Nell’ultima raccolta NT di Alessandra Greco il rapporto spazio-tempo è parte costitutiva della poiesis

 

NT è un’indicazione perentoria e al tempo stesso una sigla che allude alla qualità estemporanea dell’appunto: che l’ultimo libro di Alessandra Greco (pubblicato per i tipi di Arcipelago Itaca nella collana “Lacustrine” diretta da Renata Morresi) sia l’esplorazione di nessun tempo non vuol dire forse che le parole e le immagini qui disposte annullino ogni esperienza del tempo, ma, più semplicemente, che tale espressione si presta, appunto, a un molteplice dispiegamento. (Senza spiegazione, naturalmente, e non soltanto perché la poesia che nasce già dotata di parafrasi denuncia la propria sterilità, ma perché, ad esempio, il ricco apparato paratestuale del libro non è meramente esplicativo, fornendo piuttosto gli elementi per una ulteriore, e ricchissima, esplorazione). Che il tempo ceda presto il passo allo spazio, all’interno del libro di Alessandra Greco, non è allora che una prima mossa per riprendere, in seguito, con particolare compiutezza le fila di quella riflessione su spazio e tempo che è parte costitutiva della poiesis – non è a questo, tra l’altro, che allude Paolo Giovannetti quando, ne La poesia italiana degli anni Duemila (Carocci, 2017), distingue, in seno alla poesia italiana contemporanea tra un paradigma “installativo” e uno “performativo”?

Al di là del titolo, la riconsiderazione globale dello spazio-tempo viene ad essere ulteriormente precisata e, alternativamente, complicata dalla struttura dell’opera: in posizione incipitaria, ad esempio, vi è una mappa che riporta l’indice del libro, con tutte le sue sezioni e sotto-sezioni, come sovraimpressione su un’immagine satellitare della città di Kaliningrad, già Königsberg. Ed è tramite l’allusione alla patria di Immanuel Kant che, con ogni probabilità, si concretizza il paradossale corpo a corpo con il trascendentalismo kantiano che si ripercuote in tutto il libro; inoltre, l’intera mappa è poi posta all’insegna di una citazione goethiana di particolare rilevanza per l’insieme di NT: «Organismo: una totalità organica di tipo dinamico, che “ondeggia in un movimento continuo”». Oltre a designare un riferimento intertestuale imprescindibile, per Alessandra Greco, in un poeta capace di interrogarsi sulla natura e fornirne un modello scientifico descrittivo e non intellettualistico, basato sull’individuazione di costanti formali in continua rincorsa tra loro, la citazione goethiana è importante anche per la definizione – deviante rispetto al meccanicismo newtoniano e, anzi, anticipatrice rispetto alla successiva svolta dialettica nella filosofia tedesca – di “organismo” che essa propone e che vale, con le dovute precauzioni e trasformazioni, anche per NT.

l‘esperienza insegna
che per differenziarsi da qualcosa
bisogna averne percezione

A confermarlo non sono tanto i passaggi testuali che ribadiscono questo punto (p. es.: «Secondo la ‘teoria degli equilibri punteggiati’, ogni organismo si evolve in tempi relativamente brevi e tra un mutamento e un altro ci sarebbero lunghi periodi di stabilità», p. 7), ma anche una dichiarazione di poetica contenuta in una recente intervista dell’autrice condotta da Gianluca Garrapa, nella quale Greco si appella in modo molto chiaro all’organicità dell’immagine, o anche, si potrebbe dire, all’immagine come organismo. “Stratificazione” e “risonanza”, per usare gli stessi termini impiegati da Alessandra Greco, caratterizzano tale organismo, ben oltre una semplice qualità palinsestuale, come si può leggere ad esempio in questo passaggio: «alcune impronte scompaiono da un’immagine all’altra mentre ne compaiono di nuove / tra luce e luce» (p. 68).

La matrice di questo discorso è tuttavia paradossale, perché il testo intitolato “(nessun tempo)”, in analogia con la sigla che dà il titolo all’intera opera, propone questa complicazione dell’indagine fenomenologica: «apparentemente osservatore e osservato non hanno una reale possibilità di incontrarsi / altrimenti si produrrebbe l‘immagine» (p. 13), e ancora: «l‘esperienza insegna che per differenziarsi da qualcosa bisogna averne percezione» (p. 14). Tutto questo, però, avviene all’interno del sistema limbico, principalmente implicato nell’integrazione della memoria a breve termine, quasi a segnalare, con questo, che il consumo continuo delle immagini che (non) conosciamo e (non) abbiamo conosciuto a partire dall’istituzione della società dello spettacolo debordiana è intrinsecamente legato ad una memoria volatile, fragile e non duratura. Quest’ultima non dev’essere semplicemente censurata, a favore di temporalità più lunghe e di recuperi fantasmatici di durate più confortanti, ma dev’essere prima di tutto accolta, in seno alla dialettica – eminentemente fotografica, come ricorda Alessandra Greco nell’intervista citata – tra flusso e istante. Non si tratta, in ogni caso, di una dialettica perfettamente compiuta – il che avrebbe, con ogni probabilità, effetti altrettanto consolatori – bensì di un processo che trova progressivamente una propria articolazione tra le porte e i corridoi del primo testo e, soprattutto, i successivi per “(settori-nodi)” e “(rami e archi)” che scandiscono ripetutamente la struttura dell’opera. Soglie, giunture e aperture geometriche, in altre parole, rendono manifesta, all’interno della qualità palinsestuale dell’immagine (per altri versi, spesso in relazione con la possibilità di una scrittura asemica, sì, ma della luce), la sua derivazione dalla concezione e pratica cinematografica del montaggio.

alcune impronte scompaiono da un’immagine all’altra
mentre ne compaiono di nuove
tra luce e luce

È all’opera, in altre parole, un processo di continuo smembramento e ricostituzione che recupera e rielabora – eliminandone connotazioni sociali e culturali non più sostenibili, come l’androcentrismo, da una parte, e la centralità ipso facto della lirica, dall’altra – il mito fondativo di Orfeo attraverso la sua trasformazione tecnica e avanguardistica contenuta nella Teoria generale del montaggio di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Più di un semplice effetto Kulešov, basato sull’idea di “stimolo-risposta” nella percezione delle immagini, o di una riproposizione sotto mentite spoglie della psicologia della Gestalt, la teoria moderna del montaggio permette di cogliere il sentimento del tempo, anche quando questo sia applicato a NT, ossia “nessun tempo”. Un sentimento che, mai esplicitato nel corso del libro, non si limita a fungere da convitato di pietra, ma si pone come architettura nascosta dell’intera topologia poetica di Alessandra Greco, fornendo continuo contrappunto a quel campo semantico, di interesse inizialmente fenomenologico, della sensazione che pervade, invece, molte delle sue pagine.

Si potrebbe dire molto altro ancora di un’opera che si presenta, a partire dalla ricca bibliografia, come enciclopedica e al tempo stesso come estremamente dinamica, sperimentando l’inesauribilità dell’immagine e, insieme, quella della parola (di contro alla loro già citata fragilità, e volatilità, nella contemporaneità). Tra sensazione e sentimento, ad esempio, acquista preminenza la dimensione epidermica, secondo un riferimento, esplicitato dall’autrice nella nota finale, alla concezione dell’“io-pelle” di Didier Anzieu – a completare, tra l’altro, la riflessione di matrice fenomenologica citata in apertura – e che, in NT, finisce per delineare una «memoria dei sogni della pelle» (p. 107). Oppure ancora, la dialettica tra identità e alterità che si risolve, specie nella prima parte del libro, nel confronto con l’animale (assurto a singolarità, ma non necessariamente in contrasto con la pluralità degli animots derridiani, da L’animale che dunque sono, del 2006): in un primo tempo si dà attenzione a “struttura”, “forza evolutiva” e “superficie dell’animale connessa alla muta” – titoli di altrettanti testi e “parti” – per poi terminare con questi versi: «l’animale nasce e muore si accende e si spegne» (p. 27), cui segue un’articolata riflessione sulla scrittura, in un confronto dialettico tra versi, sinistra-destra e destra-sinistra, propiziati dal confronto con la scrittura della lingua araba («Si scrive da destra a sinistra partendo dall’estremità. / Si aggiunge il punto sopra alla fine. / Non serve avere un lato largo e l’altro stretto. // Si scrive da destra a sinistra partendo dall’estremità alta in senso anti orario. / Nella scrittura a mano la parte alta è un piccolo cerchio, quasi pieno, che sembra un punto allargato. / Non serve avere un lato largo e l’altro stretto», pp. 27-28) e l’indicazione di una “porta” provvisoriamente finale, «silenziosa e profonda» (p. 28).

Al di là di queste brevi note, quel che resta è però soprattutto il “sentimento di nessun tempo”, intrinsecamente ma mai ingenuamente cinematografico: una caratteristica sottaciuta e insieme potente di NT, che fornisce continua profondità, o meglio continue aperture, nell’esperienza di lettura, alla topologia complessa e seducente tratteggiata nel libro di Alessandra Greco.

 

(Recensione di Lorenzo Mari)

 


Alessandra Greco nasce a Roma nel 1969. Vive e lavora a Firenze. Ha scritto: Del venire avanti nel giorno, Libro Azzurro (Lamantica Edizioni 2019). La memoria dell’acqua Grésil sur l’eau pour faire desronds, silloge finalista al Premio Lorenzo Montano XXVII Edizione (2013), Opera Prima Poesia 2.0 (2014). Press Soundtrack Colonne sonore dalla cronaca, racconti brevi, per i Quaderni di Cantarena (2012), ai quali l’emittente Ryar Web Radio ha dedicato la puntata n° 26 della trasmissione «Scritti Parlanti» condotta da Stefano Ferrara (2013). Rabdomanti (2016), a contributo per il sito Descrizione del Mondo, Installazione collettiva d’immagini, suoni, scritture, a cura di Andrea Inglese. Couplets, Relazioni tra i recinti e l’ebollizione (2016) con le sonorizzazioni di Luca Rizzatello (sound-cloud.com/couplets). La OT Gallery, spazio installativo virtuale, a cura di Giulio Marzaioli, ospita un suo contributo, International Date Line Meridiano 180° (2014), sulla linea del 180° meridiano terrestre. Ha realizzato performance e letture con attenzione al suono e la sua ricerca si è estesa alla fotografia. Ha ideato ed è tra i curatori del festival PartesExtraPartes, microrassegna di musica sperimentale, scritture e arti visive (Firenze, 2018-2019). Suoi testi sono antologizzati in oomph! – contemporary works in translation / a multilingual anthology, vol. 2 (2018), nella traduzione di Marcella Greco, e in Poesia di Strada 1998/2017 (Seri Editore 2018). Sue scritture sono apparse in riviste e lit-blog tra cui “Carteggi Letterari”, “eexxiitt.blogspot.com”, “Nazione Indiana”, “Niederngasse”, “L’Ulisse”, “Versodove”.