformità (e quantità) di brani in 6/8, laddove in Schumann vi era una ingerenza del 2/4.

Corea iniziò a lavorare a queste piccole scene legate al mondo dell’infanzia nel 1971, proprio nel periodo in cui stava prendendo forma il progetto fusion Return to Forever. Non é quindi un caso se le prime quindici Songs nascono sul Fender Rhodes mentre solo le rimanenti (#16-20) sono state pensate per il pianoforte. Tre delle Children’s Songs inoltre, la prima, la sesta (Song to the Pharaoh Kings) e la terza, compaiono negli album Light as a Feather (1972), Where Have I Known You Before (1974) e Returns (2009), registrati con la formazione jazz-rock Return to Forever, mentre la Song No. 9 è presente in The Leprechaun (1976) col titolo di Pixiland Rag, e la No. 15, basata sostanzialmente su una variante dell’ostinato introduttivo di Return to Forever (la title-track dell’omonimo album del 1972), è inserita in Friends (1978).

Fino al 1984, quando viene pubblicato l’album Children’s Songs, in cui Corea è impegnato in una rilettura cameristica (e integrale) delle sue composizioni sull’infanzia insieme al violoncellista Fred Sherry e alla violinista Ida Kavafian, l’atmosfera delle Children’s Songs sembrerebbe tendere più agli imminenti sviluppi dell’Elektric Band piuttosto che a svolte classico-cameristiche. Risalgono infatti all’inizio degli anni Ottanta le prime produzioni classiche di Corea. Dai dischi in duo The Meeting (con Friedrich Gulda) e On Two Pianos (con il pianista cipriota Nicolas Economu) – usciti entrambi nel 1983 –, fino a Corea Concerto (1999), passando per le riletture mozartiane di Mozart Double Concerto (1984) o dei concerti K466 e K488 immortalati in The Mozart Sessions (1996). Le composizioni classiche di Corea includono inoltre anche il quartetto d’archi The Adventures of Hippocrates, eseguito in prima mondiale dall’Orion String Quartet a Santa Fe (New Mexico) nell’agosto 2004, a cui seguono Piano Concerto No. 2 “Continents” (2006) e le tre Imaginings (I. Reflections; II. Afterthought; III. Contest) commissionate nel 2008 dall’Istituto Musicale Sammarinese in occasione del terzo International Piano Competition della Repubblica di San Marino.

Piuttosto deludente invece l’approccio alla composizione di Fred Hersch (*1955) che, pur avendo un passato accademico alle spalle, risente dei limiti del jazzista che si approccia alla classica – termine peraltro, quest’ultimo, quanto mai ingombrante in un contesto come il nostro, dove sono a confronto l’universo afroamericano e l’esperienza colta di derivazione europea nella sua interezza – abbracciando forme ormai morte e sepolte (come il rondò) e scrivendo, più o meno esplicitamente, dei pezzi in uno stile sostanzialmente tardo-romantico, che non tardano, però, ad annoiare. Hersch, Skrjabin, Rachmaninov, verrebbe da chiedersi che differenza c’è. Meglio insomma addentrarsi all’eccezionalità del pianismo di Hersch attraverso la porta del jazz con capolavori quali Whirl (2010) o l’omaggio a Bill Frisell Down Home in Alone at the Vanguard (2011). Ma il pianista di Cincinnati, che insieme a Uri Caine è uno dei principali protagonisti della scena jazzistica statunitense, si è rivolto in più occasioni a interpreti di estrazione classica componendo varie pagine che spaziano dalla verbosità delle 24 Variations on a Bach Chorale (2002) fino ai brevi fogli d’album, di cui il più interessante è Little Midnight Nocturne sul tema di ‘Round Midnight di Monk (2002), accanto alle Saloon Songs (2005) e ai Three Character Studies (2001) da cui è estratto il Nocturne for the Left Hand Alone di questa incisione, per la quale Hersch ha collaborato direttamente con Arciuli.

Concludono la registrazione le Romantic Notions (1982) di Carla Bley, una raccolta di otto fogli d’album scritti per la pianista Ursula Oppens, a metà strada tra la laconicità di Webern e le rarefazioni di Morton Feldman, tra echi di romanticismo e ritmi sincopati che intercedono scolpendo blocchi di pietra nel silenzio che le circonda. Dalle forme estese delle prime composizioni, tra cui Escalator Over the Hill (1968-71) e A Genuine Tong Funeral (1968), la Bley approda alla scrittura cameristica in Fancy Chamber Music (1998) pur non compiendo studi formali di musica classica e dopo aver già affrontato, a metà degli anni Settanta, il concerto per pianoforte e orchestra in 3/4, un progetto che vide protagonisti Keith Jarrett e Dennis Russell Davies, passando per Dinner Music (1977) e Musicque Mecanique (1979). Due anni dopo esce Fictitious Sports  (1981) di Nick Mason, album interamente composto e arrangiato da Carla Bley, di fatto un’opera solo a nome del batterista dei Pink Floyd. Singolare il percorso di Carla Borg Bley (*1938). Cresciuta in una famiglia molto religiosa e organista proprio come Fats Waller, si potrebbe quasi dire che la sua carriera, partita nell’alveo dell’avanguardia newyorkese, abbia seguito poi un percorso a ritroso, accompagnandola dall’esperienza del free fino alla riscoperta della tradizione.

 

Paolo Tarsi

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