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Philip Glass, Strings Quartets, Paul Klee 4tet, 2008, Blue Serge (Egea distribution)

51QaNQqLfML._SS300_Tra tutti i compositori che ruotano attorno al pantheon di quella che viene comunemente definita la ‘tradizione classica occidentale’ in pochi sono riusciti ad eguagliare il successo di Philip Glass, guadagnandosi un consenso così ampio da abbracciare pubblico e critica, forgiando uno stile inconfondibile anche se, come gli viene spesso contestato, reo di riciclare troppo frequentemente le stesse figure musicali. E ancora meno sono coloro che possono vantare una varietà tale di lavori che attraversano generi musicali così diversi tra loro. Opere, pagine orchestrali, musica da camera e strumentale, fino alle colonne sonore per il cinema, passando per il teatro e la danza, sperimentazioni multimediali e musica elettronica, ambient rock e world music. La ricerca musicale di Glass si estende negli angoli più disparati dell’universo musicale, dalle sinfonie basate su materiali di David Bowie e Brian Eno, alle collaborazioni con cantautori come Paul Simon e Suzanne Vega, o artisti dell’avanguardia elettronica come The Aphex Twin.

Tra la metà degli anni Sessanta e l’inizio dei Novanta Glass completa otto quartetti d’archi, sebbene i primi tre siano stati ritirati dal suo catalogo, in quanto considerati lavori giovanili. Dagli ultimi quartetti di Haydn, passando per Mozart, Beethoven e i romantici, e in avanti fino a Bartók, Shostakovich, Hindemith e Elliott Carter nel XX secolo, il quartetto per archi rappresenta un banco di prova per ogni compositore. Glass mostra felicemente le sue influenze non solo musicali – che spaziano da Bach a Shostakovich – attraverso riferimenti extramusicali che vanno dalla pittura alla letteratura. Il suo primo quartetto ad essere riconosciuto risale al 1966, non molto dopo aver completato gli studi di composizione a Parigi con Nadia Boulanger. Nello stesso anno collabora con il regista Conrad Rook per la colonna sonora del film Chappaqua (1966), trascrivendo per gli strumenti occidentali le musiche di Ravi Shankar. La pellicola si avvale di preziosi cameo: dai beatniks William S. Burroughs, Allen Ginsberg e Peter Orlovsky fino al fondatore del free jazz, Ornette Coleman. Il primo dei quartetti maturi di Glass, Company (1983), è concepito come un adattamento in quattro brevi interpolazioni musicali dell’omonima novella di Samuel Beckett dove ogni sezione è indipendente dalle altre e in cui Glass, sebbene non esibisca nessun collegamento esplicito con la musica indiana, impiega alcuni pattern ripetitivi accanto a procedure cicliche. Il terzo quartetto risale al 1985 ed è il solo ad avere un titolo ben definito per ogni movimento. Ciò è dovuto alla sua genesi. Scritto per il film di Paul Schrader sulla vita dello scrittore e drammaturgo giapponese Yukio Mishima, Mishima: A Life in Four Chapters, segue la struttura della pellicola con una suddivisone in quattro “capitoli”, ciascuno con tre diversi modi narrativi. La morte prematura per HIV/AIDS di Brian Buczak è stata la spinta per creare ‘Buczak’, il quarto dei quartetti d’archi, scritto nel 1989 per un concerto in memoria dell’artista scomparso, mentre il quinto e ultimo quartetto di Glass nasce due anni dopo, nel 1991, da una commissione per il Kronos Quartet.

Paul Klee 4tet: Alessandro Fagiuoli | 1st violin; Stefano Antonello | 2nd violin; Andrea Amendola | viola; Luca Paccagnella | cello

Paolo Tarsi

         

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