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Toshio Hosokawa – Orchestral Works (Stradivarius, 2011)

140«La mia musica è calligrafia, dipinta sul margine intonso del tempo e dello spazio. Ciascun suono possiede una forma simile a quella delle linee e dei punti tracciati dal pennello. Questa linea è dipinta sulla tela del silenzio. Il bordo di questa tela, che fa parte del silenzio, è importante quanto i  suoni udibili. Senza uno spazio vuoto, un foglio bianco, non si può scrivere, senza il silenzio non esiste il suono. In questa calligrafia del suono, suono e silenzio sono una cosa sola, l’uno contiene l’altro». Da queste parole del compositore Toshio Hosokawa emerge quanto il vuoto, elemento importantissimo nell’orizzonte delle koinè orientali, non solo musicali, risuoni ricco di contenuti proprio come nuvole in movimento che spostandosi ora scoprono (o nascondono) un presentimento di luce. Con la stessa brevità che può avere una parvenza di luminosità, i suoni che si formano sbocciano come fiori di un’Ikebana nel silenzio e, come antichi haiku, hanno la durata di un respiro.

Nato nel 1955 a Hiroshima, Toshio Hosokawa ha saputo ampliare il sentiero già così finemente delineato da Tōru Takemitsu verso lo sviluppo di un linguaggio musicale in cui Oriente e Occidente trovano un originale punto di incontro, divenendo allo stesso tempo artefice di un percorso poetico e visionario che lo ha portato ad essere una delle principali figure della musica del nostro tempo. Seguendo una prassi consolidata, verso la metà degli anni Settanta Hosokawa si reca in Europa per perfezionare le tecniche musicali apprese in Giappone, studiando prima con Isang Yung a Berlino e in seguito con Klaus Huber e Brian Ferneyhough a Friburgo. Ne è nata una felicissima sintesi musical-filosofica di mondi opposti – attratti, forse, proprio dal loro essere speculari – approfondita dallo studio delle tradizioni musicali, pittoriche e filosofiche del Lontano Oriente e che è ben racchiusa nelle opere presentate in questo Cd, dove troviamo pagine racchiuse tra il 1996 e il 2001, affidate alla direzione di Andrea Pestalozza. Appassionato studioso del repertorio contemporaneo che per primo ha presentato composizioni di Takemitsu e Hosokawa in Italia, Pestalozza è qui alla guida della Deutsche Radio Philharmonie Saarbrücken Kaiserslautern, una delle più note orchestre legate al circuito radiofonico tedesco, affiancato da eminenti solisti quali il clarinettista Eduard Brunner e l’arpista Notburga Puskas.

I paesaggi marini di Ferne Landschaft III – Seascapes of Fukuyama (1996), lavoro per orchestra che trova ispirazione in una serie di Seascape del fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto (ma anche in alcune tele di William Turner), descrivono – come spiega il compositore – «il quieto riverbero del suono delle campane di un tempio sulle acque del mare». Suonato dall’inizio alla fine quasi sempre pianissimo, il brano custodisce allo stesso tempo un recondito e personale ‘paesaggio della memoria’ rivolto agli scenari atomici di Fukuyama, che si riallaccia al romanzo La pioggia nera, dello scrittore Masuji Ibuse, sul bombardamento nucleare di Hiroshima.

In Metamorphosis per clarinetto e orchestra d’archi con percussioni (2000) Hosokawa esplora invece il dialogo tra solista e orchestra come un’idea di risposte che dall’universo tornano all’interprete, l’io, con una sezione di strumenti – sei violini, un violoncello e un contrabbasso – a fungere da eco. È evidente come nelle tradizioni della cultura orientale, a differenza di quanto accade in Europa, non sia ricercata tanto l’eternità, quanto piuttosto l’immagine – messa a fuoco anche da Hosokawa nel suo confronto tra individuo e natura – di una più profonda metamorfosi interiore, tale da descrivere e valicare per un momento la fugacità della vita umana. Il brano, nato da una commissione della Internationale Musikfestwochen Luzern, è stato presentato a Lucerna da Sabine Meyer con la Chamber orchestra of Europe diretta da Heinz Holliger, mentre il Concerto per arpa e orchestra Re-turning – In memory of Kunio Tsuji (2001), di cui viene realizzata nello stesso anno una seconda versione per arpa solista, è dedicato allo scrittore Kunio Tsuji (1925-1999), esperto saggista della letteratura francese. A proposito di quest’ultimo lavoro Luciana Galliano, profonda esegeta del tessuto musicale nipponico e orientale, rileva come sfruttando le risonanze dell’arpa «si susseguono inframmezzate da lunghi silenzi vere e proprie “onde” di musica dalla trama finissima, in eleganti riflussi iridescenti e lievemente increspati».

È possibile comprendere ancor più l’incidenza che il pensiero orientale ha nella definizione della poetica musicale di Toshio Hosokawa grazie ad alcune parole di questo maestro giapponese che ben rispecchiano i procedimenti alla base della sua opera: «Nella meditazione Zen la cosa più importante è la respirazione; un’inspirazione molto lenta e una espirazione altrettanto lenta. Attraverso questo processo si medita e si entra in un’altra dimensione. È così che vorrei realizzare la mia musica: come un viaggio verso l’interiorità».

 

Paolo Tarsi

         

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