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Rigoletto al Teatro della Fortuna di Fano

rigoletto-2014-ancona_fano-bonfanti-terranova-ph-amati-bacciardi_12a8752-1024x680Questo nuovo allestimento dell’opera verdiana tramuta il palazzo di Mantova in una discoteca contemporanea, con tanto di cubiste discinte e tavoli di vetro e metallo ingombri di carcasse di bottiglie e di lattine. Gli spazi del Teatro della Fortuna sono piuttosto angusti, e gli attori, il coro e le numerose comparse sono compressi in pochi, scuri, metri quadrati.

Sebbene le scelte di Alessandro Taleviregista e scenografo di questa messinscena, appaiano decisamente coraggiose, a nostro avviso non si tratta, qui, di una di quelle rivisitazioni in chiave moderna che snaturano l’opera rendendola volgare ed irriconoscibile. Questa interpretazione invita lo spettatore a tracciare un parallelismo tra i cortigiani della corte del Duca di Mantova e i moderni discotecari, mossi da quello stesso conformismo che, come nell’opera verdiana porta alla umiliazione del buffone, nella vita dei giorni nostri può portare al linciaggio di qualche emarginato della società, sia questi un barbone, o un omosessuale, o semplicemente una persona diversa dalle altre. È questo il punto su cui il Talevi pone l’accento: la denuncia del conformismo, quello di allora come quello di oggi.

Gianluca Terranova, interprete del Duca di Mantova, è impreciso nei melismi, poco agile, e a volte pare avere qualche problema di fiato. Nell’aria «Amiamoci donna celeste»,Terranova tradisce un certo sforzo nelle note più acute, sebbene il suo timbro sia bello e la voce potente – tanto da permettergli di imporsi efficacemente sul coro.Il primo atto della recita di venerdì 21 febbraio è travolgente. Ottimo il coro, sia quanto al canto che quanto all’azione scenica. Appropriati gli interventi dei singoli coristi impegnati nelle varie scene che li richiedono. Quanto ai solisti, bravissima, in particolare, Laura Giordano, l’interprete di Gilda, la figlia di Rigoletto: ha un bel timbro, la voce agile e potente, netta, cristallina. Molto bello ed apprezzato il duetto tra lei e il padre. Portentoso l’acuto finale della Giordano nel duetto con il Duca, eseguito con splendidi vibrati (scena 12 del primo atto). Ottime le messe di voce di Gilda nella scena successiva, davvero perfetta in tutto, splendida e potente.

rigoletto-2014-ancona_fano-ph-amati-bacciardi_12a8739-1024x687Il coro è ben amalgamato, e si muove in armonia, anche se in spazi molto limitati. Questa armonia accentua ancor di più la solitudine di Rigoletto, in mezzo a loro che lo scherniscono e poi lo percuotono. A sottolineare ulteriormente la solitudine del pagliaccio, la sua bizzarra casacca arancione. Rigoletto è robusto, di gran stazza, cosa che fa risaltare ancor di più la tristezza della sua goffa impotenza. Da questa estrema solitudine sgorga impetuoso il grido «Cortigiani, vil razza dannata». Come risposta, un cortigiano estrae una pistola e la punta contro il buffone, che implora, infine, Marullo di dirgli dove si trovi Gilda, davanti alla indifferenza silenziosa dei cortigiani. Rigoletto chiede pietà a degli uomini di pietra.All’inizio del secondo atto il Ducacanta in piedi di fianco a un tavolo di vetro e pali di metallo, proprio come quelli che si trovano nelle moderne discoteche, con tanto di carcasse di lattine, bottiglie vuote e un pacco di sigarette vuoto. Riuscito il contrasto tra l’ottima performance del Duca, molto dolce e struggente, nell’aria «Ella mi fu rapita» e la volgare durezza del luogo in cui si svolge la scena.Il coro nella scena quattordicesima del primo atto indossa delle maschere di gomma raffiguranti teste di maiale. Qui più che altrove si legge la volontà di Talevi di mostrare l’anonima e crudele natura dei cortigiani, simbolo perenne del branco cieco e selvaggio che fa del male senza averne coscienza, proprio perché essa è assopita e come annullata in quella della massa. Oggi come allora.

rigoletto-2014-ancona_fano-giordano-bonfanti-ph-amati-bacciardi_12a9206-1024x798All’inizio del terzo ed ultimo atto, seduto al bancone di un bar, il Duca spiega al barista il proprio pensiero sul gentil sesso, sorseggiando beatamente un amaro: «La donna», spiega, «è mobile, qual piuma al vento, muta d’accento e di pensiero». Qui Terranova offre la sua migliore prestazione, la sua voce è piena ed omogenea in ogni registro, più la si ascolta e più la si ama, è piena di personalità, di grande tempra e ricca di spessore emotivo. Una voce virile, ma allo stesso tempo giovane, brillante e fresca.Molto buona l’interpretazione di Mauro Bonfanti, nei panni di Rigoletto, per quanto riguarda il cantato, abbastanza buona anche l’azione scenica. Alla fine del secondo atto Bonfanti è bravissimo – quando alla fine si getta in ginocchio, fa quasi piangere. S’alza un’ovazione per lui. Bonfanti esegue la frase «No,vecchio, t’inganni… un vindice avrai», alla fine della scena settima del secondo atto, con una buona messa di voce. La scena successiva si chiude con un altro fenomenale acuto di Gilda.

rigoletto-2014-ancona_fano-terranova-ph-amati-bacciardi_12a9049-1-800x1157Gilda ascolta, di fianco al padre, all’aperto, con indosso un piumino. I costumi di questo allestimento, curati da Manuel Pedretti, non sono particolarmente raffinati, tuttavia essi sono coerenti con la scelta di rendere moderna l’ambientazione dell’opera, abbassandone il tono. Pur con questi dovuto distinguo, va detto che il piumino che indossa Gilda in questa scena è davvero brutto. In questo momento il sicario Sparafucile (Carlo Malinverno) istruisce la sorella Maddalena (Mariana Pentcheva) su come adescare il Duca. La Pentcheva è un buon mezzosoprano dai bei vibrati e dalla voce espressiva e appassionata; il suo personaggio indossa qui abiti piuttosto dark, da metallara, diremmo.  Il Duca e Maddalena si baciano con grande trasporto, prima che Sparafucile si avvicini. Molto applaudito il duetto tra i due fratelli – non molto potente Malinverno, ma fa bene il suo dovere.

rigoletto-2014-ancona_fano-terranova-giordano-ph-amati-bacciardi_12a8903-1-800x1146La purezza di Gilda rifulge come il suo sangue, quando, tra le braccia del padre, con l’ultimo fiato di voce, racconta la propria fine, il triste epilogo della vita di una donna pura, che ha ceduto, anche se titubante, e solo per un attimo, alla tentazione della vendetta, e che paga questa debolezza con la morte. La Giordano canta bene anche sussurrando, la sua Gilda è dolcissima e commuovente, di certo la migliore interprete di questo allestimento.

Lorenzo Franceschini

         

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