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Jussi Adler-Olsen, Il messaggio nella bottiglia, Marsilio 2013

il-messaggio-nella-bottiglia-273x350Danimarca. Una storia si ripete da anni, tanti anni. Un criminale fin troppo e lucido e minuzioso, per essere chiamato folle. Un atroce modus operandi che non lascia scampo, non lascia tracce tranne quelle profonde e dolorose nelle vittime dirette, i figli rapiti, e indirette, i genitori ricattati, costrette a portare in silenzio la propria croce, fuori dal mondo: terreno di caccia è infatti quello delle sette religiose, per loro natura tendenti all’isolamento e alla chiusura, quindi perfette da tenere sotto ricatto. Un uomo dai mille nomi, un’unica missione: vendicare il proprio passato tramite la ricreazione ossessiva dei propri traumi, sublimandoli in una sorta di teatro privato in cui ogni elemento è riconducibile ad un ricordo d’infanzia, dove a farla da padrone non è tanto la violenza fisica, ma quella psicologica. Eppure qualcosa sfugge: due fratelli, segregati chissà dove e chissà quando, riescono ad inviare un messaggio al mondo, scritto con il proprio sangue, affidato ad una bottiglia trasportata dalle onde per lunghi anni.
Un caso perfetto per Carl Mørck e la sua Sezione Q, esperta in casi irrisolti: indolente e svogliato per natura, ma acuto e inarrestabile quando occorre, l’ispettore non sarà costretto ad indagare fino a che, prepotentemente, il messaggio non lo avrà raggiunto come di sua spontanea volontà, fino a che, con testardaggine, i suoi collaboratori Assad, Rose e la sorella Yrsa (sorella?) non avranno insistito abbastanza da farlo entrare in azione. Convinta di indagare su un caso vecchio di più di dieci anni, la Sezione Q non si renderà conto che il criminale è in azione proprio in quel momento, che altri due fratelli sono in pericolo, che c’è una madre disperata pronta a tutto, aiutata da un’amante spaventata ma avveduta, e una moglie sospettosa e in pericolo di vita.
Il romanzo, dal ritmo incalzante, è tuttavia costruito con calma: gli elementi sono molti e ad ognuno è dedicato il proprio spazio. Il carattere dei protagonisti emerge pagina dopo pagina, grazie a particolari e micronarrazioni azzeccate, dialoghi arguti e non di rado spassosi, atteggiamenti peculiari capaci di conferire profondità e realismo. L’autore si prende tutto il tempo per allargare la visuale, sviluppando la figura di Carl Mørck e la sua vita privata, le diatribe di commissariato, la burocrazia, seguendo tempistiche da serial televisivo e al tempo stesso portando avanti le trame ereditate dai libri precedenti della serie e gettandone di nuove. Un’orchestrazione in crescendo, destinata a collassare e a vorticare su se stessa man mano che ci si avvicina alla soluzione del caso, complici più che altro una serie di fortunate circostanze e gli sforzi di chi, mentre la polizia brancola nel buio, si sta facendo giustizia da sé.
Punti di forza del romanzo sono senza dubbio l’intreccio, capace di incollare il lettore alle pagine, lo scenario danese, reale e perlustrato in lungo e in largo, ma soprattutto due tematiche dominanti: la religione nelle sue declinazioni umane, spesso spaventose, e la forza della donna: sono infatti le figure femminili del romanzo a portare avanti la storia, capaci di atti di coraggio e di determinazione fuori dal comune.
Jussi Adler-Olsen tiene le fila di un romanzo avvincente, capace di allargare i confini del suo genere con una forte componente umana, dosando pugni nello stomaco del lettore e situazioni tragicomiche in grado di farlo respirare, prima di colpire di nuovo.
Jussi Adler-Olsen (1950) è un fenomeno letterario, autore di best sellers tradotti in tutto il mondo. Della serie di romanzi della Sezione Q, Marsilio ha pubblicato La donna in gabbia, del quale è in arrivo una versione cinematografica, e Battuta di caccia.
Il messaggio nella bottiglia sarà in libreria dal 18 settembre 2013.
Simone Colombo
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