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Minimal Piano Collection (Volumes I-IX), Jeroen van Veen (piano), Brilliant Classics (2006)

m42665gyl0v«In C di Terry forse ha rappresentato per la musica contemporanea americana ciò che L’urlo di Ginsberg o Sulla strada di Kerouac sono stati per la letteratura. Con il suo inesorabile, insistente ripetuto do alto sul pianoforte e i solari, vivaci frammenti di melodie ricircolanti di continuo in un’indistinta polifonia, In C coglieva il congeniale spirito hippie della West Coast, proponendo al contempo un nuovo approccio, in lenta evoluzione, alla forma musicale. Inoltre era straordinariamente provocatorio, perché alzava il dito medio, irriverente come un Robert Crumb, al mondo involuto e pedante del modernismo accademico. Ero cresciuto ascoltando jazz e in seguito mi ero ritrovato circondato dai ritmi insistenti e martellanti del rock e dal suo semplice linguaggio armonico. Avevo l’impressione che questa musica genuinamente indigena fosse simile al mio stesso genoma, e quel che desideravo più di ogni altra cosa era riuscire a mettere in musica queste origini, esattamente come i grandi scrittori americani, Whitman, William Carlos Williams, Kerouac e Ginsberg avevano tirato fuori la poesia dalla parlata della gente comune». Niente meglio di queste parole del compositore John Adams potrebbe definire la sua iniziazione al minimalismo avvenuta grazie all’incontro con la musica di Terry Riley, ascoltata per la prima volta intorno al 1971 insieme a un amico, come lui studente di composizione a Cambridge. È da In C, infatti, che scaturirono alcuni anni più tardi due autentiche gemme del pianoforte del XX secolo come Phrygian Gates e la sua gemella più minuta China Gates. Accanto a John Adams, passando attraverso le sequenze e le permutazioni ricche di silenzi avvolgenti di Tom Johnson, la musica per il cinema di Philip Glass e Michael Nyman, in questi nove CD il pianista olandese Jeroen van Veen ripercorre non solo il minimalismo più canonico ma anche la musica di John Cage (In a Landscape) e Arvo Pärt (Für Alina e Variationen zur Gesundung von Arinuschka), fino alla più recente ‘scuola di Rotterdam’ di Klaas de Vries, con uno sguardo volto anche al passato. Dalla wagneriana Das ‘Fragment an sich’, brevissimo frammento del 1871 di Friedrich Nietzsche ripetuto con un’ostinazione invidiabile “da capo con malinconia” per quasi dieci minuti – un po’ come farà un secolo dopo Franco Battiato nel suo ultimo album sperimentale L’Egitto prima delle sabbie (dove, in maniera ancora più radicale, variano solo le distanze tra le esecuzioni di uno stesso arpeggio riproposto sempre identico) –, fino alle Vexations di Erik Satie scoperte da Cage nella primavera del 1949 durante un suo viaggio a Parigi. È in questa occasione, infatti, che il compositore americano incontrò non solo Olivier Messiaen e Pierre Boulez, ma anche il compositore e critico musicale Henry Sauguet da cui ricevette in dono un curioso foglio d’album composto da una manciata di battute da ripetere, in compenso, più di ottocentoquaranta volte, per una durata totale superiore alle ventiquattro ore. Alla prima vera esecuzione integrale delle Vexations, organizzata quattordici anni dopo da Cage negli States (nel 1963 al Pocket Theater di New York) presero parte, accanto al futuro Velvet Underground John Cale, la danzatrice Viola Farber, i compositori Philip Corner, James Tenney, David Del Tredici, Christian Wolff, il pianista David Tudor e lo stesso Cage.

nlxl-dvd-frontAttivo anche come compositore fin dal 1999, la musica di Jeroen van Veen è un mix di tecniche e sonorità riconducibili a Riley, Glass, Ten Holt e Reich. I suoi 24 Minimal Préludes (1999-2003) sono scritti – seguendo la tradizione bachiana – ognuno in una delle 24 differenti tonalità, mentre NLXL (disponibile sia in CD che in DVD) è una partitura di duecentotrentadue pagine ispirata a un libro del fotografo Karel Tomeï e a Different Trains di Steve Reich. Si tratta di un affresco dell’Olanda in chiave musicale della durata di 80 minuti eseguito in duo con la pianista Sandra van Veen e assemblato, almeno in certi momenti e soprattutto dal punto di vista musicale, un po’ sulla falsariga della “Trilogia Quatsi” e, più in generale, sulle orme del sodalizio Reggio-Glass.

Completano il cofanetto un’improbabile “incarnazione” lisztiana di John Borstlap (Avatâra), Struggle for Pleasure del compositore fiammingo Wim Mertens, brano arcinoto anche per essere stato inserito nella colonna sonora del film Il ventre dell’architetto (1987) di Peter Greenaway (insieme a musiche di Glenn Branca), iThree Minimal Preludes del compositore-scrittore olandese di origine argentina Carlos Micháns, Postnuclear Winterscenario nr. 1 di Jacob ter Veldhuis  (noto anche come Jacob TV), Solodevildance IV di Simeon ten Holt e il decisamente più trascurabile Tiersen van Veen.

 

www.nlxl.org | www.vanveenproductions.com | www.flyingcamera.nl | www.jeroenvanveen.com | www.pianoduo.org | www.pianomania.nl | www.brilliantclassics.com

 

Paolo Tarsi

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