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Stefano di Marino, Nero criminale – I segreti di una città corrotta, Edizioni della sera, 2012

copertina-nerocriminale1-199x300Qualsiasi analogia di questo racconto con persone o vicende realmente esistenti è da considerarsi puramente casuale.  Ma a questo nessuno può credere. La denuncia di uno stupro mai avvenuto, l’incendio appiccato a un campo rom, l’imprenditore che si butta in politica. Non serve un grande sforzo mnemonico per ritrovare questi titoli sui quotidiani di tutto il paese. Di Marino si lascia ispirare dalla realtà che lo circonda, fa propri i fatti di cronaca nera di cui legge sui giornali e con la sua sensibilità di scrittore li trasforma, li adatta, li reinventa e li risolve in questo romanzo. Eleva alla massima potenza il grigiore, la nebbia, la decadenza e i contrasti di Milano semplicemente ribattezzandola Gangland. Rende il capoluogo lombardo la rappresentazione perfetta, la sintesi esaustiva dell’attualità italiana. E si spinge oltre; la sua Gangland è anche finestra sul futuro, monito di ciò che potremmo diventare se non si arresta il declino.
Se Milano/Gangland è la rappresentazione dell’Italia, il protagonista del romanzo è la rappresentazione del noir, dell’hard boiled. Ilprofessionista, l’uomo nero è stato creato seguendo alla lettera i dettami del manuale del noir. Un po’ detective, un po’ giustiziere, un po’ mercenario. Un passato avventuroso, pericoloso, travagliato con cui ha un perenne conto aperto. Ha una moralità tutta sua, Persegue il bene, il suo bene, secondo le regole che la vita gli ha insegnato. Duro, chiuso, tenebroso, ha suo malgrado degli affetti che deve difendere. E’ straniero ma è stato adottato da Milano. Queste due entità hanno finito per amarsi. Il libro, allora, può essere visto come l’impresa – riuscita- di Di Marino di inserire il noir più classico e puro in Italia, di inscrivere nella realtà, nell’attualità italiana questo genere.
La morale di questo Nero Criminale è che il male, quello vero, quello più pericoloso, si annida e si nasconde tra i soldi, il potere e gli interessi. Velato da una moralità di facciata, ipocrita, giustificante, il male agisce potente e indisturbato. Inattaccabile dalle forze dell’ordine costrette a operare secondo schemi e modalità che risultano essere limitanti. Chi agisce per il bene si trova disarmato, incapace anche solo di sfiorare il mostruoso serpente assetato di soldi, potere e controllo che stringe e soffoca la città tra le sue spire.
Nello svolgersi della trama si sentono forti le influenze del fumetto noir. Il protagonista travagliato e la sua cricca di reietti, di esiliati ricordano un po’ gliWatchmen. Guardano con schifo a una società plagiata dagli operatori del male che li ha respinti, messi ai margini. Una società per cui però provano empatia, che sperano ancora, a modo loro, di redimere. La polizia che quando si trova di fronte a qualcosa di troppo grande, troppo terrificante, troppo feroce si rivolge al professionista, rinnovando ogni volta la scommessa che la sua idea di bene coincida con la propria e chiudendo un occhio sulle modalità che adotta, fa sicuramente pensare a Batman. Il più noir  dei supereroi rivive un po’ nell’uomo nero alla caccia di un criminale che si fa chiamare Baba Yaga, la strega russa divoratrice di bambini. L’analogia forte con Batman risiede nell’amore tra il protagonista e la sua città, Milano. Entrambi duri, imperfetti, contraddittori. Il protagonista e Gangland si completano a vicenda, si rendono migliori l’un l’altro.
 
Stefano Di Marino ha esordito con il romanzo Per il sangue versato edito da Mondadori nel 1990. Sempre per Mondadori ha scritto diversi romanzi di fantapolitica tra cui  la trilogia Montecristo, basata sull’ipotesi di un colpo di stato in Italia. Su Segretissimo firma da 17 anni la fortunata serie Il Professionista. E’ curatore della rivista digitale da lui ideata ACTION.
 
Enrico Pasotti
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