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Leonard Bernstein, Accademia Santa Cecilia: Debussy, DVD C Major (Ducale), 2010

Impressionista o simbolista? Claude Debussy giudicava troppo vaga la definizione di ‘impressionista’ preferendo evocare l’‘arte dei suoni e dei colori’ per descrivere ciò che cercava di realizzare nelle sue composizioni. Questo annoso dibattito acceso attorno alla figura del musicista francese sembra oggi volgere ad una soluzione che vede la critica più propensa ad esprimersi in favore di un ‘simbolismo musicale’ riferendosi all’opera di Debussy. Certo è che quando si parla di ‘impressionismo’ – «un impressionismo costituito da macchie sonore», per dirla con le parole di Lockspeiser – non si può fare a meno di pensare all’autore di La Mer e delle Images. Compositore antiaccademico per eccellenza, il suo stile fu definito ‘impressionista’ in riferimento all’analoga corrente pittorica a lui contemporanea, la stessa commissione del Prix de Rome etichettò con disprezzo le sue musiche “impressionistiche”. Del resto i tre Nocturnes furono ideati come una ricerca sui diversi risultati che possono scaturire da un solo colore ed è notevole l’influenza esercitata dalla pittura sulle sue concezioni musicali, tanto che la copertina della prima edizione de La Mer (lavoro in tre quadri composto tra il 1903 e il 1905) riproduce La Grande Onda, una delle più celebri stampe di Hokusai.

Meno puntiglioso, Leonard Bernstein impiegò spesso il termine ‘impressionismo’ per descrivere la musica di Claude Debussy e Maurice Ravel. Sebbene Bernstein non abbia diretto spesso Debussy, le sue interpretazioni del musicista francese hanno ottenuto ogni volta un immediato successo come dimostrano i concerti tenuti con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Questo DVD è stato registrato dal vivo presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma nel 1989, un anno prima della scomparsa del celebre direttore d’orchestra. Per aprire il concerto Bernstein ha scelto l’ultima opera puramente orchestrale di Debussy, le Images pour orchestre scritte tra il 1905 e il 1912. L’opera è suddivisa in tre parti di cui Bernstein scelse di modificare l’ordine di successione preferendo eseguire Rondes de printemps immediatamente dopo Gigue e chiudendo quindi conIberia, quest’ultima stessa un omaggio in più movimenti al mondo della musica spagnola che costituisce la conclusione e l’apice del ciclo. Il primo grande successo di Debussy fu ilPrélude à l’après-midi d’un faune (1894) per il quale il compositore francese ottenne l’assenso di Mallarmé a comporre una musica di scena per la sua celebre opera letteraria. Il progetto originario prevedeva tre movimenti e portava il titolo di Prélude, interlude et paraphrase finale pour l’après-midi d’un faune, un trittico orchestrale che però non fu mai completato. Debussy definì questa pagina come «una serie di scenari attraverso i quali si muovono i desideri e i sogni del Fauno nella calura del pomeriggio. Poi, stanco di inseguire le ninfe e le naiadi che timorose si sono date alla fuga, si abbandona al sole inebriante, colmo di sogni finalmente realizzati, d’un senso di possesso totale nella totalità panica della natura». Debussy non solo fu amico di pittori e letterati come Odilon Redon e Stéphane Mallarmé, ma accolse nelle sue opere lo spirito del simbolismo per esprimere in musica il clima decadente e intellettualmente raffinato della Parigi del secondo Impero che vedeva in Baudelaire il proprio nume tutelare. Già all’inizio dei suoi studi musicali, compiuti sotto la guida di Madame Antoinette-Flore Mauté, una presunta allieva di Chopin che lo prepara per circa un anno prima dell’ingresso al Conservatorio, Debussy sembra destinato ad entrare in contatto con la bohème dell’ambiente culturale parigino. Già, perché tutto ciò avveniva mentre falliva il matrimonio della figlia di Madame Mauté con Paul Verlaine, a causa della relazione tra il poeta e il giovane astro Arthur Rimbaud. Viene da pensare che i Debussy, che allora abitavano non lontano dalla residenza dei Mauté, dove peraltro avrebbero risieduto una volta sposati anche Mathilde e suo marito Paul, dovettero almeno subodorare queste vicende torbide e tempestose. Anche Claude, che già si dimostrò insofferente a regole e dogmi fin dagli anni di studio, manifestò una tendenza bohémien nella propria vita privata. Dalla turbolenta relazione con Gaby Dupont e conseguente tentativo di suicidio della donna una volta scoperti i tradimenti dell’artista, fino al matrimonio con Lilly Texier (1899) naufragato poi miseramente – anche la Texier tenta due volte il suicidio –, abbandonata in favore di Emma Bardac sposata in seconde nozze nel 1908. Il compositore morirà stroncato da un tumore all’intestino all’età di cinquantasei anni, nel pieno della maturità artistica.

 

Paolo Tarsi

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