Press "Enter" to skip to content

Bernard-Marie Koltès, Il ritorno al deserto, 02.06.2007

Teatri di vita, Bologna, 2.06.2007

Il ritorno al deserto di Bernard-Marie Koltès è stato messo in scena in prima assoluta a marzo 2007 dal regista Andrea Adriatico ai Teatri di Vita. Le repliche successive si sono svolte dal 2 al 8 giugno dopo aver riscosso consensi di critica e pubblico.

Il regista Adriatico ha permesso un primo e significativo approccio al testo dell’autore francese, scomparso nel 1989, finora mai preso in considerazione per una eventuale messa in scena. Il ritorno al deserto è il ritratto di una famiglia dell’alta borghesia francese in piena decadenza, divisa da scontri umani e lotte per l’eredità. Come sfondo a tutto questo troviamo l’imponente ritorno in patria dei coloni francesi scappati dall’Algeria in seguito alla guerra di indipendenza del paese nordafricano agli inizi degli anni ’60. Il ritorno al deserto è anche un ritorno alla solitudine e alla miseria che avvolge la natura umana, i personaggi di Koltès sono personaggi meschini che si auto-annientano per la conquista di beni materiali, che vivono una condizione sentimentale estremamente drammatica che può essere quella dell’amore incestuoso tra fratelli. I personaggi attorno ai quali ruota tutta la vicenda sono Mathilde Serpenoise e suo fratello Adrien.

Lo spettacolo messo in scena da Andrea Adriatico si apre e si chiude con un’inquadratura corale di tutti gli attori proiettati su un grande schermo: essi sono ripresi da una telecamera, elemento ricorrente per tutto lo spettacolo. La posizione che occupa lo spettatore richiama quella di un testimone che scruta con curiosità le vicende della famiglia francese. Lo spettatore-testimone, dunque, sta su un piano rialzato rispetto allo spazio scenico.

La tecnica dell’inquadratura dei singoli attori in scena, grazie a frequenti primi piani, fa assumere a colui che guarda una condizione d’intimità perché l’inquadratura stessa obbliga i personaggi a confessarsi e a svelare la loro condizione.

Lo spazio scenico, composto tutto da mattoni, dà vita a differenti ambienti che possono essere l’interno di una casa, un bancone di un bar o ancora un cortile esterno, infatti il regista pone sempre al centro del suo interesse la drammaturgia dello spazio.

A seconda di come si muovono i personaggi all’interno dello spazio scenico c’è un interessante gioco di luci, perfettamente collaudate, che illuminano gli attori mentre passano da un luogo all’altro. Le luci seguono i passi dell’attore, si accendono nell’attimo in cui esso attraversa un punto dello spazio e si spengono non appena egli lo ha attraversato. Altro elemento ricorrente è quello della musica: Adriatico ha sezionato lo spettacolo in quadri, ognuno di essi viene differenziato dall’altro dall’attacco di una canzone che s’interrompe non appena l’attore inizia a parlare. Sia la ripresa degli attori con la telecamera, che l’intermezzo musicale, costituiscono un tormentone. Queste continue inquadrature operate sugli attori sembrano quasi lenti d’ingrandimento che ingigantiscono i difetti umani cosicché il ruolo dello spettatore viene assimilato a quello di un entomologo che studia il proprio insetto. Alla fine dello spettacolo ciascun personaggio confesserà la propria disperata solitudine, nessuno di loro si salverà dalla inesorabile morte.

Il regista Adriatico spiega così il forte legame con l’autore francese Koltès: «Oggi torno al mio deserto personale, accompagnato da un autore che mi entra nel sangue. Il mio legame con la sua scrittura è sconvolgente… La sua lingua è un’ abitudine, come fosse la lingua dei miei amori dei miei affetti. Il ritorno al deserto è un’ emozione forte, selvaggia, strana. Mi ha restituito l’amore per il teatro in anni di difficoltà emotiva stringente: mi offre in un sol colpo la possibilità di scoprire la forza di Shakespeare, la leggerezza di Goldoni, la spietatezza di Sade, la morbosità di Pasolini e tutto il contemporaneo della mia vita…».

Andrea Adriatico, fondatore di Teatri di Vita, artista in fuga tra il cinema e il teatro, si è misurato con allestimenti recenti di Mishima (Madame de Sade, 1999), Pasolini (Orgia, 2005) e Copi (Il frigo, 2005 e Le quattro gemelle, 2006).

Per avere informazioni su Teatri di Vita: www.teatridivita.it (cliccare Info, poi Chi siamo)

Marco De Marco

         

Condividi