Oltre i confini, per costruire ponti con le parole, prende il largo
Le vele. Poesia della traduzione.
Una rubrica per dare spazio al lavoro di scavo, di ricerca, di trasporto da una lingua a un’altra lingua, sapendo che tradurre poesia è insieme necessario e impossibile

 

Il 25 giugno esce in libreria il numero XX della rivista Argo: 20 anni di attività, 20 numeri di una rivista che nel tempo si è trasformata, diventando romanzo di esplorazione, opera collettiva, annuario, antologia e ora 2020 l’Europa dei poeti.

Per il suo ventesimo ‘compleanno’ la rivista torna alle origini e dedica il nuovo numero alla poesia europea contemporanea. Scrive Valerio Cuccaroni nel prologo a 2020 L’Europa dei poeti: «La lingua dell’Europa è la traduzione. L’unico modo per creare l’Europa dei popoli, l’Europa federale è mettersi in viaggio, tradursi in un altro luogo e nella sua lingua». Argo esplora così, in questo territorio, una nuova dimensione linguistica, culturale, poetica.

Da questa navigazione, che ci spinge oltre i confini e le lingue, prende il largo la rubrica Le vele. Poesia della traduzione, che propone versioni inedite in italiano di voci che provengono da altre lingue, luoghi e culture. Scoprendo che molto spesso sono i poeti che traducono i poeti, su questa operazione si apre una nuova necessaria esplorazione:

Che rapporto c’è tra scrivere poesia e tradurre poesia?

Perché molti poeti sono anche traduttori?

Può una lingua nutrire un’altra lingua, soprattutto se si tratta della lingua dei versi?

Ad arricchire questo sguardo, Argo propone un appuntamento periodico con la poesia della traduzione, per incontrare voci nuove, accoglierle e farle nostre attraverso il faticoso lavoro di scavo, di ricerca, di trasporto da una lingua a un’altra lingua. Con la consapevolezza che «tradurre poesia è insieme  necessario e impossibile. Ed è comunque quasi obbligatorio che a provarci sia un poeta». Così afferma Alberto Bertoni, poeta, critico, docente universitario che, con un suo recente lavoro di traduzione di poeti anglo americani, inaugura Le vele. Poesia della traduzione.

                     (a cura di Rossella Renzi)


Alberto Bertoni traduce Philip Levine

Quella di Philip Levine è stata una delle più importanti voci poetiche della sua generazione. Nato a Detroit e cresciuto durante la grande depressione, ha dedicato il suo impegno come scrittore alle lotte contro i fascismi e alle problematiche della classe operaia. Scrivendo del duro lavoro di chi ha cercato di far fronte – anche senza speranza – alla piaga della povertà, Levine ha dato voce a chi era senza voce, comprendendo come un essere umano fosse tutti.

 

Gospel

 

L’erba nuova che cresce sui colli,

le mucche ruminanti al freddo del mattino

e all’ombra dei campi di cotone

una dozzina o più di vecchi neri

rannicchiati nel letto del fiume.

Io mi sposto più in alto

fin dove la strada s’interrompe

e resta solo un sentiero stretto

cosparso fra le querce di lupini.

Non mi chiedo

cosa sto cercando, non sono venuto

in un posto come questo

a caccia di risposte, ma sono venuto solo

per camminare sulla terra ancora fredda, ancora

silenziosa. E ancora ingenerosa, mi son detto,

benché mi accolga coi cardi morti

dell’anno scorso e con le dure spine di questo,

le precoci cipolle selvatiche

e il residuo di una tela di ragno

che mi danza davanti. Ma io,

per questa danza, cos’ho fatto?

Tengo in tasca la lettera sgualcita

di una donna mai incontrata

che porta cattive notizie sulle quali

non ho potere d’intervento. Così vado in giro

per il quasi buio di questi boschi

mentre un vento d’occidente

scuote gli alberi in alto.

La musica dei pini

risuona inimitabile, coi suoi alti e bassi

che assomigliano al frangersi lontano

dell’onda notturna in cui si placa

l’oscuro che precede il primo raggio.

Addirittura Soughing, Mormorìo,

in inglese antico lo chiamiamo.

E come sono senza peso le parole

quando niente va più.

 

 

 

 

Gospel

 

The new grass rising in the hills,

the cows loitering in the morning chill,

a dozen or more old browns hidden

in the shadows of the cottonwoods

beside the streambed. I go higher

to where the road gives up and there’s

only a faint path strewn with lupine

between the mountain oaks. I don’t

ask myself what I’m looking for.

I didn’t come for answers

to a place like this, I came to walk

on the earth, still cold, still silent.

Still ungiving, I’ve said to myself,

although it greets me with last year’s

dead thistles and this year’s

hard spines, early blooming

wild onions, the curling remains

of spider’s cloth. What did I bring

to the dance? In my back pocket

a crushed letter from a woman

I’ve never met bearing bad news

I can do nothing about. So I wander

these woods half sightless while

a west wind picks up in the trees

clustered above. The pines make

a music like no other, rising and

falling like a distant surf at night

that calms the darkness before

first light. “Soughing” we call it, from

Old English, no less. How weightless

words are when nothing will do.

 


Alberto Bertoni (Modena 1955) è poeta e saggista, docente di Letteratura italiana contemporanea e Prosa del Novecento all’Università di Bologna. Oltre a numerosi saggi e volumi di argomento novecentesco, è autore – sul versante poetico – di: Lettere stagionali (1996, con una nota di Giovanni Giudici)Tatì (1999)Il catalogo è questo. Poesie 1978-2000(2000)Le cose dopo(2003)Ho visto perdere Varenne(2006)Ricordi di Alzheimer(2008, 2012, 2016, accompagnate da una poesia in versi pavanesi di Francesco Guccini e da una nota critica di Milo De Angelis)Traversate(2014, prefazione di Paolo Valesio)Il letto vuoto(2012), Poesie 1980-2014(2018), Una questione finale. Poesia e pensiero da Auschwitz (Book Editore 2020). Sul versante della traduzione, ha curato Blue and Blue. Un’antologia di poeti anglo-irlandesi-americani (Sometti 2000).

 

*

 

Philip Levine (1928-2015) è nato a Detroit, dove ha studiato e dove ha avuto le prime esperienze lavorative nell’industria automobilistica. Abbandonata definitivamente la sua città natale, ha vissuto in svariate parti degli Stati Uniti fino al trasferimento in California, dove ha insegnato per oltre trent’anni all’Università di Fresno, ricoprendo successivamente anche la carica di “Poet in Residence” presso la New York University e facendo di Brooklyn la sua seconda casa. Dopo l’esordio con On the Edge(1963), le sue raccolte di poesie gli sono valse numerosissimi premi, tra cui il National Book Award nel 1991 per What Work Is e il Pulitzer nel 1995 per The Simple Truth. Nel 2011 è stato nominato Poeta laureato degli Stati Uniti.News of the World (2009) è la sua ultima raccolta poetica.

 

*L’immagine di copertina è un dipinto di Daniela Romagnoli