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Zsigmond Szathmáry, Hungarian contemporary organ music, Hungaroton Classic, 1999

51d9aweXZqL._SS500_-500x350Tra tutti gli strumenti musicali l’organo ha ricoperto, forse in maniera più significativa di altri, un ruolo considerevole nella storia della musica europea, sin dal Medioevo. Ne consegue una vasta letteratura che abbraccia epoche molto differenti. Grazie alle sue possibilità espressive, l’organo è uno degli strumenti più versatili, motivo per cui sono particolarmente evidenti i cambiamenti avvenuti nel corso dei secoli. Naturalmente i cambiamenti più radicali si sono verificati nella seconda metà del Ventesimo secolo, quando lo strumento diviene pienamente indipendente dai legami liturgici, acquisendo una nuova identità che favorisce una trasformazione delle aspettative legate al repertorio dello strumento. Se in precedenza le innovazioni si erano limitate soprattutto alla struttura formale, nel corso del Novecento la scoperta di nuove possibilità da una parte, sia attraverso la ricerca di masse sonore inedite, sia nei termini di una cubatura timbrica ricca di armonici e l’ampia gamma sonora a disposizione dall’altra, maggiore rispetto ogni altro strumento, hanno fatto dell’organo un’importante fonte di  sperimentazione. Ne sono testimonianza i lavori presentati in questo disco, scelti da Szathmáry tra la vasta produzione organistica ungherese delle ultime quattro decadi. 

In Assonanze (1972) il compositore Zsolt Durkó (1934-1997) segue uno schema formale suddiviso in quattro parti attraverso una serie di variazioni libere in cui ogni sezione presenta caratteri molto differenti tra loro. Organissimo (1982) di István Láng (1933), dedicato a Zsigmond Szathmáry, è un lavoro in tre movimenti uniti tra loro senza soluzione di continuità in cui la struttura ritmico-melodica culmina nello spegnimento del motore mentre i suoni si dissolvono gradatamente. Anche Máté Hollós (1954) dedica Four Meditations(1998) a Zsigmond Szathmáry. Ognuno dei quattro movimenti che compongono l’opera si basa su temi differenti l’uno dall’altro, in cui l’alternanza tra cromatismo e diatonismo crea uno stato di tensione che si scioglie nell’ultimo movimento. Zsigmond Szathmáry nasce in Ungheria nel 1939. Studia composizione con Ferenc Szabó e organo con Ferenc Gergely alla Ferenc Liszt Academy of Music di Budapest. Prosegue gli studi a Vienna con Helmut Walcha. Membro della Free Academy of Arts in Hamburg, le sue opere sono edite principalmente da Bärenreiter e Moeck. Szathmáry descrive la sua composizione Strophen, per organo e nastro (1988/1997), come “una storia immaginaria senza un contenuto specifico”. Il titolo fa riferimento alla struttura formale dei motivi popolari della sua terra. L’ispirazione ai canti popolari appare inoltre nel contenuto melodico del brano dove nell’ottava sezione emerge, come un motto, un antico canto ungherese. La musica presenta una serie di caratteri, motivi e ritmi contrastanti, dove l’organo è affiancato da una traccia sonora preregistrata su nastro, qui nella versione riveduta del 1997. Eight movements from Játékok Vol. 6, di György Kurtág (1926) originariamente scritti per pianoforte, possono essere eseguiti anche all’organo. Rappresentano una sorta di diario musicale del compositore,  una serie di idee racchiuse in brevi movimenti, pensieri musicali inviati agli amici e ai colleghi come giochi stilistici. József Sári (1935) dedica a Zsigmond Szathmáry …ma non troppo (1998), una serie di variazioni basate su materiali tematici molto differenti l’uno dall’altro.

Paolo Tarsi

         

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