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Pierluigi Porazzi, Nemmeno il tempo di sognare, Marsilio, 2013

nemmeno-il-tempo-di-sognare-197x300Primissime pagine: un uomo viene ucciso, ma l’autore ce ne fa dimenticare presto, non prima di avergli fatto rivelare un nome: Barbie. Una transessuale uccisa, orribilmente sfigurata, conosciuta come Barbie, è al centro del romanzo e di un delitto complesso con un assassino imprendibile. Sbattere contro tutti i muri sembra essere l’unica via per risolvere un caso apparentemente senza senso, dove ogni prova è depistante, aggiunge un tassello ad un mosaico che non si è mai abbastanza distanti per vederlo chiaramente, senza contare il continuo rimescolamento dei pezzi perpetrato dalla logica del potente inattaccabile. Come già ne L’ombra del falco Porazzi ci propone la lotta incessante di pochi “giusti” all’interno di un sistema che più che fare Giustizia, punta a produrne una, a risolvere burocraticamente un’increspatura dello status quo.
Siamo di nuovo a Udine, ritroviamo molti personaggi del precedente romanzo, tra cui spiccano Nero, ex agente ora privato cittadino, e il giudice Martello. Il nuovo protagonista è l’enigmatico ispettore Cavani, trasferitosi da poco da Milano. Attorno a loro una miriade di comprimari, di cui nessuno lasciato al caso, gioca il proprio ruolo nel dipingere il grande affresco di Porazzi: l’omicidio di Barbie è un sasso lanciato in un lago torbido, genera onde che si propagano lambendo di tutto, dai potenti al poveraccio, dalle forze dell’ordine ad insospettabili ragazze della porta accanto, in una escalation di vicoli ciechi, sconfitte, rivalse e soprattutto doppi o tripli giochi. Porazzi mescola infatti poliziesco, noir e spionaggio, senza dimenticarsi del contesto sociale, dei fili narrativi solo apparentemente secondari.
Come non pensare ai fatti di cronaca? Come non riflettere sui pregiudizi di una società che non sembra ancora maturata abbastanza per affrontare civilmente e comprendere questioni umane come la transessualità, per combattere il crimine sempre e comunque, indipendentemente dallo strato sociale in cui si annida? Porazzi ci cala al centro di situazioni che noi media-spettattori siamo abituati a recepire deformate, già lavorate e confezionate ad hoc, pone domande di chiarezza e onestà a chi dovrebbe garantire al cittadino la giustizia e la verità.
Con il suo stile asciutto, Porazzi costruisce micronarrazioni che si intersecano, rimandando a generi esterni alla letteratura, la serie tv per esempio, come già scritto a proposito de L’ombra del falco. Il finale di quel romanzo lasciava aperta la porta ad un sequel, che però non è Nemmeno il tempo di sognare. In questo caso, invece, il finale pacato e risolutivo viene come ripensato all’ultimo momento, per aggiungere sangue a quello già abbondantemente versato.
Pierluigi Porazzi lavora presso la Regione Friuli Venezia Giulia, è laureato in giurisprudenza ed è giornalista pubblicista, scrive recensioni cinematografiche, fa parte del progetto Sugarpulp. Ha pubblicato racconti online ed è apparso in antologie e raccolte in rete. Nel 2010 pubblica L’ombra del falco, il suo primo romanzo, con Marsilio.
Simone Colombo
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