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Milhaud | Messiaen: La Création, la Fin, 2009, Blue Serge (Egea distribution)

la-creation-la-finIn questa registrazione si incontrano le opere dei due grandi compositori francesi in un’occasione che offre lo spunto per una riflessione su due misteri della condizione umana rimasti tutt’oggi insoluti: ‘la creazione del mondo’ nell’opera di Darius Milhaud, e ‘la fine del Tempo’ in quella di Messiaen. Entrato in contatto con Jean Cocteau, Erik Satie e il “Groupe des Six” nel 1918, la produzione musicale di Darius Milhaud (1892-1974) risente presto dei più svariati influssi – neoclassicismo, jazz, politonalismo – riuscendo a fonderli in uno stile coerente e personale che vedono il musicista francese tra i protagonisti delle vicende musicali a lui contemporanee. All’inizio della seconda guerra mondiale si trasferisce negli Stati Uniti dove insegna al Mills College di Oakland, in California. Tra i suoi allievi divenuti celebri ricordiamo Burt Bacharach, William Bolcolm, Dave Brubeck, Steve Reich, Philip Glass e Iannis Xenakis.

Assai in vista fin da giovane tra i gruppi avanzati della musica contemporanea europea, fu considerato ben presto un enfant terrible della musica, paragonabile ai bad boys americani Leo Ornstein (1893-2002), George Antheil (1900-59) e Dane Rudhyar (1895-1985). La produzione di Milhaud è sterminata. Compone numerose opere teatrali, oltre quindici balletti, musica di scena e corale, pagine vocali e strumentali accanto a molta musica da camera, tra cui una ventina di quartetti e molti pezzi per pianoforte. La création du monde, op. 81b (1923) è un balletto tratto da un soggetto di Blaise de Cendrars. È uno dei primi lavori in cui Milhaud si serve di elementi stilistici del jazz e della musica afroamericana. La trama descrive il caos, l’apparizione degli dei e il graduale formarsi delle forme di vita della natura.

Figlio della poetessa simbolista Cécile Sauvage e di Pierre, autore di alcune importanti traduzioni francesi di Shakespeare, Olivier Messiaen (1908-1992) lascia presto la sua città natale, Avignone, per compiere gli studi al Conservatorio di Parigi con Dukas e Dupré. Nel 1936 guida il gruppo della “Jeune France” con l’intento di diffondere le opere dei giovani compositori, “libere, lontane sia da formule rivoluzionarie sia da formule accademiche”, afferma il ‘manifesto’ del movimento che comprendeva anche i compositori Daniel-Lesur, Yves Baudrier e André Jolivet. In realtà Messiaen percorre una strada del tutto autonoma rispetto alle radicali rivoluzioni artistiche del secolo scorso, in cui l’influenza della musica esotica si fonde con la serena austerità del canto gregoriano, accentuata da un forte misticismo in cui sono rilevabili influenze sia della filosofia bergsoniana sia della cultura indiana. Ha studiato a fondo la musica e i ritmi carnatici, creando uno stile assolutamente individuale, ispirato ai misteri della cristianità, modulato sulla natura e sul canto degli uccelli che costituiscono per il compositore una fonte di fascino e di risorse inesauribili. Il Quatour pour la fin duTemps fu composto tra la fine del 1940 e l’inizio di gennaio del 1941 nello Stalag VIII A, all’interno del campo di concentramento di Görlitz, in Slesia, dove il compositore era prigioniero. Lì avvenne anche la prima esecuzione, il 15 gennaio 1941, davanti a un pubblico di trentamila prigionieri francesi, polacchi e belgi di ogni ceto sociale: sacerdoti, medici, piccolo-borghesi, militari di carriera, operai, contadini. Il Quatour venne destinato a tre compagni di prigionia: il violinista Jean Le Boulaire, il clarinettista Henri Akoka e il violoncellista Etienne Pasquier. I tasti del pianoforte verticale su cui suonava Messiaen si abbassavano senza  rialzarsi e anche gli altri strumentisti suonavano su strumenti di fortuna (il violoncello di Etienne Pasquier aveva solamente tre corde). Probabilmente l’opera – per violino, clarinetto, violoncello e pianoforte – nasce da un breve trio per violino, clarinetto e violoncello che sarebbe divenuto l’Intermède nella composizione completa. Appaiono evidenti le relazioni con le Sacre Scritture. La composizione reca in epigrafe alla partitura la dedica: “En hommage à l’Ange de l’Apocalypse, qui lève la main vers le ciel en disant: Il n’y aura plus de Temps”. Sempre nella partitura viene riportato con alcuni tagli e interventi sul testo originale – come a volte fa Messiaen nelle sue citazioni – il passo dell’Apocalissedi San Giovanni che ne ha ispirato la composizione (Apocalisse, X, 1-7) e che ricorda non solo l’imminenza del Giudizio finale, ma anche la tragica congiuntura storica e personale che il compositore si trovò ad affrontare.

 

Jean-Pierre Armengaud | piano; Jan Creutz | clarinet. Paul Klee 4tet: Alessandro Fagiuoli | 1st violin; Stefano Antonello | 2nd violin; Andrea Amendola | viola; Luca Paccagnella | cello.

 

Paolo Tarsi

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