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Tōru Takemitsu, L’opera completa per chitarra sola, Andrea Dieci (Map Golden, 2004); Confronting Silence. Selected Writings (The Scarecrow Press, Inc., 1995)

0000899806_350-150x150Il 15 agosto 1945, con un annuncio radiofonico, l’imperatore Hirohito proclamava alla nazione la resa incondizionata del Giappone, ponendo di fatto fine alla Seconda guerra mondiale. Durante l’occupazione statunitense del Paese – che durò ufficialmente fino al 1952 – le radio americane trasmettevano ogni genere di musica occidentale, dalla musica leggera al jazz, fino alla musica classica francese ed europea, da Josephine Baker a George Gershwin, da Charles Trenet a Maurice Ravel. Dalle frequenze di una stazione radio chiamata wutr si potevano inoltre ascoltare le opere atonali e dodecafoniche di Schoenberg e Webern, ma anche le musiche di Mahler, l’impressionismo francese di Debussy, Olivier Messiaen, il neoclassicismo americano di Aaron Copland e numerose colonne sonore.

In realtà già negli anni fra le due guerre mondiali, a metà dell’epoca Taishō (1912-1926) e l’inizio dell’epoca Shōwa (1926-1945), tra la nascente borghesia urbana si stavano imponendo come nuovi punti di riferimento stili di vita e modelli di stampo occidentale, tanto che balli di coppia come il two-step o il fox-trot erano divenuti una mania irrinunciabile per i cosiddetti “moderniti”, tanto più che questi nuovi balli permettevano l’incontro tra i giovani in maniera molto meno formale. Grace Seton, corrispondente americana del Metronome, nel luglio 1923 scriveva che le “ragazze e le giovani donne maritate sanno ballare gli intricati passi del jazz in tabi e zori – calzari con l’alluce separato e zoccoli infradito di legno – “con una facilità sorprendente”.

Durante la guerra la musica occidentale fu vietata in favore di canzoni di genere patriottico e il giovane Tōru Takemitsu (1930-1996), così come tutti i ragazzi suoi coetanei, prese parte a faticosi lavori paramilitari scavando trincee sulle montagne in un clima di pesante nazionalismo che finì col generare, assieme al rifiuto della guerra, una chiusura totale verso la sua cultura d’appartenenza. Pare che uno dei primi brani che ebbe la possibilità di ascoltare sia stato Parlez-moi d’amour nell’interpretazione di Lucienne Boyer, su un grammofono a manovella con una puntina di bambù, durante una delle consuete riunioni di ascolti clandestini. Fu solo più tardi, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, grazie anche all’incontro con John Cage e il suo misticismo Zen, che Takemitsu riconsiderò la musica giapponese tradizionale, in un momento in cui i movimenti artistici e gli intellettuali americani, su tutti i poeti della Beat Generation, a New York così come a San Francisco, volgevano il loro sguardo a Oriente. Prima di allora, infatti, desiderava essere un compositore di musica occidentale, fino al dopoguerra si era nutrito di chanson, come testimoniano del resto le sue 12 Songs del 1977. In queste trascrizioni per chitarra ritroviamo celebri temi tradizionali (Londonderry Air), standard jazz (Over the RainbowSummertime) e motivi pop (come le beatlesiane Here, There and EverywhereMichelleHey JudeYesterday) i cui arrangiamenti preludono alla virata, dalla seconda metà degli anni Ottanta in poi, verso lidi più tonali, un percorso condiviso peraltro anche da altri compositori come Ligeti, Hans Werner Henze e Tan Dun.

Tōru Takemitsu era nato a Tokyo l’8 ottobre 1930 ma già a un mese dalla nascita si trasferì con la famiglia, per un incarico di lavoro del padre Takeo, a Dalian (in Manciuria), a quel tempo colonia del Giappone imperiale, dove il piccolo Tōru rimase fino al settimo anno d’età, quando, lasciata la Cina, rientrò solo a Tokyo per iniziare gli studi scolastici interrotti prematuramente nel 1944, proprio mentre i giapponesi stavano invadendo la Cina, in una guerra che sarebbe proseguita sino all’agosto dell’anno successivo. Seguendo le mode dell’epoca suo padre si era appassionato al jazz e al blues collezionando, grazie ai privilegi di cui godeva (come membro di una comunità espatriata), una vasta raccolta di dischi che lasciarono un’impronta indelebile sul futuro compositore. Gli influssi del dixieland, il jazz nello stile di New Orleans, Duke Ellington e George Russell saranno ben presenti nelle composizioni da concerto e nelle partiture per il cinema di Takemitsu in film quali Karami-ai (L’eredità, 1962) del regista Masaki Kobayashi, Tōkiō Sensō Sengo Hiwa (L’uomo che lasciò le sue volontà in un film, 1970) e Natsu no Imōto (Sorella estate, 1972) di Nagisa Ōshima. Ed è proprio nelle colonne sonore per il cinema (e nei brani da camera che da queste sono stati tratti) che la chitarra trova ampio spazio, così come in opere per ensemble quali Ring (1961) per flauto, chitarra terzina e liuto, Sacrifice (1961), Valeria (1965) o la prima versione di Toward the Sea (1981) per flauto e chitarra, che preludiano ai lavori per chitarra solista e orchestra To the Edge of Dream (1983), Vers, l’arc-en-ciel, Palma(1984) e Spectral Canticle (1995).

In questo cofanetto possiamo ascoltare, nell’affascinante interpretazione di Andrea Dieci, l’intera produzione per chitarra sola di Takemitsu, dai tre Folios (1974) fino a Equinox(1993) – brano ispirato all’omonima opera del pittore catalano Juan Mirò – e In the Woods (1995), passando attraverso All in Twilight (1987), il cui titolo fa riferimento a un dipinto di Paul Klee, e pagine rare quali A Piece for Guitar (1991), un omaggio a Sylvano Bussotti per il suo sessantesimo compleanno qui inciso per la prima volta.

Tōru TakemitsuL’opera completa per chitarra sola/CompleteWorks for Solo Guitar, Andrea Dieci, 2004, Map Golden

 

CD 1: Folios (1974) / All in Twilight (1987) / A Piece for Guitar – For the 60th birthday of Sylvano Bussotti (1991) – first recording / Equinox (1993) / In the Woods (1995)

CD 2: 12 Songs, transcriptions for Guitar (1977): Londonderry Air (Irish Folk Song) / Over the Rinbow (Harold Arlen) / Summertime (George Gershwin) / A Song of Early Spring(Akira Nakada) / Amours Perdues (Joseph Cosma) / What a Friend (Charles C. Converse) / Secret Love (Sammy Fain) / Here, There and Everywhere (John Lennon & Paul McCartney) / Michelle (John Lennon & Paul McCartney) / Hey Jude (John Lennon & Paul McCartney) / Yesterday (John Lennon & Paul McCartney) / The International (Pierre Degeyter) / The Last Waltz (Les Reed & Barry Mason / Arranged by Toru Takemitsu, 1983)

Jacket-240x350Tōru TakemitsuConfronting Silence. Selected Writings, a cura di Yoshiko Kakudo e Glenn Glasow, prefazione di Seiji Ozawa, The Scarecrow Press, Inc. (A Fallen Leaf Press Book), pp. 155

Anche se acclamato a livello internazionale quale uno tra i più importanti compositori del ventesimo secolo, come scrittore Tōru Takemitsu resta ancora oggi relativamente sconosciuto, se non per i lettori di lingua giapponese. A partire dal 1960 scrive numerosi saggi, la maggior parte dei quali sono stati pubblicati in Giappone. Tradotta in lingua inglese da Yoshiko Kakudo e Glenn Glasow, Confronting Silence, è la prima raccolta dei suoi scritti disponibile per i lettori occidentali. www.scarecrowpress.com

Paolo Tarsi

 

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