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CIFO, un modo di essere al mondo.

miami-1024x424Visitare una collezione significa intraprendere un viaggio nel mondo di uno sconosciuto, cogliere attraverso le opere raccolte una particolare emozione, il lampo di un’idea, immaginare una storia, la storia di chi l’ha desiderata e l’ha creata negli anni, ripercorrendone luoghi e circostanze.

L’essere collezionista, laddove il collezionismo diventa un progetto di vita, è un modo di “essere al mondo”. In ogni scelta e in ogni passo verso la creazione di una collezione si celano particolari eventi della vita del collezionista, incontri e suggestioni che provengono dalla realtà esterna, ma che, allo stesso tempo, scaturiscono da quello stato interiore che ha preso forma attraverso di essi.

 La collezione si va man mano a comporre come se si andassero a riordinare i pezzi di un puzzle, dei frammenti di vita, dei fotogrammi di una pellicola, i quali contemporaneamente ridefiniscono e arricchiscono l’esistenza del loro creatore in un rapporto indissolubilmente dialettico.

A volte può accadere che alcuni collezionisti sentano l’esigenza di condividere ciò che hanno raccolto con grande passione negli anni con un più vasto pubblico, quasi a cercare un completamento che dia significato al loro progetto. Mossi da un grande senso di generosità e civiltà, rendono l’arte un patrimonio di tutti, riconoscendole anche un importante ruolo educativo.

Ella Fontanals-Cisneros, filantropa e imprenditrice, nata a Cuba e cresciuta in Venezuela, ha fatto della sua collezione un punto di riferimento per la comunità di Miami e per quella internazionale.

Iniziata nei primi anni ‘70 e dedicata agli artisti latino-americani con particolare interesse per il movimento geometrico-astratto, la collezione si è ampliata negli anni attraverso l’acquisizione di lavori di artisti internazionali. Si sono così costituite nel tempo più collezioni l’una dentro l’altra: alla prima area di interesse geometrico-astratto si sono affiancate parallelamente una grande parte dedicata all’arte contemporanea, in particolare alla video arte ed una sezione, accresciutasi in anni recenti, dedicata alla fotografia contemporanea con una specifica attenzione alle relazioni che intercorrono tra l’architettura, il paesaggio e lo spazio urbano. La collezione arriva oggi ad includere artisti quali Lucio Fontana, Barbara Hepworth, Lygia Pape, Jesus Soto, Anna Maria Maiolino, Ernesto Neto, Gabriel Orozco, Ana Mendieta, Marina Abramovic, William Kentridge, Olafur Eliasson, Kutlug Ataman, Bernd & Hilla Becher, Candida Höfer, Andreas Gursky, solo per nominarne alcuni.

Nel 2002 Ella Fontanals-Cisneros fonda la Cisneros Fontanals Art Foundation (CIFO) con sede a Miami che fa propria la missione di promuovere e supportare attraverso un programma di borse di studio e di commissioni il lavoro di artisti emergenti latino-americani che tendono a sperimentare ed esplorare nuove strade all’interno dell’arte contemporanea. L’anno successivo la collezionista apre i battenti del Miami Art Central (MAC) che nel 2006 con grande lungimiranza decide di fondere al Miami Art Museum (MAM), arrivando a rafforzare il già ricco programma di mostre internazionali all’interno del MAC.

La Cisneros Fontanals Art Foundation (CIFO) è soprattutto il luogo nel quale la Fontanals-Cisneros ha realizzato il suo progetto di rendere visibile a rotazione i pezzi della sua collezione.

Ne è un esempio la mostra Being in the World: Selections from the Ella Fontanals-Cisneros Collection, terminata lo scorso marzo.

A curarla è stata chiamata Berta Sichel, Direttore del Dipartimento degli Audiovisivi del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, la quale partendo dall’idea sartriana di “situazione”, ha selezionato 7 tra gli artisti presenti nella sezione di video arte della collezione Fontanals-Cisneros.

L’ “essere al mondo” nel pensiero di Jean-Paul Sartre parte dal presupposto che ogni individuo definisce se stesso e arriva a comprendere la propria posizione nel mondo attraverso l’ambiente sociale e le circostanze nelle quali è vissuto, attraverso le persone che ha conosciuto o che ha soltanto sfiorato nel corso della propria vita. L’essere umano non è separabile dalle proprie “situazioni”, non è separabile dal mondo. E così mentre camminiamo attraverso le stanze della Fondazione, viaggiamo attraverso differenti “situazioni”, siamo mossi da diverse emozioni, ci riconosciamo in un desiderio di libertà, ci misuriamo con la complessità di una scelta, comprendiamo la condizione dell’umana sofferenza. Allo stesso tempo attraverso le opere in mostra, gli artisti stabiliscono il loro posto nel mondo. Tutto avviene parallelamente da una stanza all’altra, così come la contemporaneità degli eventi nella vita. Mentre in Disco (2005), video del duo Muntean/Rosenblum, le voci di un coro di Handel sembrano cantare la vulnerabilità e l’alienazione dei giovani personaggi bloccati nel tempo sospeso di un tableaux-vivant, contemporanea trascrizione del famoso dipinto La zattera della Medusa di Théodore Géricault, i protagonisti del video di Bill Viola The Raft (2004) lottano per sopravvivere alla violenza di uno scroscio d’acqua che li sta travolgendo, disperatamente aggrappati l’uno all’altro

Nell’intimo bianco e nero dei Selected Video Works 18 (1975-78) di Francesca Woodman, i brevi video si succedono quasi fossero una serie di schizzi in cui l’artista ridisegna il proprio corpo, soggetto e oggetto della rappresentazione ad un tempo, per arrivare a stabilire un dialogo interiore tra se stessa e il mondo. Nello stesso momento in Marongrong(2002), video del giovane artista sud-africano Robin Rhode, i piccoli protagonisti, quasi fossero estranei al disorientamento dei lavori in mostra appena descritti, giocano all’interno di un cerchio disegnato sulla strada con il gesso, un luogo dai contorni effimeri che, nello stile narrativo dei lavori di Rhode, esiste solo nell’istante in cui lo osserviamo, un luogo della memoria per l’artista cresciuto e vissuto attraverso i cambiamenti socio-politici del Sud-Africa.

In Voz Alta Video and Prototype (2008) di Rafael Lozano-Hammer, la pluralità di voci e pensieri diffusi al megafono dai cittadini di Mexico City, si traduce in fasci di luce proiettati sull’intera città, arrivando a diventare una voce sola nel giorno del 40° anniversario del ‘68 Mexicano, durante il quale si ricorda il massacro degli studenti messicani in Plaza de la Tres Culturas, dove il megafono è stato simbolicamente posizionato. Accanto alla stanza nella quale viene proiettato il video, l’artista ha collocato un prototipo del megafono utilizzato dai cittadini di Mexico City. Ogni volta che lo spettatore parla attraverso di esso, le sue parole vengono tradotte in flash di luce. Per un attimo crediamo di trovarci noi stessi a gridare in Plaza de la Tres Culturas insieme al popolo messicano.

Contemporaneamente Shirin Neshat ci porta in un’altra parte del mondo tra le squallide stanze di un bordello di Teheran in cui si consuma la storia di una giovane prostituta, Zarin.Zarin (2005) è uno dei cinque video girati dall’artista tra il 2004 e il 2008. Il progetto, ispirato ai personaggi femminili del romanzo Women without Men: A Novel of Modern Iran della scrittrice iraniana Shahrnush Parsipur, ha recentemente trovato il suo compimento con la realizzazione da parte di Shirin Neshat del suo primo lungometraggio Women without Men. Zarin, a causa della sua drammatica condizione di sfruttata, non riesce più a distinguere i volti dei suoi clienti che le appaiono orrendamente mutilati. Mossa dalla speranza di poter cancellare il suo passato, intraprende la sua disperata fuga verso un futuro incerto e sconosciuto.

Chantal Akerman infine ci sussurra il suo “essere al mondo” attraverso D’Est: au board de la fiction, film del 1995, frammentato in questo caso su 25 schermi, in modo che lo spettatore possa fruirne solo alcune parti allo stesso tempo. Al disorientamento della decostruzione filmica, si unisce la ricerca irrisolta delle proprie origini di ebrea polacca tra l’Europa dell’Est, ormai profondamente cambiata e divisa in nazioni e la sfera privata dei suoi stessi ricordi.

A conclusione si ha l’idea di aver visitato più di una mostra. Ciò che rimane tangibile è l’intento da parte di Ella Fontanals-Cisneros di creare un luogo per la collettività, dove tutti possano fruire dei pezzi della sua collezione privata, un luogo di supporto per gli artisti latino americani e di educazione per scuole, università e accademie d’arte. Un progetto di condivisione che si è ormai trasformato in un progetto di vita, semplicemente un modo di essere al mondo.

Eleonora Di Erasmo

         

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