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Tom Johnson, Organ and Silence (Wesley Roberts, organ), 2003 Ants

0000177003_350Il 18 maggio 1973, in Texas, dal palcoscenico di un liceo di Dallas, uno studente proclamò: «Solo per iniziare a capire la musica di John Cage, è necessario esaminare alcune delle sue idee e filosofie più importanti, a prescindere dal fatto che le si condivida o no. Prima di tutto, c’è il suo uso del silenzio. Per Cage, il silenzio è una parte integrante di un brano musicale, che ha la stessa importanza delle note suonate. Fra l’altro, vorrei ricordarvi che il silenzio totale non esiste se non in un vuoto pneumatico: ovunque vi siano persone o qualsiasi forma di vita vi sarà qualche tipo di suono. Nei suoi lavori, dunque, Cage non usa mai il silenzio assoluto, ma semmai le varietà di suono generate dalla natura o dal traffico, che normalmente passano inosservate e non vengono considerate musica…». Perché secondo Cage i rumori «sono utili alla nuova musica quanto le cosiddette note musicali, per il semplice motivo che sono suoni», come scrive in Silenzio, suo libro cult pubblicato nel 1961. E ancora: «La musica è in primo luogo nel mondo che ci circonda, in una macchina per scrivere, o nel battito del cuore, e soprattutto nei silenzi. Dovunque ci troviamo, quello che sentiamo è sempre rumore. Quando lo vogliamo ignorare ci disturba, quando lo ascoltiamo ci rendiamo conto che ci affascina». 

Il più delle volte però, a differenza dello studente texano – testimonianza di come il pubblico, in qualunque ambito artistico, muta atteggiamento se è preparato ad attendersi ciò che sta per accadere – i frequentatori abituali dei concerti si ritrovarono letteralmente a gambe all’aria di fronte a novità di tale portata, alle quali assistevano del tutto inermi, così come i rappresentanti della più assopita gerarchia musicale. Cambiamenti così significativi scompaginarono profondamente il mondo musicale contemporaneo, con trasformazioni tali da delineare un vero e proprio spartiacque nella storia della musica, stabilendo un prima e un dopo 4’33’’, il celebre brano silenzioso di John Cage. Come spiega il compositore e musicologo Kyle Gann, una delle voci più autorevoli del Village Voice, nel suo libro Il silenzio non esiste: «Indirettamente, 4’33’’ guidò gli sviluppi che generarono un nuovo stile più semplice e accessibile, il minimalismo. Come locus di ermeneutica storica, 4’33’’ può essere considerato la conseguenza dell’esaurimento della tradizione classica ipertrofica che lo aveva preceduto, uno sgomberare il terreno che permise a una nuova era musicale di ripartire da zero». Tutto questo accadeva in un momento in cui, per i compositori americani, il percorso verso un’autenticità nazionale era tutt’altro che delineato, i modelli formali erano ancora quelli ereditati dall’Europa, e mancava una chiara traccia sonora americana da cui attingere. Saranno compositori d’area minimalista come Terry Riley e La Monte Young ad improntare un cammino volto a raccogliere l’eredità di John Cage e della sua scuola, raggiungendo con Steve Reich e Philip Glass una notorietà internazionale che va ben oltre i confini della musica contemporanea definita ‘sperimentale’, secondo un esempio che farà poi suo Michael Nyman in Europa. Proprio quest’ultimo, già musicologo e critico musicale, risulta essere il primo ad introdurre in musica il termine minimalismo, verso la fine degli anni Sessanta, insieme a un altro critico del Village Voice, il compositore Tom Johnson, sebbene il termine circolasse tra i critici fin dagli anni Trenta.

Nato in Colorado nel 1939, Tom Johnson, dopo essersi laureato in Musica alla Yale University e aver studiato privatamente con Morton Feldman, dal 1983 vive a Parigi dove si è trasferito dopo 15 anni trascorsi a New York. In questo Cd, registrato nel 2001 presso la Cappella delle suore di Loreto di Nerinx (Kentucky), l’organista Wesley Roberts propone alcuni frammenti tratti da Organ and Silence (2000), ciclo di cui, sempre nel 2001, ha presentato anche la prima esecuzione integrale usando lo stesso organo della presente registrazione, in un concerto della durata di ben due ore di musica. In questi brani il silenzio viene quasi interrotto dall’impiego di forme semplici, scale limitate e tutta una serie di materiali estremamente ridotti che si caratterizzano, in gran parte, per il largo impiego di formule matematiche, permutazioni e sequenze dettate da processi numerici. «All’inizio del 1999 ebbi alcune idee per delle composizioni che avrebbero dovuto sostenere l’interesse nonostante fossero costituite prevalentemente da silenzi. Dopo che ebbi scritto questi pezzi – afferma Johnson – trovai un’altra maniera per scrivere musica che mi permettesse lunghi e frequenti silenzi, e poi un’altra e un’altra ancora e in breve mi trovai a dedicare tutto il mio tempo ad una collezione di pezzi per organo. La mia musica è sempre stata, in diverse maniere, minimale, ma questa era una maniera del tutto diversa ed ora iniziavo ad ascoltare veramente i silenzi, o meglio, più che i silenzi in sé, notavo come essi potessero essere differenti gli uni dagli altri e godevo della libertà che il silenzio dà all’ascoltatore».

 

Tom Johnson, Organ and Silence, Wesley Roberts (organ), (C) 2000 Editions 75, Paris – (P) 2003 ants – a new timeless sound, Rome

 

Paolo Tarsi

         

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