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Schönberg, Frescobaldi, Ligeti, Organ Music. Hans-Ola Ericsson, Bis, 1997

frescoba70x170-75Verso la fine degli anni 1930 la casa editrice newyorkese H. W. Gray promosse la pubblicazione di nuove composizioni per organo. Accanto a una serie di organisti-compositori furono coinvolti anche Henry Cowell, Aaron Copland, Ernest Křenek e Darius Milhaud.  Il 2 agosto 1941, William Strickland, il curatore del progetto, scrisse ad Arnold Schönberg invitandolo a contribuire con un suo lavoro. Nonostante alcune obiezioni iniziali, dovute a dissensi di carattere economico, Schönberg accettò l’invito iniziando a scrivere una sonata di cui lasciò solo due frammenti, un Molto moderato (50 battute) e un Allegretto (25 battute), pubblicati per la prima volta nel 1973, nell’edizione completa delle sue opere. Probabilmente Schönberg abbandonò la sonata, concepita su una rigorosa base dodecafonica, per usarne il materiale, leggermente modificato, nel suo Piano Concerto, Op.42. Furono le Variazioni su un Recitativo, Op. 40, composte tra il 25 agosto e il 12 ottobre 1941, il contributo di Schönberg alla serie, la cui pubblicazione non avvenne prima del 1947. 

In questo lavoro si  può notare l’influenza di alcune opere di Bach, come l’Offerta Musicale, con dei riferimenti evidenti in particolar modo all’Arte della Fuga. Come quest’ultima infatti le Variazioni su un Recitativo sono basate su un singolo tema ed entrambe sono opere cicliche, mentre la struttura della fuga presente nella variazione finale dell’opera di Schönberg sembra ispirarsi direttamente al Contrapunctus V di Bach. Le Variazioni su un Recitativo, per le evidenti analogie con la musica di Bach, possono essere considerate una delle opere più rappresentative della tradizione tedesca dopo Reger. Nato nel 1923 da una famiglia di ebrei ungheresi, in una piccola città della Transilvania, la figura di György Ligeti occupa un posto unico nel panorama del dopoguerra europeo. Rifuggendo da scuole e tendenze, trovò la propria voce rimanendo libero dalle ideologie delle avanguardie. Il suo nome è divenuto noto al grande pubblico grazie alla presenza di alcune sue composizioni all’interno della colonna sonora di 2001: Odissea nello spazio, il celebre film del 1968 diretto da Stanley Kubrick. La percezione del tempo nell’opera di Ligeti risulta immobile, un’entità apparentemente statica, fatta di impercettibili modificazioni. Entrambi gli studi per organo, Harmonies(1967) e Coulée (1969), consistono in nient’altro che nel semplice scorrere del tempo. La musica suscita l’impressione di un fluire senza un inizio e senza una fine, come una frazione di qualcosa che è iniziato da sempre e che continuerà a vibrare all’infinito, apparentemente immobile il primo studio, mobilissimo e statico allo stesso tempo il secondo.Volumina (1961-62/1966) chiude un trittico di opere fondamentali, apertosi con Apparitions (1958-59) e Atmosphères (1961), segnando una cesura netta nell’intera storia della musica per organo. Se la tradizione era stata infatti fino ad allora una barriera invalicabile, si possono comunque intravedere dei punti di riferimento in alcune opere di Bengt Hambraeus, come Interferenzen o Konstellationer I, mentre contemporaneamente ai Volumina ligetiani vede la luce Improvisation ajoutée di Mauricio Kagel. Della tradizione nel lavoro di Ligeti rimangono solo severità e imponenza, tutto il resto sparisce nei vasti spazi vuoti, nella struttura intangibile, nelle forme inconsistenti simili alle figure senza volto dei dipinti di De Chirico. Un’opera radicale nella  sua prosecuzione della tradizione, definita da Ligeti stesso una passacaglia per sottolinearne il rapporto dialettico con il passato, lo stesso che lo lega a Frescobaldi, il massimo esponente del Ricercare per organo. Hans-Ola Ericsson, organista e compositore, è nato nel 1958. Ha studiato a Stoccolma, sua città natale, Friburgo, Stati Uniti e Venezia. Tra i suoi insegnanti ricordiamo Torsten Nilsson, Klaus Huber, Brian Ferneyhough, Edith Picht-Axenfeld, Zsigmond Szathmáry e Luigi Nono. Ha collaborato inoltre con compositori quali Olivier Messiaen, György Ligeti, John Cage e Arvo Pärt.

Paolo Tarsi

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