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Sylvano Bussotti, Corpi da musica, Artout Maschietto Editore, 2010

bussottiIn occasione della mostra diretta da Alberto Salvadori, “Firenze per Bussotti”, tenutasi al Museo Marino Marini di Firenze tra il 17 febbraio e il 22 marzo 2010, è stato pubblicato da Artout Maschietto editore “Corpi da musica. Vita e teatro di Sylvano Bussotti”. Il volume, a cura di Luca Scarlini, è composto da più sezioni accanto a un ricco e variegato apparato finale. “Parole nel tempo. Giudizi e complicità” rappresenta un florilegio di testi dedicati a Sylvano Bussotti, da La Passion selon Sade ad oggi, con scritti di Mario Bortolotto, Pier Paolo Pasolini, Umberto Eco, Dacia Maraini, Achille Bonito Oliva, Roland Barthes e altri ancora. “Scritti sull’arte” raccoglie una serie di considerazioni del compositore, spesso rarissime, dagli anni ’60 ad oggi, tra musica ed estetica. “Mi raccomando facciamo presto, che tra poco iniziano i Simpson”. Si apre così “Il catalogo è questo”, dialogo tra Sylvano Bussotti e Luca Scarlini, ”…è un cartoon speciale, storia del mondo, imperdibile. La settimana prossima danno l’Iliade, dove Homer fa Omero”. Una passione, quella per i Simpson, riconducibile all’amore per i fumetti, e a quando crea una fuck symphony per Ranx-Xerox, il personaggio di Stefano Tamburuni, pubblicata su  “Frigidaire”, una rivista di tendenza del fumetto, tra le più note degli anni ’80, che a Bussotti dedica una copertina. E non fu l’unica, con grande scandalo da parte degli ‘avanguardisti’, che lo videro ritratto con Cathy Berberian sulle pagine di ‘Vogue’.

Vicino all’estetica di John Cage e alle sue esigenze di superare i limiti del pentagramma, condivisa peraltro dal movimento Fluxus e per un certo periodo anche da Morton Feldman, Bussotti fu impegnato in prima linea a sabotare il sistema di notazione tradizionale assieme a Yoko Ono, Cornelius Cardew, Robert Ashley, Giuseppe Chiari (con i suoi Gesti sul piano), fino al gruppo Zaj e Lee Ranaldo che durante la registrazione di un album dei Sonic Youth usava la faccia di Madonna per disegnare una sequenza di note che si autodistruggevano. Erano gli anni di 4’33’’, di Projecton I e delle ricerche ‘bianche’ di Robert Rauschenberg. Più tardi, nel 1991, in una memorabile performance veneziana Moana Pozzi offrirà a Bussotti il suo corpo come carta su cui scrivere, superficie da notazione di una partitura vivente che il compositore riempirà di pentagrammi fino alla collaborazione con musicisti pop come Gianni Morandi, diretto nel film “Immagine” nel ruolo di Enea o Patty Pravo, con cui prima di allora sembrava condividere solo la “y” nel nome, interprete di una sola nota in La maestà presentata alla Biennale di Venezia del ‘91. Infine è nelle vesti di ‘giudice pop’ nella famosa causa che ha visto scontrarsi Michael Jackson e Albano Carrisi. Una delle prime partiture grafiche di Sylvano Bussotti è stato il dramma lirico Nottetempo, l’opera del 1976 dedicata a Michelangelo e alle sue diatribe con Giulio II. Da quel momento in poi il compositore inizia sempre più a fare disegni che sono anche partiture e viceversa. L’approdo alla musica picta avviene tramite lavori sospesi tra disegno e partitura, note-immagini, pentagrammi come schizzi, tutti i materiali sono possibili di riutilizzo, cartoline, foto, programmi e locandine, tutto può essere soggetto a molteplici riletture, anche a distanza di tantissimi anni. La scrittura è concepita come un codice da decifrare e ‘manipolare’, tra la moltiplicazione di segni, sempre rigorosamente eseguibili, a cui donare di volta in volta la forma di nuove risonanze. Scelte estetiche e suggestioni ricorrenti, passione e decadenza dettano la chiave di lettura di una vita concepita come opera d’arte essa stessa, introducendo sullo sfondo lo ‘scandalo’, letto forse troppo comunemente, come principale lemma interpretativo dell’opera di questo artista e delle sue innumerevoli in-discipline. Il privato diventa un collage sempre mutevole di sonorità, volti, corpi in cui racchiudere la propria visione del mondo attraverso un ‘manierismo’ da non intendersi come tecnica della citazione, ma semmai come genealogia culturale volta a rileggere con nuovi parametri l’arte del Cinquecento e del Seicento. Come trait d’union a quest’incontro tra le arti, la letteratura, da Sade e Gramsci arrivando a Seneca e Racine, Stifter, Braibanti e Pasolini, fino ad illustrare un progetto di opera d’arte totale attraverso l’eros esplicito del melodramma romantico cantato e danzato Lorenzaccio (1972) o il ‘teatro-impossibile’ di Arlechinbatocieria (1949) o nella vasta attività di teatro e danza racchiusa nella sigla ‘bussottioperaballet’.

Paolo Tharsys

         

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