Press "Enter" to skip to content

Mark Levine, “The Jazz Theory Book”, “The Jazz Piano Book”, “Il libro del Drop 2”, Curci Jazz, traduzione italiana a cura di Fabio Jegher

Le Edizioni Curci, attraverso la collana Curci Jazz, presentano tre manuali indispensabili per tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla musica afroamericana, attraverso lo studio storico della tradizione e delle recenti evoluzioni stilistiche, fino alla ricerca di un proprio stile personale musicalmente consapevole. Dopo essere stati tradotti in francese, tedesco e giapponese finalmente sono disponibili anche in italiano nella traduzione di Fabio Jegher, compositore e percussionista jazz, dal 2005 docente di “Tecniche compositive” presso il Conservatorio di S. Cecilia a Roma. Mark Levine, l’autore dei volumi, è un affermato pianista, trombonista, compositore e arrangiatore. Ha avuto come maestri Joe Pace, Jaki Byard, Herb Pomeroy e Hall Overton; ha lavorato con Woody Shaw, Joe Henderson, Bobby Hutcherson, David Liebman, Sonny Stitt, Milt Jackson, Art Farmer, Blue Mitchell, Harold Land, Cal Tjader, Carmen McRae, Art Pepper, Charlie Rouse, Johnny Griffin, Chet Baker, Mongo Santamaria e Louis Gasca. È docente del Mills College e del Conservatorio di musica di San Francisco, insegna inoltre presso la Jazzschool di Berkeley e all’Università della California e in numerosi campus estivi.

The Jazz Theory Book (2006) è un volume di ben 443 pagine in cui ogni singolo aspetto teorico e analitico viene preso in esame in vista della loro funzione pratica, in un contesto didattico che parte dalle prime nozioni di armonia di base per arrivare fino agli aspetti più avanzati della composizione jazz e della forma canzone. Accompagnano il testo tabelle con i simboli degli accordi e un glossario dei termini per entrare in confidenza col gergo jazzistico, numerosi esempi di registrazioni, partiture originali, trascrizioni e specifici raffronti sonori. Un capitolo molto ampio è dedicato al repertorio, con 965 brani proposti dall’autore tra i più autorevoli, accompagnati da consigli per lo studio e un dettagliato apparato discografico con le più importanti registrazioni da conoscere. Il ruolo dell’improvvisazione ricopre un’importanza primaria nel jazz, pertanto il testo esamina accuratamente i differenti tipi di scale (modali, simmetriche, artificiali, bebop, ecc.), sono inoltre presi in esame i “rhythm changes”, le progressioni di Coltrane, la salsa e il latin jazz, la lettura della parte con consigli per ottimizzare la memorizzazione di un brano. Di grande interesse è la presenza di partiture e trascrizioni di registrazioni particolarmente significative. Come ricorda Jegher “il jazz è musica dell’orecchio più che dell’occhio”, pertanto lo studio della teoria, per non risultare sterile e unicamente mentale, deve essere basato sulla percezione e sull’interiorizzazione degli stili più diversi, che deve essere accompagnata da una pratica assidua della trascrizione.

The Jazz Piano Book (2008) esamina le tecniche tipiche del pianismo jazz, dallo Stride Piano ai Voicings di Bud Powell, dai Block Chords alle articolazioni ritmiche tipiche della salsa e del jazz latino, con particolare attenzione al fraseggio, all’armonia, allo studio dell’accompagnamento e delle scale, approfondendo progressivamente gli argomenti. Il libro infatti si rivolge ai pianisti di qualsiasi livello raggiungendo gradualmente i concetti più avanzati del pianismo jazz con consigli utili su come affrontare l’esercizio. Sono incluse tecniche di base e procedimenti più avanzati, viene esaminato il lungo periodo che va da Bud Powell al presente attraverso l’opera di molti pianisti come Horace Silver, Thelonious Monk, Wynton Kelly, Bill Evans, Herbie Hancock, McCoy Tyner, Chick Corea, Eddie Palmieri, Kenny Barron, ma anche sassofonisti quali John Coltrane, Joe Henderson, Wayne Shorter e Charlie Parker. Sebbene il testo si rivolga principalmente ai pianisti, può essere adottato da tutti i musicisti sia come introduzione allo studio del piano jazz, sia come supporto allo studio dell’armonia applicata a uno strumento. Qui non viene affrontata in primo luogo la tecnica pianistica, ma i fondamenti dell’improvvisazione, dell’armonia, del ritmo, dell’arrangiamento e della composizione avendo come punto di riferimento gli stili di tutti i maggiori pianisti moderni. Molti grandi strumentisti di fiati, bassisti, chitarristi e batteristi sono stati eccellenti pianisti, come hanno dimostrato di essere Charlie Mingus, Joe Chambers, Jack De Johnette (hanno infatti registrato tutti e tre un album al pianoforte) e Joe Henderson. La terminologia usata in questo secondo volume segue la stessa presentata nel precedente per garantire una maggiore continuità di lettura tra i due testi. Inoltre anche in questo libro è presente un glossario dei termini inglese-italiano e un sostanzioso apparato discografico.

Il libro del Drop 2 (2009) è il lavoro che analizza la tecnica utilizzata fin dai tempi di Duke Ellington, approfondita poi da Barry Harris in seguito alle sue esperienze con grandi boppers quali Charlie Parker, Dizzy Gillespie, e altri ancora, che completa il trittico didattico-musicale di Mark Levine attraverso lo studio delle varie possibilità tecniche del pianoforte jazz, ma non solo. Il Drop2 è infatti una tecnica adottata per armonizzare una melodia a quattro parti, siano esse quattro trombe, quattro sax, voci, o strumenti di qualsiasi tipo. In questo volume Mark Levine fornisce al lettore un approccio chiaro, graduale e completo, dai primi passi fino a un livello avanzato, analizzandone le differenze stilistiche adottate da grandi pianisti come Kenny Barron, McCoy Tyner, Barry Harris, Cedar Walton e Bill Evans. Il libro termina con un breve glossario e un’intervista dell’autore a se stesso e contiene allegato, infine, un cd audio in cui Mark Levine esegue al pianoforte tutti gli esercizi del libro.

Paolo Tarsi

Condividi