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PILLOLE BALLERINE Alle prove di DEP (Dance Enviroment Project) Kyoto, Hatsunekan 101

12 Dicembre 2011

This is a demostration apart from that.

Questa è la dimostrazione del processo creativo di uno spettacolo di danza.

Thi thi thi this is a demostration apart from that. È sparita una gamba.

This is a de de de de demostration apart from that. È caduto un braccio.

This is a demostration a a a a apart from that. Dov’è la testa?

This is a demostration apart from th th tha that. La schiena è flessa.

Sette mesi fa This is a demostration apart from that scandiva la traduzione computerizzata di Après un rêve di Faure danzata da un coreografo coreano. Era il primo dei workshopche serviva a selezionare gli artisti della nascente produzione, DEP (Dance Enviroment Project), dove cinque ballerini avrebbero creato un ambiente sonoro e danzante, impegnati a comporre la musica, a coreografarsi e a danzare in ciascuno dei loro pezzi. Un workshop su Media e Danza, infatti, all’interno della sedicesima edizione del festival internazionale di danza contemporanea Hot Summer in Kyoto.

Oggi questa frase detta i movimenti di un burattino nel pezzo di Yoko, e c’è nell’aria che così singhiozzando possa legare i cinque pezzi. Cosa potrebbe diventare? Forse resterà sospesa, forse il singhiozzo si svolgerà in frase ancora, o si smorzerà in lamento…

Assistere a uno spettacolo di danza. Risulta difficile raccontarlo, perché sembra un compromesso tra le immagini viste, i suoni uditi e i significati a loro attribuiti. Ma tutto fluttua ancora in uno stadio dove le idee trascorrono in nuvole e galleggiano sospesi in aria fili legati a lampadine spente. Lo spazio di uno studio e il tempo di un fine settimana, per scomparire e diventare altro fino ad altro compimento.

È la storia di un processo creativo questa che sto raccontando.

 

Kyoko (ballerina)

Secondo Kyoko, lo spazio si può tradurre non solo in immagini, ma anche in sentimenti e in storia. Nella danza gli spazi che normalmente usiamo possono essere scrigni preziosi di ambienti da creare. Danzando, dal cesto dei possibili si possono trarre le due dimensioni verticale e orizzontale, le direzioni retta, obliqua e circolare. Si può giocare sui contrasti grande / piccolo, veloce / lento, basso / alto, duro / morbido, e si può anche dare un calcio alla forza di gravità. E c’è anche la musica a creare l’ambiente. Ogni ambiente è sonoro, perché il suono è vita, si provi ad ascoltare i suoni in casa nel giro breve di una colazione… I suoni non pensano, non esitano, soltanto vivono…

Per Kyoko il ricordo del primo spettacolo alla chiusura del workshop di Maggio sembra una costante, ma questo è un pezzo diverso. A primavera il pezzo era ispirato ai salti e alle urla allegre di una bimba che gridava I want to be happy. Sullo sfondo, Kyoko sembrava un pulcino sperso, un uccellino incapace di volare, e anche arrabbiato, sulle sue. I am not happy, credo che pensasse. Ora Kyoko è un figlio mescolato a un pulcino. Suggestioni d’alba, lacrime di bambino, il fiatone dopo una corsa: questo è il suo ambiente sonoro. Un punto grande e poi uno piccolo: le figure della circolarità sono il suo spazio. È tutto rotondo. Lei in ginocchio, tra le cosce ha se stessa che sta nascendo e crescerà. I want to be… no, soloI am, tra gioia e dolore. Una bottiglia immaginata e un calcio a quella bottiglia immaginaria. Che Kyoko abbia dato alla luce se stessa, e che ciò sia metafora della creazione di questo spettacolo mi piace immaginare.

 

Takeuchi (ballerino)

Takeuchi cammina all’Inferno. Pesano i passi e sono lenti. La cappa striscia a terra. Tardano i passi e sono lenti.

Takeuchi percorre il perimetro di un rettangolo, sempre nella stessa direzione, sempre intorno a un vuoto e senza interruzioni. Takeuchi è un robot, e altro non sa fare.

I suoni e i passi non coincidono. La musica è un ritmo instancabile scandito da unità di quattro suoni brevi, sottili e distinti; il primo sordo perfora l’orecchio, gli altri tre lo scavano e vi rimbombano, e poi tutti e quattro ricominciano. Non se ne esce… Anche il suono è una catena.

Ad un tratto sembra che voglia scappare, fuggire, proteggersi. I movimenti sono più sciolti, più liberi, dolci, umani. Ma la musica continua a insistere su se stessa. Takeuchi esce dal perimetro del rettangolo e occupa tutto lo spazio; lo attraversa in diagonale, poi in linea retta, poi di nuovo obliquamente. Si lancia a terra, risale, ruota, si libra in aria. Il territorio è suo: l’ha conquistato.

È stata guerra e s’è fatta pace. E pace sia, nell’imperfezione…

 

Toshimi e Sachiyo (ballerine in due pezzi differenti)

I movimenti non sono stati ancora stabiliti. Sembra impossibile trarci delle immagini. La musica, diversamente, si sfila in una strada bianca a lato di un torrente.

Hai mai pensato che andare in bicicletta sulla strada e guardare dall’esterno ciò che avviene sotto i portici fosse come stare al cinema, e vedersi proiettate tante singole sequenze?

Le storie le ordineranno loro, Sachiyo e Toshimi, in ciascuno dei loro spettacoli, infilando nel tempo frammenti di vita per ora a mezz’aria: esci di casa, suoni il pianoforte, guadi un ruscello, rispondi al citofono, scrivi al computer, entri a casa, cammini in campagna, attraversi la strada, bevi un caffè, seghi un albero, dai da mangiare ai piccioni.

 

7 Gennaio 2012

Toru (direttore creativo e musicista)

Stavolta solo musica. È un flusso di emozioni. È ciò che può dare un musicista con il quale si vorrebbe comunicare, che sta parlando e dice altro da ciò che vorresti ascoltare.

Poni l’orecchio, non sono parole, meglio accoglierne i suoni, il ritmo, i rumori.

È ciò che sta dicendo.

La comunicazione non è interrotta, neppure impossibile, avviene attraverso strumenti paralleli.

Vorrei rispondere…

La voce è un’eco computerizzata, è il sole, la luna che si nasconde, la veglia abbracciata al sogno, l’alba o forse il tramonto, il fiatone dopo la corsa, la prigione di quattro suoni ossessivi, il sorriso di un bambino prima di nascere…

In un canto la ballerina prova.

È musica sacra.

 

9 Gennaio 2012

Yoko (ballerina)

È il momento di Yoko, più in là, da un lato, Toshimi a terra.

Si articola una voce metallica, profonda, che vibra appena, lentamente: This is a demonstrantion zutto from that.

Zutto?

Zutto in giapponese vuol dire “di più”.

Questa è la dimostrazione un po’ di più di quella…

Di quale?

Il suono è così profondo che sembra provenire lontano da un pozzo. L’eco da un pozzo… basta a poco a creare l’immagine di un antico palazzo, di una buca aperta su un cortile, di porte che cigolano, di balaustre in marmo e di bouganville. Un andito a Cuba, odore di umidità. Vi subentra il battito ritmico dell’elettroencefalogramma.

Dove sono adesso?

Se il sogno e la realtà fossero la stessa cosa, allora anche la morte e la vita lo sarebbero?

Se il sogno e la  realtà si compenetrano, anche la vita e la morte lo fanno? Se si, allora dove?

Dove Yoko danza la parte di un burattino, per me. Il pinocchio che scopre il suo doppio bambino. Una porta che apre, si guarda, si tocca: è richiusa la porta.

Dormire, sognare, svegliarsi, e tornare nel sogno, ancora Faure…

 

Il sogno che si risveglia in un sogno.

 

Toshimi (ballerina)

Un ricordo e solo una figura: un pupazzetto tirato dal vento e dai fili, e uno zombie emerso dalla terra. Per ora.

 

Shinya (drammaturgo)

Shinya ha una pancia attraente. ti ti ti ti ti tanti piccoli colpetti rimbalzano sulla sua pancia.

Shinya non è un ballerino.

 

Daniela Shalom Vagata

         

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