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"Still Harping on Music", Lucia Bova (2011, ATOPOS 18)

still-harping-cover-150x150«Dovunque ci troviamo, ciò che sentiamo è soprattutto rumore. Quando lo ignoriamo, ci disturba. Quando lo ascoltiamo, lo troviamo affascinante. Il suono di un camion a novanta all’ora. L’elettricità statica tra le stazioni radiofoniche. La pioggia. Vogliamo catturare e controllare questi suoni, usarli non come effetti sonori, ma come strumenti musicali. [ … ] Mentre in passato il punto di disaccordo è stato tra la dissonanza e la consonanza, nel futuro immediato sarà tra il rumore e i cosiddetti suoni musicali». In occasione della doppia ricorrenza nel 2012 del centenario della nascita e del ventennale della morte di John Cage la citazione tratta dal suo Silence è da stimolo per la rilettura di alcuni suoi celebri lavori ed introduce nella maniera più adeguata ad un viaggio al centro del suono dell’arpa, da quello più dolce e tradizionale a quello più inconsueto, inimmaginabile e imprevedibile.

In questo percorso la Sequenza II di Luciano Berio rappresenta una vera e propria pietra miliare. Essa rientra in un progetto più ampio del compositore (quattordici Sequenze), che ha voluto scoprire e investigare di ciascuno strumento “le misure al di là delle misure”, in un teatro strumentale in cui si richiede di «rinunciare all’ambigua categoria del ‘poetico’», come pure all’attesa di quel «linguaggio d’altre vecchie emozioni che il tempo ha legato alla poesia». Ciascuna Sequenza rappresenta una sorta di “testimonianza” del virtuosismo storico e nello stesso tempo uno stimolo per l’avanzamento verso una nuova forma di virtuosismo ricercato attraverso l’estrema esplorazione e lo sperimentalismo delle possibilità tecniche dei singoli strumenti. Nella Sequenza per arpa linguaggi dal sapore più tradizionale si affiancano a sonorità esasperate e a “gesti” dissacratori che prevedono “strappi” delle corde, percussioni delle parti in legno e della cordiera, uso parossistico dei pedali e rumori ottenuti facendo sbattere le corde di metallo tra loro.

In a Landscape (per pianoforte o arpa) e Dream (originale per pianoforte ed adattato all’arpa) testimoniano un particolare aspetto della grande attenzione di John Cage nei confronti del suono. Entrambi composti sulla struttura ritmica di un balletto di Merce Cunningham, questi lavori esplorano sonorità delicate ed intime che richiamano la musica impressionistica di Erik Satie, compositore che ebbe un posto centrale nell’estetica cageana. La scrittura immobile e lo sviluppo circolare dei brani favoriscono una dimensione contemplativa e rasserenante; una conseguenza questa dell’interesse di Cage per il buddismo Zen. In Postcard from Heaven (1982), una composizione aleatoria per arpa sola o per ensemble variabile di arpe (fino a venti), l’attenzione nei confronti del suono è ulteriormente enfatizzata dal ricorso a dispositivi elettronici, e-bow, delay e riverberi, e dalla sovrapposizione del mio suono dal vivo ad una base pre-registrata in cui interpreto le parti delle altre arpe, creando una caleidoscopica moltiplicazione della mia immagine sonora. Ancora in Silence Cage accostò l’idea della materia musicale a qualcosa di vivo come il giardino, dove tutto è in continua trasformazione ed evoluzione. Per Un giardino a mente vuota (a me dedicato) Fernando Mencherini disse di essersi riferito proprio a quell’idea, seppure trasformata. Infatti la parte solistica dell’arpa ha un’effervescenza simile all’acqua che bolle e la materia musicale vive costantemente nel punto limite, dove è molto difficile trovare le unità e le proporzioni ben definite che sono invece qualità essenziali in un giardino. Nella versione per arpa e nastro magnetico il nastro presenta suoni di chitarre che disegnano sinuose geometrie ed una sonorità che «si insinua nel mondo corporale dell’arpa live, diventandone il particolare supporto immaginifico, la sua vegetazione mentale».

Fall per arpa amplificata e live electronics della compositrice finlandese Kaija Saariaho, nasce da un tremolo nel pianissimo dal quale prendono vita dei pattern ritmici costituiti da gruppi di note per lo più costanti che si caratterizzano per la loro dimensione sonora particolarissima ed estremamente affascinante. In questo lavoro si nota non solo un gusto del suono molto originale, ma anche la capacità, direi tipica dei compositori delle terre scandinave, di attrarre l’attenzione dell’ascoltatore con mezzi semplicissimi trasportandolo in un mondo incantato d’echi, di luci e d’ombre.

Reconstructions per arpa e computer, scritto per me dal compositore statunitense James Dashow, offre un’ulteriore esplorazione del mondo sonoro dell’arpa. In questo pezzo vi è un gioco continuo di dialettiche e contrappunti tra l’arpista e il mezzo elettronico. Spesso le sonorità create con il computer sembrano essere elaborazioni o distorsioni dei suoni dell’arpa, mentre in altre occasioni è l’arpa che, suonata con particolari tecniche esecutive, sembra imitare o provocare il computer per sollecitarne delle risposte. Ho sempre trovato estremamente affascinante dimostrare come il suono dell’arpa, strumento antichissimo e al tempo stesso primigenio, sia in grado di “misurarsi” ed interagire con quanto c’è di più moderno: il suono creato con il computer.

Quaderni 6 di Maurizio Giri è stato composto per me in occasione della diretta radiofonica di musica elettronica, trasmessa su Rai Radio3 per l’Art’s Birthday 2006, alla quale si sono collegate emittenti di tutta Europa. In questo pezzo Giri ha inteso rivolgere un omaggio ad Erik Satie, un compositore che ha influenzato molti autori contemporanei compreso John Cage, e che ha contribuito alla nascita di diverse correnti musicali del ventesimo secolo, come il neo-classicismo, l’ambient music e il minimalismo. Giri ha compiuto il proprio omaggio con la creazione di un brano che egli stesso definisce “poliglotta”, perché in esso si fondono o entrano in contrasto diversi elementi stilistici secondo una rigorosa struttura generativa.

Lucia Bova, Ottobre 2011

Docente di arpa presso il Conservatorio di musica “Niccolò Piccinni” di Bari, Lucia Bova, dopo aver completato gli studi musicali in Italia, ha conseguito il diploma francese in arpa ottenendo il Premier Prix à l’Unanimité sotto la guida di Elisabeth Fontan-Binoche. Si dedica all’interpretazione e alla ricerca del repertorio per arpa sola e in ensemble con particolare interesse per quello moderno e contemporaneo. Compositori quali Mencherini, Dashow, Razzi, Chasalow, Saylor, Ambrosini, Morricone, Giri, Sollima, Fabio Cifariello Ciardi, Bellino e Podio hanno composto per lei. Lavora con diversi ensembles quali Alter Ego, Ars Ludi, PMCE e Dissonanzen. Ha dato concerti presso prestigiose istituzioni concertistiche in Italia e negli Stati Uniti, Canada, Brasile, Polonia, Spagna e Germania. Ha effettuato incisioni discografiche da solista e in ensemble per BMG Ricordi, Universal, Rai Trade, Neuma, Capstone, Mode Records, Bongiovanni e Label Bleu. Recentemente le Edizioni Suvini Zerboni hanno pubblicato il suo libro L’arpa moderna. La scrittura e la notazione, lo strumento e il repertorio dal ‘500 alla contemporaneità che sarà presto tradotto e distribuito nel circuito internazionale in lingua inglese in formato e-book (www.luciabova.it).

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L. BerioSequenza II (1963); J. CageIn a Landscape  (1948); J. CageDream (1948); J. CagePostcard from Heaven (1982), per arpa e suoni pre-registrati (versione del 2011 di Lucia Bova); F. MencheriniUn giardino a mente vuota* (1996), per arpa e suoni elettronici; K. SaariahoFall (1991), per arpa amplificata e live electronics; J. Dashow,Reconstructions (1992), per arpa e suoni elettronici; M. GiriQuaderni 6* (2006), per arpa e suoni elettronici | (*prima registrazione mondiale)

 

 

Argo – redazione musica

         

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