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Luigi Nono: studi, edizione, testimonianze, a cura di Luca Cossettini, LIM 2010, 265 pag.

La prestigiosa LIM di Lucca inaugura con il volume Luigi Nono: studi, edizione, testimonianze una nuova Collana di studi musicali fondata da Angelo Orcalli, iQuaderni del Laboratorio MIRAGE. Questo primo volume, curato da Luca Cossettini, è stampato con il contributo del Dipartimento di Scienze Storiche e Documentarie dell’Università degli Studi di Udine e raccoglie saggi dedicati all’esperienza elettronica di Luigi Nono, che diventerà negli anni il principale compositore dello Studio di Fonologia Musicale della Rai di Milano. Lo Studio di fonologia, che Berio definiva “strumento musicale del XX secolo, estensione del pensiero umano”, era nato nel  1955  per iniziativa di Luciano Berio e Bruno Maderna su progetto del fisico Alfredo Lietti. È rimasto in attività fino al 1983 grazie all’opera di Marino Zuccheri, il tecnico dello studio che Luigi Nono aveva descritto come “musicista autentico-tecnico-teorico-pratico-didatta-interprete-esecutore di raro virtuosismo-umanissimo nella comprensione nella partecipazione”. Nono comincia a frequentare lo Studio nel 1960 sviluppando particolari tecniche di composizione elettroacustica basate sull’organizzazione di materiali contenenti già in sé il germe musicale, come ad esempio, i cori delle Musiche per “Die Ermittlung” di Peter Weiss (1965) rielaborati in Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz (1966), oppure scegliendo il proprio materiale sulla base di specifici valori semantici, come le voci degli operai metallurgici o dei rumori degli altiforni e dei laminatoi dell’Italsider di Genova utilizzati in La fabbrica illuminata (1964) in cui le “realtà” acustiche si riferiscono ad una concreta prassi sociale, o i suoni di Venezia presenti in Contrappunto dialettico alla mente (1968), o ancora, i rumori  delle piazze durante le manifestazioni del 1968 in Non consumiamo Marx (1969). 

In Nono il nastro magnetico diventa uno “strumento” musicale a tutti gli effetti, con delle prassi esecutive specifiche e ben definite, un mezzo con cui riprodurre suoni-documento estraniati elettronicamente, con una particolare attenzione rivolta alla proiezione dei suoni nello spazio, uno dei parametri compositivi di primaria importanza della sua intera opera. È il caso di La fabbrica illuminata dove all’interno del nastro quadrifonico da concerto sono già definite la collocazione dei cori, i movimenti di masse sonore, il campo riverberante e le spazializzazioni, mentre al contrario, in Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz, l’unico segnale monofonico contenuto nel nastro quadrifonico interagisce direttamente durante l’esecuzione dal vivo per essere spazializzato in concerto. Ulteriormente differente è lo spazio in A floresta è jovem e cheja de vida (1966) dove sono impiegati due nastri quadrifonici sincronizzati di cui il primo viene diffuso con quattro altoparlanti collocati sul palcoscenico, mentre l’altro, presente in sala, avvolge il pubblico di suoni. Del resto tutta l’opera di Luigi Nono sfugge all’imperium di un tempo necessariamente consequenziale affidando allo spazio le possibilità di generare nuovi ascolti, come dimostra la sua ultima grande opera, il Prometeo, per la cui messa in scena lavorò a stretto contatto con l’artista Emilio Vedova e il filosofo Massimo Cacciari. Come ricorderà lo stesso Cacciari in un’intervista: “il tema che maggiormente ossessionava Nono era quello della simultaneità: una ricerca finalizzata all’eliminazione di ogni struttura narrativa che aveva il senso di riuscire a condensare tutti i possibili sviluppi senza svolgerli, senza svilupparli in forme che diventassero necessariamente cronologico-narrative”. Il volume contiene ‘Saggi’ di Luca Cossettini (Tracce di un contrappunto a due dimensioni. Testi e registrazioni sonore nella musica elettronica di Luigi Nono. Note per una critica delle fonti), Nicola Buso («Y Entonces compendió»: Spazializzazione del suono e prassi teatrale), Laurent Feneyrou (Révolutions et terreur musicales), Roberto Calabretto («Y Entonces compendió» e la «Fabbrica illuminata» nella critica italiana), Marco Mazzolini (Varianti dell’autore. Tecnologia e autorialità: l´esperienza di Casa Ricordi), Guglielmo Cevolin (Profili giuspubblicistici e ricostruttivi della tutela del diritto d´autore nella società  dell´informazione); ‘Report’ di Sergio Canazza (Dal multimedia all´unimedia: la copia conservativa digitale), Fabio Framba (Il restauro del nastro da concerto di «Y Entonces compendió» di Luigi Nono), Antonio Rodà (Ri-mediazione e ricostruzione di un tessuto sonoro. Il restauro del nastro da concerto di «La fabbrica illuminata» di Lugi Nono), Angelo Orcalli (Il restauro audio di «La fabbrica illuminata»), Luca Cossettini (Il restauro audio di «Al gran sole carico d´amore»); ‘Testimonianze’ di Maria Maddalena Novati (L´Archivio dello Studio di Fonologia Rai); ‘Colloqui’ con Liliana Poli, André Richard, Alvise Vidolin su «La fabbrica illuminata» e «Y Entonces compendiò» (2006). L’autore Luca Cossettini è ricercatore in Musicologia e Storia della Musica all’Università degli Studi di Udine. Insegna Critica delle fonti audiovisive e restauro audio e Popular music e storia della musica riprodotta al DAMS-Musica a Gorizia. È il responsabile dell’Archivio Audio del Laboratorio MIRAGE.

Paolo Tarsi

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