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Il trionfo dell’uovo, Sherwood Anderson, Piano B Edizioni, 2013

il-trionfo-delluovo-250x350Scampoli di vita, strappati alla routine, emergono dai racconti di Anderson senza fretta, senza effetti stupefacenti, il più delle volte senza dei veri e propri colpi di scena. L’aneddoto è centrale in alcuni racconti, quasi superfluo in altri, in ogni caso viene sempre trattato come un centro di irradiazione di altri aneddoti, ricordi, storie parallele ma soprattutto riflessioni che riflettono l’irrequietezza dei personaggi. Loro sì sono centrali, importanti, spesso addirittura ingombranti allo svolgimento della vicenda, ed è qui che l’autore rivela la sua natura e il suo scopo: i protagonisti premono contro le pareti del racconto esattamente come premono contro lo pareti del guscio in cui si svolge la loro vita. Sono anime intrappolate, insofferenti, desiderose di uscire da qualcosa, una situazione, una relazione, una condizione che più umana non si può.

Siamo all’inizio del novecento, in terra nordamericana, terra che l’autore descrive come popolata dai demoni e dagli spiriti di un popolo che ha saputo amarla, gli ormai quasi scomparsi “pellerossa”. Un suolo ora calpestato da un popolo straniero, operoso e in crescita, giovane e per questo contraddittorio, generatore di nevrosi e di sogni mancati. L’uovo di Colombo, che tormenta il protagonista di uno dei racconti della raccolta, rappresenta il grande bluff dell’ “american dream”, come sottolinea Daniele Suardi nella prefazione, l’allucinazione collettiva di persone convinte di potersi autorealizzare solo in virtù dell’appartenenza ad un popolo galvanizzato dai propri ideali.
L’uovo trionfa anche in un altro senso: è la metafora di un’asfissiante prigionia prenatale cui i personaggi sembrano condannati. Nella loro ansia di divenire altro, di andare altrove, esprimono la condizione di un nuovo tipo di essere umano, un uomo nuovo per un secolo ancora acerbo, con una spiccata sensibilità che lo fa sentire il solo ad avvertire il guscio che tiene tutti prigionieri. La condizione è quella dell’angoscia, della grottesca incomunicabilità, della malformazione congenita ad un periodo di grandi trasformazioni sociali.
Il linguaggio di Anderson rispecchia i suoi personaggi, indugiante e a volte volutamente dispersivo, capace di perdersi in lunghe riflessioni, descrizioni nostalgiche di un paesaggio amato e quasi venerato. L’autore sconvolge spesso la costruzione narrativa alternando passaggi mirati e aneddotici ad altri più generici, dove la vita del protagonista è descritta come facendo un passo indietro, in panoramica: anche qui si percepisce il guscio, la liscia routine che avvolge e i disperati tentativi di fare breccia ed uscire dall’uovo.
Con l’urgenza narrativa di chi ha bisogno di raccontare per capire (spesso il narratore dichiara la volontà di raccontare o la consapevolezza di star scrivendo), l’autore ci trascina verso altri luoghi, altre aspirazioni, che sono poi le sue, che ormai sistemato con casa, famiglia e lavoro molla tutto per dedicarsi alla scrittura. Anderson ci guida in un nuovo secolo carico di promesse ma, citando il titolo di uno dei racconti, il viaggio spesso conduce “dal nulla verso il niente”.
Sherwood Anderson (1876-1941) è nato a Camden, Ohio. È considerato una pietra miliare della letteratura americana, capace di ispirare le generazioni successive per la sua capacità di fondere realismo e avanguardia, critica sociale e poetica introspezione. La sua opera più famosa è la raccolta di racconti brevi Winesburg, Ohio del 1919. La prima edizione de Il trionfo dell’uovo,è del 1921, questa è la prima edizione italiana, curata e tradotta da Piano B Edizioni.
Simone Colombo
         

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