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György Ligeti, Sonate pour alto, Geneviève Strosser, Aeon, 2011

AECD1100«In apparenza la viola» – scrive Ligeti – «non è altro che un violino più grande, accordato semplicemente una quinta più in basso. Ma, di fatto, c’è un mondo che separa questi due strumenti. Hanno tre corde in comune, quella del la, del re e del sol. Grazie a quella in mi, la più acuta, il suono del violino acquista una forza luminosa, un carattere metallico e incisivo che manca alla viola. In compenso, con la sua corda più bassa, in do, la viola possiede un’acerbità unica, densa, un po’ aspra, con un retrogusto di legno, terra e acido tannico». La linea solitaria e priva di pathos di Hora lungâ, il movimento iniziale della Sonate pour alto (1991- 1994) di György Ligeti (1923-2006), si gioca interamente sulla corda grave della viola. La Sonate richiama la suite antica attraverso macchinari ritmici (Loop), tra echi di intervalli naturali e reminiscenze transilvaniche (Facsar), con uno studio di velocità (Prestissimo con sordino), a cui fa seguito la drammatica oggettività del Lamento, che suggerisce la metamorfosi finale della viola in un liuto immaginario (Chaconne).

Nelle sue composizioni Heinz Holliger (*1939) coniuga le nuove tecniche esecutive con elementi della tradizione elvetica, attraverso una scrittura scarna, ridotta all’essenziale, vicina alla poetica di Nono. Caratterizzano il suo comporre la ricerca degli estremi, oltre i quali il compositore svizzero si appresta a volgere lo sguardo superando la prospettiva di una dualità semplicemente opposta a se stessa per inseguire allucinazioni di linee inesorabili e turbolente. Trema (1981) è un ampio perpetuum mobile su una lenta progressione armonica caratterizzata da trilli rapidi e tremoli di un folclore immaginario. In questo lavoro non sono presenti nuove tecniche esecutive, neanche pizzicati o effetti col legno. Con Ali(1977) Franco Donatoni (1927-2000) dimostra che la sua è una musica in cui gli automatismi sono impiegati per dar vita a una variazione continua di figure, in una serie di immagini riprodotte attraverso procedure automatiche che accrescono i materiali di partenza sviluppandoli in nuove forme. Capita così di ascoltare attraverso la sua musica fruscii e fremiti d’Ali volare veloci in un cielo che si è immaginato terso. La Toccatina di Helmut Lachenmann (*1935) è stata composta nel 1986 per una raccolta di moderni studi violinistici in cui sono presenti tutti gli aspetti rimasti ancora inesplorati all’interno dell’insegnamento tradizionale  dei conservatori. È stata Geneviève Strosser a convincere Lachenmann di poter eseguire e registrare alla viola questa versione della Toccatina. La parola chiave dell’estetica di Giacinto Scelsi (1905-1988) è la celebrazione del suono, con le sue relative connotazioni mistiche, rituali o religiose. In Manto (1957), intitolato in origine Tre Studi per viola, Scelsi evoca la figlia di Tiresia, l’indovina Manto, di cui nel terzo movimento si può ascoltare la voce. Qui infatti, come è specificato nella partitura, l’interprete è chiamato a cantare. Nella sua musica, che sembra svilupparsi solo su due dimensioni, altezze e durate, ci si accorge che «la musica non può esistere senza suono, ma il suono può esistere senza musica». La violista francese Geneviève Strosser, suona regolarmente con variensemble di musica contemporanea (Ensemble Intercontemporain, London SinfoniettaKlangforumContrechamps), collaborando con compositori come Stefano Gervasoni, Hugues Dufort, Georges Aperghis, George Benjamin e direttori quali Pierre Boulez, Peter Eötvös e Heinz Holliger.

Paolo Tarsi

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