Press "Enter" to skip to content

Zsigmond Szathmáry, Janus, Discourse, Funeral Oration, Vibro, etc., Hungaroton Classic, 2009

HCD32619La musica organistica della seconda metà del Ventesimo secolo, così come l’intera avanguardia, era impegnata nella ricerca di nuove possibilità sonore. Tutto ciò che era rimasto inaudito fino ad allora fu esplorato, sperimentato e presentato nelle nuove composizioni dell’epoca. Ogni lavoro presente in questo disco è liberato dalle maglie di una struttura rigida, in cui non trovano spazio vincoli metrici, ritmici e melodici. Nel suo duplice percorso di interprete e compositore,Szathmáry si confronta con epoche storiche molto lontane tra loro dando vita ad una estrema sintesi di linguaggio antico e suggestioni contemporanee. Come organista Szathmáry ha raggiunto una fama internazionale interpretando le opere di Bach e dei compositori a lui contemporanei o antecedenti, affiancando a questi lavori le opere d’avanguardia del secolo passato. Lo stesso accostamento è presente nelle sue composizioni, dove affianca il passato ai nostri tempi. 

Ne è un esempio Janus – un lavoro che ricorda le stratificazioni sonore di Work in progress (1987) – registrato su due organi molto differenti tra loro, dove una prima parte, incisa su un antico strumento svizzero con temperamento inequabile (costruito da Christoph Aebi nel 1677, presente nella chiesa di San Giorgio in Ernen, Wallis), funge da linea guida per la seconda registrazione, questa volta su uno strumento molto moderno (Kunst-Station Sankt Peter, Colonia). Naturalmente le tracce dei due strumenti non sono registrate simultaneamente. L’organo di Colonia ha infatti un’entrata MIDI che consente all’esecutore di suonare lo strumento sovrapponendosi a una traccia sonora preregistrata. La seconda composizione per organo presente nel CD, Vibro, sfrutta ampiamente le possibilità generate dal collegamento con la porta MIDI. Costruito come un canone, il brano raggiunge un massimo grado di intensità arrivando a un tempo impossibile da realizzare manualmente. Per analogia con l’autopiano o ‘player piano’, lo si potrebbe destinare a un ‘player organ’. InFuneral Oration, cantata su testo ungherese del XII sec. per coro misto, soprano e baritono soli e orchestra, l’arcaismo delle parole fa da sfondo al contrasto tra il coro arcaicizzante e il tessuto orchestrale. Il testo affidato al coro è impresso in un contesto orchestrale più complesso dove la figura dell’interprete e gli aspetti legati all’esecuzione divengono nuovamente fonte di ispirazione, come nell’apice della musica europea. Sebbene siano dedicati a György Ligeti, Three Orchestral Pieces adottano una tecnica del tutto personale non riconducibile al caratteristico linguaggio dei lavori del maestro ungherese. Discourse, un duetto da camera per violino e trombone, deve la sua esistenza a una commissione occasionale. La difficoltà di adattamento dei due strumenti ha incitato notevolmente l’immaginazione del compositore. La prima sezione della composizione sembra illustrare l’impossibilità di una collaborazione forzata tra i due esecutori. Il brano si apre lentamente, gradualmente emergono un piccolo fugato, accattivanti giochi polifonici, fino a divenire, le due linee, una voce unica.

Paolo Tarsi

         

Condividi