Alberto Custerlina, Cul-de-sac, Dalai, 2011

cul-300x350Una Trieste apparentemente colpita da un’era glaciale, sferzata di bora, è l’epicentro del nuovo romanzo di Alberto Custerlina, Cul-de-sac, una città di confine ma soprattutto di transizione, specie per la malavita, da cui l’autore è bravissimo a zoomare all’indietro per mappare una più vasta area in cui si muovono attori internazionali, dalla mafia russa a quella congolese e albanese, dagli uomini d’affari italiani alle organizzazioni segrete croate, senza perdere di vista il quadro generale della situazione.
Come un abile stratega Custerlina dispone pazientemente le sue pedine, suddividendo il romanzo in tre parti, con altrettanti protagonisti principali, attirati da luoghi e in modi diversi verso il centro del terremoto che sta per scatenarsi sul confine italo-sloveno. Personaggi complessi e ben caratterizzati, realistici quel tanto che basta, senza elemosinare alla pazza inventiva dell’autore, che li tratteggia un po’ fumettistici solo per renderli più leggeri e malleabili. Zeno Weber è un ex-mercenario italiano, impregnato di un filofascismo burbero e sempliciotto, utile alle sue esperienze sui campi di battaglia o alle sue infiltrazioni tra i giovani “comunisti”. Non è altro, ora, che un giovanotto ormai cresciuto alla ricerca di un lavoro qualsiasi e, ingaggiato non ufficialmente dalla polizia, non perderà nemmeno un attimo per disattendere gli ordini e andare troppo oltre, per ritrovarsi in un cul-de-sac da cui difficilmente potrà uscirne. Il Greco, vecchia conoscenza di Custerlina dal precedente Mano Nera, è agli ordini questa volta di un potente mafioso russo, interessato ad avviare un redditizio traffico di uranio e armi, coinvolgente varie polarità della malavita internazionale, quella russa, quella congolese e quella albanese in una rete di rapporti che difficilmente resterà stabile. Terza protagonista, anche lei conosciuta in Mano Nera, è la killer professionista Ljudmila Horvat, interessata a regolare un vecchio conto prima di ritirarsi dalle scene e dedicarsi al volontariato: fanatica cattolica croata, convinta di essere la mano punitiva di Dio, la Santa è il personaggio più affascinante di Custerlina. Una miriade di comprimari accerchia questo tridente narrativo, colorando il romanzo di altrettante voci e punti di vista, complicando la situazione fino a portarla al punto di ebollizione, tra sparatorie e scazzottate, inseguimenti e sanguinamenti, intrighi e diplomazie fino a far collassare l’intera situazione nel “gran finale” accuratamente predisposto.
Ben lungi dal semplice compiacimento noir, dall’accattivante ritmo pulp, Custerlina riesce ad affrescare realtà disparate, sotterranee alla vita di tutti i giorni ma ben diramate, incrinando la superficie apparentemente solida della società. Il suo punto di forza è sicuramente l’interesse quasi inedito per le vicende dell’est Europa, sviscerate e approfondite romanzo dopo romanzo: non traspaiono solo storie di spionaggio e di malavita, ma la cultura e la storia fanno da solidi collanti all’intreccio. Sia ben chiaro, la penna dell’autore non indugia didascalicamente su questi dati, ma trova sempre l’aneddoto e il flashback giusto per farli emergere, senza interrompere la narrazione. Un linguaggio diretto, semplice nel senso di ben meditato e depurato, trascina il lettore pagina dopo pagina, sballottandolo tra una pungente ironia e una sanguinosa violenza senza indugi. L’autore omette volutamente ogni commento: questi, se ci sono, appartengono ai personaggi, ma vista la risma della maggior parte di loro non c’è da aspettarsi né moralismo né buonismo tranne che… senza svelare il finale, bisogna appuntare a Custerlina un po’ troppa semplificazione e “bontà” nell’epilogo di questo romanzo avvincente e sapientemente costruito, che dunque non ne viene compromesso.Alberto Custerlina (1965) esordisce nel 2008 con il celebrato Balkan Bang! (Perdisa pop), emergendo come il miglior esordiente, nonché finalista, al Premio Camaiore di Letteratura Gialla 2009. Segue il cruento Mano Nera (Baldini Castoldi Dalai editore, 2010), recensito per Argo da Lorenzo Biagini. Come giurato ha partecipato alla sesta edizione del premio Lama e Trama, 2010, contribuendo alla relativa antologia con il racconto Il pesce più grosso.

Simone Colombo